Recovery

Pnrr, 17.400 posti a rischio negli asili nido

L’analisi Upb: a dicembre utilizzato solo il 25,2% dei fondi a disposizione

(Adobe Stock)

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Anche dopo il drastico taglio subito nella prima rimodulazione del Pnrr, che ha ridotto da 264.480 a 150.480 i nuovi posti di asili nido da realizzare con i fondi europei, il filone delle strutture per la prima infanzia continua a viaggiare a rilento. E, come anticipato dal Sole 24 Ore del 9 gennaio, potrebbe rientrare nella prossima revisione del Piano da 10-12 miliardi che il Governo ha intenzione di presentare alla Commissione europea entro febbraio.

L’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio

Una conferma arriva dal focus diffuso ieri dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che mette sotto esame lo stato di attuazione del piano asili nido (Missione 4 Componente 1, Investimento 1.1) di competenza del ministero dell’Istruzione sulla base dei dati ufficiali della piattaforma ReGis, integrati però con le stime fondate sui decreti di assegnazione e sugli altri atti amministrativi per coprire i buchi informativi ancora presenti nel cervellone telematico del ministero dell’Economia che prova a monitorare l’avanzamento di ogni singolo progetto del Pnrr.

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Usato il 25,2% dei 3,24 miliardi destinati ai nidi

Al 9 dicembre scorso risultava utilizzato il 25,2% dei 3,24 miliardi che il Recovery rimodulato destina agli asili nido. Sempre secondo il censimento telematico di Via XX Settembre risultano attivi 3.199 progetti, che poggiano però in parte anche su risorse alternative a quelle europee, in quanto usciti dall’orizzonte del Piano con la prima riscrittura. Poco più di 2.240 progetti sono nella fase di esecuzione, mentre sono circa 420 le iniziative che la hanno completata arrivando all’appuntamento con collaudi e verifiche. Solo 88, infine, sono gli investimenti conclusi del tutto.

Nel 2024-2025 si dovrebbero spendere 2,4 miliardi

Come sempre, però, è il dato della spesa a tracciare le indicazioni più chiare sulle sfide poste da un calendario sempre più stretto. Secondo il cronoprogramma finanziario, a fine 2024 il contatore della spesa avrebbe dovuto raggiungere 1,7 miliardi, ma ReGis riportava pagamenti per circa la metà, 816,7 milioni. «I restanti 2,4 miliardi – si legge nel focus dell’Upb – dovrebbero dunque ricadere nel prossimo biennio», ribadendo anche in questo ambito l’enorme accelerazione che le uscite effettive del Pnrr dovrebbero registrare per centrare l’obiettivo del 2026.

Quattro scenari, il più probabile stima l’addio a 17.400 posti

Poste queste premesse, i tecnici dell’autorità parlamentare sui conti pubblici elaborano quattro scenari per stimare dove si potrebbe effettivamente arrivare alla scadenza oggi fissata per il Piano. Secondo l’ipotesi più probabile, il cantiere si fermerebbe a 17.400 posti sotto l’obiettivo. Al di là della stima puntuale delle realizzazioni possibili, i calcoli Upb misurano l’esigenza di un ripensamento del target per evitare incognite nelle verifiche finali.

Penalizzati piccoli Comuni e aree interne

Al termine dei lavori, secondo le proiezioni dell’authority, l’obiettivo generale di coesione tra le regioni del Nord e il Mezzogiorno sarebbe parzialmente raggiunto, perché il 54,2% delle risorse è assegnato al Sud superando abbondantemente la clausola del 40 per cento. Le distanze generali si ridurrebbero, quindi, ma resterebbero molto ampi i dislivelli tra i servizi all’interno dei singoli territori, in una geografia che penalizza aree interne e piccoli Comuni. In Sardegna, per fare solo un esempio, in molti Comuni costieri si raggiungerebbe una copertura del 45%, o anche superiore, ma nell’entroterra sono molti gli enti in cui l’offerta rimarrebbe ancorata a quota zero. «Complessivamente – conclude lo studio – la realizzazione degli interventi del Pnrr ridurrebbe i divari tra le Regioni ma aumenterebbe quelli al loro interno».

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