Aree interne

Pnrr e fondi strutturali per territori a rischio spopolamento

di Fiorella Lavorgna

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(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Il Ministro delle infrastrutture e mobilità sostenibili Enrico Giovannini e Ministro per il sud Mara Carfagna sono intervenuti il 27 maggio durante il terzo forum delle aree interne di Benevento promosso da Unipace e dai Vescovi per le aree interne. Queste zone ad alto rischio invecchiamento e spopolamento sono oggetti di una strategia del governo per contrastare queste tendenze. Attualmente esistono 72 aree interne, 43 sono in via di approvazione da parte del Governo. L’obiettivo prioritario è quello di ridurre le disuguaglianze tra cittadini e garantire agli abitanti dei comuni isolati accesso ai servizi pubblici. Gli interventi per le aree interne necessitano certamente di fondi, ma anche di un approccio coordinato e sistematico essendo coinvolti molteplici settori economici, dai trasporti, alla sanità fino alla digitalizzazione. Infine, sarà cruciale la capacità degli attori locali di fare rete tra di loro.

Giovannini, «ora tocca alle Regioni»

“È arrivato il momento di dire che per le aree interne non ci sono solo i fondi del Pnrr, ma anche i fondi strutturali 2021-2027”, così il Ministro Giovannini ha invitato gli amministratori locali a giocare la partita complementare a quella del Pnrr, ribadendo che dopo l’azione di Governo, ora tocca alle regioni che ripartire i circa 50 miliardi fondo sviluppo e coesione e gli 80 miliardi di fondi strutturali. Ha poi lanciato un monito: “Che a nessuno venga in mente di tirare fuori adesso i progetti già bocciati con il Pnrr”. Il metodo del NextGenerationEu, grazie ad una direttiva del Governo Draghi che impone il rispetto dei 17 obiettivi di sostenibilità dell’agenda dell’Onu per il 2030, verrà applicato anche ai Fondi strutturali. In particolare il DNHS – acronimo di do not significant harm – “non provocare un significativo danno all’ambiente”. L’incontro è stato promosso dai Vescovi delle aree interne, e davanti a questa audience, il Ministro da una parte ha cercato di tranquillizzare gli scettici della transizione ecologica, ribadendo che la resilienza non ha niente a che vedere con uno stile di vita pauperista. “Sostenibilità non ha niente a che fare con la decrescita felice” – e poi ha aggiunto - “mi sorprende come gli altri paesi europei facciano riferimento senza induci ai principi ambientalisti espressi da Papa Francesco nelle sue encicliche”. Il Ministro ha infine ricordato la modifica della Costituzione avvenuta a febbraio che ha introdotto la tutela dell’ambiente accanto quella del paesaggio, e il principio di giustizia generazionale. Grazie a questa modifica non sarà più così semplice bloccare la costruzione di un impianto eolico, poiché la tutela del paesaggio dovrà essere valutata tenendo conto anche dei potenziali benefici sull’ambiente di un progetto. E allo stesso tempo, i cittadini potranno adire la Corte costituzionale qualora riscontrassero politiche o leggi in contrasto con la tutela dell’ambiente.

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Carfagna, «340 milioni di euro sbloccati per le aree interne»

“Abbiamo sbloccato oltre 340 milioni di euro, fra risorse nazionali ed europee, e quindi messo a terra tutte le risorse economiche destinate alla Strategia”. Il Ministro Carfagna ha concluso l’incontro di Benevento annunciando lo sblocco di risorse per i cantieri delle aree interne e la volontà di allargare la platea dei comuni destinatari della strategia aggiungendone 42 alle 72 già istituite. Il principio è quello di usare queste risorse per ridurre le disuguaglianze e fare un percorso di convergenza. Per farlo il Ministero ha lavorato per rompere il vincolo della spesa storica, bilanciandolo con quello della tutela dell’accesso ai servizi pubblici.

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