Infrastrutture

Ponte sullo Stretto, il vero scoglio sarà il test ambientale della commissione Via

L’organo che avrà 90 giorni di tempo per esaminare l’opera scadrà il 24 maggio. Nodo sulle norme tecniche. Il sismologo Barocci: «Adeguamenti importanti». L’ingegnere Cosenza: «Opera modello»

di Flavia Landolfi

Ponte Stretto, Ciucci "Dopo il via, i lavori non si fermeranno"

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Mentre infuria la polemica a botte di esposti e di accuse incrociate, sul Ponte sullo Stretto si addensano altre nubi. La questione suona così: la Commissione Via Vas nominata dal ministero dell’Ambiente nel 2020 e che dovrà dare uno dei pareri più attesi all’opera di collegamento tra Sicilia e Calabria scade in pieno esame del progetto. E dal momento che i motori sul Ponte sono accesi a tutto gas il suo rinnovo rischia di creare più di uno stop nell’intenso e veloce cronoprogramma burocratico puntato come un razzo sull’apertura del cantiere durante l’estate e forse, come in molti auspicano, prima delle elezioni europee.

La questione Via

L’operazione con il turbo non sarà semplice, ora c’è da affrontare l’esame della Conferenza dei servizi, prima di quella del Cipess. Ma nell’iter autorizzativo spunta il nodo della Commissione Via Vas, la prima, quella che esamina tutti i progetti “ordinari” (ce ne è una seconda che è invece destinata esclusivamente alle procedure semplificate dei progetti Pnrr: entrambe sono presiedute dal consigliere Massimiliano Atelli che è anche capo di gabientto del ministro dello Sport Abodi). Il calendario segna in rosso la data del 24 maggio, quando la prima Commissione cesserà le sue funzioni. E nei corridoi non si parla di un rinnovo, visto che il primo marzo il ministero dell’Ambiente ha pubblicato sul suo sito la manifestazione di interesse per il rinnovo dei 70 componenti. A rendere più spinosa la questione c’è la tempistica fissata dalla legislazione ad hoc costruita intorno al recupero del progetto del 2011: per la valutazione di impatto ambientale si procederà a un riavvio dell’istanza con scadenza a 90 giorni, visto che parte del progetto era già stato esaminato nel 2011 prima che il Ponte venisse cancellato con un segno di penna dal governo Monti. Ma stando al calendario i nuovi componenti si ritroveranno con una manciata di giorni utili per esaminare da capo carte e documenti che sebbene asciugate di quelle già validate in passato resta comunque un’impresa titanica.

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La relazione del Comitato scientifico

Ma sarà poi così? La Commissione dovrà occuparsi solo delle parti del progetto non ancora esaminate lasciando perdere quelli già sottoposti a esame? A leggere le ultime pagine del Parere sulla relazione del progettista elaborata dal Comitato scientifico di Stretto di Messina guidato da Alberto Prestininzi, docente a La Sapienza di Roma, si apre la questione anche su cosa dovrà andare al vaglio della Via. Nel documento si fa riferimento alla «prescrizione di legge secondo cui la rinnovazione della procedura di Via debba essere circoscritta ai contenuti progettuali interessati dalle prescrizioni da sviluppare nel progetto esecutivo e illustrati nella relazione progettuale e ai contenuti progettuali che sono stati valutati o sono stati oggetto di valutazioni negative nel procedimento attivato sul progetto definitivo, i cui effetti sono fatti salvi». Ma Il contraente generale (la società Eurolink con capofila Webuild) «ritiene comunque che lo Sia (schema di impatto ambientale) debba superare tale limitazione (...) per consentire una valutazione anche delle parti già valutate ambientalmente compatibili nell’ambito della precedente valutazione espletata sul Pd». E quindi quelle del 2011 e del 2012. Se così fosse, se cioè si propendesse per una valutazione sull’intero progetto e non solo sulle parti non ancora esaminate, il rischio di andare lunghi con i tempi sarebbe concreto.

