Prezzo dell’uva, patto di filiera per dare più valore al vino
Per gli esperti è necessario rilanciare le produzioni investendo sulla sostenibilità, soprattutto sociale ed ambientale
di Vera Viola
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I colpi di oidio e peronospera dell’estate 2023 ancora si sentono avendo fortemente ridotto la produzione di uva e di vino in Campania; il cambiamento climatico è ormai un dato di fatto e le certificazioni di qualità e indicazioni geografiche, per quanto importanti, non sono più sufficienti. I produttori di vino in Campania sono più o meno consapevoli di tutto ciò e cercano soluzioni.
Un segno positivo dei tempi è nel coordinamento creato tra i diversi Consorzi di tutela vini della regione alla cui guida è stato nominato nel ruolo di coordinatore, Nicola Matarazzo, economista, direttore del Consorzio Tutela Vini Sannio. «Il calo della produzione – spiega – è sensibile, ma è stato avvertito soprattutto nelle aree interne dell’Irpinia e del Sannio, quelle che oggi hanno una maggiore superficie a vite». Il sopraggiungere delle criticità induce a ripensamenti e ad analisi che possono rivelarsi anche molto proficui. Matarazzo elenca quindi le criticità su cui i Consorzi stanno lavorando.
Il primo punto riguarda produzione e valore dell’uva. «Dei 40 milioni di ettolitri prodotti in Italia, la Campania produce meno di uno, con una superficie di poco più di 20mila ettari di cui la metà a Ig». Si pensi che nella regione si consuma il doppio di quanto si produce. In altre parole, un maggior consumo di vini locali sarebbe un primo passo da compiere, anche per sfruttare le economie di una distribuzione di prossimità e attutire il colpo di danni alle colture causati da un clima profondamente cambiato.
Ma come spingere a produrre maggior valore per l’intera filiera? Qui Matarazzo è chiaro: «È necessario rivedere il rapporto tra agricoltore e trasformatore e concordare condizioni per garantire un reddito equo ai vignaioli. Poi accrescere identità, autenticità e reputazione delle Indicazioni geografiche». Continua: «Solo con un patto tra le categorie della catena del valore – per l’esperto – è possibile incrementare il valore dei vini». In altre parole, se la qualità è riconosciuta, per fare meglio si deve puntare su sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Esempi di cooperazione virtuosa non mancano. La cooperativa La Guardiense, che ha appena compiuto 63 anni di attività, ha condiviso con i suoi soci un progetto “I mille per” fissando un prezzo con premialità a cui corrisponde un disciplinare di qualità: una spinta a fare meglio e una giusta ricompensa. La Guardiense è una delle maggiori coop vitivinicole del Mezzogiorno, con mille soci, 1.500 ettari di terreno a vite, e un indotto fatto anche di enoturismo sostenibile. con circa 3mila lavoratori (tra cooperative e soci) più l’indotto. La Guardiense, come le coop Solopaca e Cecas sono esempi virtuosi di una aggregazione che permette di migliorare prodotti e gestione aziendale. In totale rappresentano il 30% della produzione della Campania. Ma prevale il modello della piccola o piccolissima impresa.

