Pratica collaborativa, come risolvere i conflitti in modo veloce e duraturo
.
di Michelangelo Bonessa
3' min read
3' min read
Un approccio interdisciplinare alle diatribe legali. Che si tratti di conflitti famigliari, aziendali, commerciali, condominiali o contrattuali, la Pratica Collaborativa sta iniziando a espandersi anche in Lombardia in ambiti sempre più vasti: per dirimere le questioni legali vengono coinvolti professionisti di diversi settori, tra cui avvocati, facilitatori della comunicazione, esperti finanziari e commercialisti per ottenere un accordo che rispetti le esigenze di tutte le parti coinvolte.
Come spiega l’avvocato Armando Cecatiello, esperto in diritto familiare e tutela dei minori, la Pratica Collaborativa «non solo affronta le questioni economiche ma anche quelle relazionali, permettendo soluzioni durature e costruttive». Anche perché questa metodologia aiuta anche a «costruire un quadro completo della situazione economica e finanziaria, offrendo soluzioni che garantiscono sostenibilità e rispetto reciproco», sottolinea Barbara Arbini, commercialista specializzata nella Pratica Collaborativa.
In Lombardia, la richiesta di giustizia alternativa è in forte crescita. Nel 2023, i professionisti, membri dell’International Academy of Collaborative Professionals - IACP, hanno gestito complessivamente 14 casi collaborativi, suddivisi in sette casi di separazione, divorzio, affidamento minori, due passaggi generazionali, due cause tra soci di aziende, un caso tra titolare e dipendente, due divorzi internazionali, e tre cause di successioni ereditarie
La maggior percentuale in ambito di diatribe famigliari è causata anche dal fatto che questo metodo è nato proprio in quel contesto. E, secondo l’Istat, oggi in Lombardia e nelle regioni del Nord Italia c’è anche una propensione alla scelta di vie alternative al procedimento giudiziario: la propensione a ricorrere agli accordi extragiudiziali di divorzio è diffusa soprattutto dal Piemonte al Veneto, ma con alcune differenze per tipologia. La procedura ex art.12 (direttamente presso lo Stato Civile) è più presente nel Nord-est (28,9%), seguita dal Nord-ovest (27,1%).
Questa fattispecie è una delle due introdotte dal Decreto legge 132/2014 per chi intenda separarsi o divorziare consensualmente, in alternativa alla tradizionale ratifica da parte del giudice, sono: la convenzione di negoziazione assistita da almeno un avvocato per parte (ex art. 6); l’accordo innanzi all’Ufficiale di Stato Civile in assenza di patti di trasferimento patrimoniale e di figli minori, di figli maggiorenni incapaci/portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti (ex art. 12).
