L’iniziativa

Primi passi per una filiera italiana della Beccs

Lavori in corso per una filiera 100% made in Italy della bioenergia prodotta attraverso lo stoccaggio e la cattura di anidride carbonica con la consulenza strategica di Bcg

di Chiara Bussi

(Adobe Stock)

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Lavori in corso per una filiera tutta italiana della bioenergia prodotta attraverso la cattura e lo stoccaggio di anidride carbonica. Per fare del nostro Paese un centro di eccellenza in Europa e nel mondo, con un salto tecnologico significativo e un passo avanti nella lotta contro il cambiamento climatico.

Il nome in codice è Beccs (Bioenergy with carbon capture and storage). «Consiste nella cattura della CO2 biogenica derivata dalla trasformazione del biogas in biometano», spiegano Ferrante Benvenuti, partner di Bcg, e Giulia Viganò, project leader di Bcg. La società cura la consulenza strategica del progetto. «Il biogas, che deriva dalla digestione anaerobica di scarti vegetali e animali (ad esempio i liquami) - aggiungono - viene poi filtrato attraverso delle membrane per diventare metano. In questo processo, la CO2 viene rilasciata nell’atmosfera e, essendo di origine biogenica, ha un impatto neutro. La Beccs non solo consente di generare energia rinnovabile ma, tramite la cattura della CO2 biogenica generata dal processo, crea un impatto di emissioni nette negative, poiché rimuove anidride carbonica dall’atmosfera». La bioenergia prodotta nella prima fase del processo può essere utilizzata in diversi settori, tra cui la produzione di energia elettrica, nei processi industriali (in sostituzione del metano) e nel settore dei trasporti (biocarburanti).

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«Attualmente - sottolineano Benvenuti e Viganò - è stato realizzato uno studio di fattibilità sia tecnica sia economica. Qualora venga confermata la possibilità di realizzare il progetto, l’orizzonte temporale è di 4-5 anni». E citano tra gli attori in gioco i produttori di biogas – biometano in Italia, le aziende che raccolgono il materiale biogenico (scarti agricoli) e lo usano per produrre biogas che poi purificano in biometano. Ogni azienda è proprietaria di uno o più impianti di biometano, che attualmente sono localizzati nel Nord Italia e producono singolarmente dalle 4mila alle 6mila tonnellate di CO2 all’anno. Tra questi Edison e Bonifiche Ferraresi. Non solo.

Il progetto riguarda i fornitori di tecnologia e impianti per liquefare la CO: parte del progetto è Tecno Project Industriale (Tpi), società del gruppo Siad specializzata nell’engineering dei processi e degli impianti per la cattura e il recupero della CO2, nelle soluzioni di upgrading del biogas e di sistemi di liquefazione del biometano. Ma anche i fornitori del servizio di stoccaggio della CO offshore: in questo caso la joint venture di Eni con Snam. E infine gli attori coinvolti nel processo di ricerca della modalità per generare il credito di rimozione della CO (carbon credit), certificarlo e utilizzarlo per ridurre le proprie emissioni oppure venderlo a terzi con lo stesso obbiettivo, come ad esempio Duferco Energia.

Dato l’alto carattere innovativo della tecnologia sono ancora poche le iniziative di questo tipo in Europa e, a parte l’Italia, tutte in Paesi scandinavi. Qualche esempio? Il Beccs Stockholm Project in Svezia o i danesi Ørsted Beccs Project e BioCirc. «Il nostro progetto - concludono Benvenuti e Viganò - si distingue per essere estremamente innovativo in questo contesto. Insieme a BioCirc, siamo tra i pionieri che sfruttano il potenziale del biometano per produrre Beccs, contribuendo in modo significativo alla transizione ecologica».

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