Le osservazioni del Comitato

Sono 68. E vanno dai test sismici, ai materiali, alla stabilità al vento. Ma c’è un aspetto che preoccupa gli osservatori più di altri. Ed è contenuto in un decreto ministeriale del 9 marzo scorso e passato sotto silenzio. Il provvedimento di fatto apre un ombrello di altri due anni, oltre ai 5 già previsti, che consente di applicare le vecchie norme tecniche 2008 «per i i contratti pubblici di lavori già affidati, nonché per i progetti definitivi o esecutivi già affidati prima della data di entrata in vigore delle norme tecniche per le costruzioni». Ponte incluso. Anzi, i più maliziosi suggeriscono che questa norma sia stata cucita addosso al Ponte, visto che il progetto risale al 2011 e un adeguamento alle norme tecniche del 2018 richiederebbe uno sforzo (e tempi) molto più poderosi. Eppure la relazione del Comitato tecnico - che non è vincolante - parla di adeguamento alle norme tecniche del 2018, come è ovvio che sia, visto che sono quelle più aggiornate sul fronte dell’efficienza e della tecnologia.

Gli esperti

Il Comitato ha espresso parere positivo ma a condizione che le 68 raccomandazioni vengano recepite nel progetto esecutivo. Su queste nei giorni scorsi è esplosa la polemica politica tra il deputato Angelo Bonelli e il ministro Salvini. Bonelli ha accusato il titolare di Porta Pia di insistere su un progetto in modo «spregiudicato». Nella diatriba è intervenuto anche Pietro Ciucci, ad di Stretto di Messina, concessionaria dell’opera. Oggetto della diatriba, le osservazioni del Comitato, appunto.

Tra queste ci sono le valutazioni sulla tenuta del Ponte in caso di terremoto. «È un aspetto molto delicato sul quale il Comitato scientifico torna più di una volta nel documento - spiega Andrea Barocci, presidente di Isi (Ingegneria sismica italiana) -. Sul progetto esecutivo del Ponte sullo Stretto di Messina non vanno fatte verifiche ordinarie, ma al contrario vanno fatte simulazioni tenendo conto di quelli che vengono chiamati gli spettri che sono effettivamente le azioni sismiche che potrebbero arrivare». Un’attezione dettata dal fatto «che, come dice il Comitato, gli spettri utilizzati per le simulazioni di progetto sono fermi al 2004». Barocci precisa che l’ingengeria sismica e la sismologia si sono svilupati moltissimo negli ultimi anni in particolare dopo il terremoto dell’Aquila «che ha fatto da spartiacque». Senza contare che «la sismologia dell’area si basa su uno dei terremoti più forti registrati in Italia che è quello del 1908 ma proprio per questo carente di documentazione spendibile tecnicamente. Per questo il Comitato suggerisce di utilizzare modelli di terremoto analoghi avvenuti in altri luoghi ma in tempi recenti».

Barocci elenca poi un’alltra serie di osservazioni formulate dal pool di esperti. Tra questi «l'acciaio che è stato utilizzato è un acciaio che viene utilizzato nelle costruzion ordinarie» e di qui il suggerimento di «utilizzare gli acciai molto più performanti che si trovano adesso sul mercato». Ma anche «la valutazione della sicurezza degli impianti in caso di terremoto, in particolare quello elettrico che è necessario sia per la sicurezza stradale e ferroviaria che per i sistemi di protezione attiva dal terremoto».

Per Edoardo Cosenza, consigliere nazionale degli ingegneri a capo del gruppo di lavoro tecnico sul Ponte per il Cni si tratta di «un’opera modello, finalmente anche in Italia si usa l’impalcato Messina type». Il tecnico che è anche assessore alle Infrastrutture del Comune di Napoli parla di «un progetto definitivo che è datato ma era molto robusto già all'epoca e usufruisce dell'esperienza di tanti che nel mondo già stanno usando le tecnologie ipotizzate all'epoca». Si tratta dell’«impalcato Messina già usato in altri luoghi del mondo tra cui anche nel ponte attualmente più lungo del mondo, quello sullo stretto dei Dardanelli». Nessuna preoccupazione? «No, assolutamente - aggiunge -. I rilievi del Comitato si riferiscono ad aggiornamenti di un progetto che risale ad anni passati. Tutto qui».


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