Polonia, Ungheria e la fragilità dell’Europa
di Sergio Fabbrini
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Nella conferenza stampa del 10 dicembre, Christine Lagarde (presidente della Banca centrale europea) ha chiarito come stanno le cose. Nell'Eurozona, si prevede un calo del Pil del 7,3% nel 2020, con una ripresa stimata del 3,9% nel 2021, del 4,2% nel 2022 e del 2,1% nel 2023. Nello stesso giorno, Angela Merkel, parlando al Bundestag (la Camera bassa del legislativo tedesco), ha detto che i primi mesi dell'anno prossimo potrebbero registrare un peggioramento rispetto agli ultimi mesi del 2020.
In un contesto così minaccioso, le Conclusioni del Consiglio europeo del 10-11 dicembre scorsi dimostrano come l'Unione europea (Ue) disponga della forza per affrontare una crisi che nessun Paese potrebbe affrontare da solo. Chi pensa che fuori dall'Ue si starebbe meglio, dovrebbe contare fino a dieci prima di parlare. Quelle Conclusioni, tuttavia, hanno portato alla luce anche la debolezza dell'Ue. Vale la pena di discutere i due aspetti partitamente.
Cominciamo dalla forza. Nella riunione dell'11-12 dicembre, i 27 capi di Governo degli Stati membri dell’Unione europea sono riusciti a raggiungere un accordo cruciale per avviare la risposta agli effetti devastanti della pandemia.
Grazie alla mediazione della cancelliera Angela Merkel (capo del Governo del Paese, la Germania, che detiene la presidenza semestrale del Consiglio dell'Ue fino al 31 dicembre prossimo), i premier della Polonia (Mateusz Morawiecki) e dell'Ungheria (Viktor Orban) hanno rinunciato ad opporre il loro veto all'approvazione della decisione sulle risorse proprie che consente di alzare il bilancio europeo dall'1,2% al 2% del Pil europeo.
Quella decisione, che deve essere presa all'unanimità (degli Stati membri e dei loro Parlamenti nazionali), consente di acquisire le risorse necessarie per finanziare il nuovo programma post pandemico di Next Generation Ue (Ng-Eu) di 750 miliardi, programma a sua volta collegato al Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2021-2027 consistente in 1.074,3 miliardi. Senza più il veto al bilancio, gli Stati membri possono accelerare i processi decisionali interni per definire la strategia e i progetti dei Piani nazionali di ripresa e resilienza con cui utilizzare le risorse ad essi assegnate. Una grande notizia per l'Italia, il Paese più colpito dalla pandemia ma anche quello che disporrà dei finanziamenti più consistenti provenienti da Ng-Eu, cui andranno poi aggiunti i fondi derivanti dal Qfp, oltre quelli provenienti dai programmi speciali (come il Sostegno temporaneo per contrastare la disoccupazione, Sure, i finanziamenti della Banca europea degli Investimenti, per non parlare del Mes sanitario). Si tratta di un volume di risorse senza precedenti, da investire a favore della prossima generazione di italiani.

