I dati

Produzione giù da 22 mesi ma mini recupero a novembre

L’auto (-37%) zavorra le medie, male robot e metallurgia. Segnali positivi per alimentari e farmaci. In 11 mesi calo complessivo del 3,2%

di Luca Orlando

La manifattura italiana è in flessione dal febbraio del 2023 (Photo by BILL PUGLIANO / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

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Qualche luce, molte ombre. Se da un lato i dati Istat di novembre presentano per la produzione industriale il secondo progresso mensile consecutivo, si conferma però il trend negativo nel dato annuo, ormai in discesa da 22 mesi consecutivi, 714 giorni, prendendo come riferimento l’inizio di febbraio del 2023.

Il mini-rimbalzo mensile, una crescita dello 0,3% che in realtà scende ad un solo decimale per la manifattura, si confronta infatti con un calo annuo dell’1,5%, in cui i punti di caduta principali sono nell’area dei mezzi di trasporto (-13,8%) e dei macchinari (-6,2%).

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Rispetto ai mesi precedenti tra i settori c’è tuttavia qualche segnale di recupero in più, visibile ad esempio tra alimentari e farmaceutica, mobili e piastrelle, navi ed aerei (entrambi in crescita a doppia cifra), elettronica e carta. Con il risultato di limitare la frenata annua media, dimezzandola rispetto ai mesi precedenti e portandola ai livelli più bassi da fine 2023.

Sempre di calo, tuttavia, trattasi. Con l’epicentro della crisi ancora una volta rappresentato dall’auto, giù del 37,5%, esito scontato del massiccio ricorso alla Cassa integrazione da parte di Stellantis. Nelle stime di Anfia in 11 mesi la produzione di vetture è stata pari a 295mila unità, in calo del 42%, del 50% a novembre. Per trovare numeri inferiori si deve tornare quasi di mezzo secolo, al lontano 1956, quando si produssero 280mila vetture. Che tuttavia rappresentavano un balzo del 21% rispetto all’anno precedente.

Tra le centinaia di categorie analizzate dall’Istat, solo i fertilizzanti (-38%) fanno peggio dell’auto, anche se i dolori dell’industria vanne ben oltre. Con cali diffusi per acciaio o fonderie, mezzi agricoli e ingranaggi, calzature e prodotti in pelle. Male anche l’area dei macchinari, con alcune categorie di macchine utensili in discesa produttiva del 30%, quasi un terzo dei volumi in meno rispetto al 2023.

Se i dati di novembre non sono brillanti, hanno però almeno l’effetto di sfumare in parte il “rosso” del 2024, un calo che in 11 mesi ora è limato al 3,2%, comunque peggio rispetto ai due punti di riduzione sperimentati nel 2023.

Tra le differenze, per la nostra manifattura, vi è oggi il freno aggiuntivo in arrivo dalla Germania, primo mercato di sbocco delle nostre merci che continua ad inviare segnali per lo più negativi.

Anche se la produzione di novembre rispetto al mese precedente è in crescita oltre le attese, su base annua c’è però un calo del 2,8%, così come in frenata nel dato tendenziale è l’export di Berlino. E in discesa sono anche le nostre vendite nel mercato tedesco: se i dati nazionali del made in Italy a novembre hanno riservato una sorpresa positiva invertendo il trend (+0,9%), va detto che in 11 mesi il calo verso Berlino vale tre miliardi (che si aggiungono ai 2,7 già persi nel 2023), con riduzioni diffuse a più settori.

A pesare nel rallentamento tedesco è anche il settore auto (non solo, perché la gelata colpisce soprattutto l’edilizia e il suo ampio indotto), che a dicembre in termini di produzione vanifica il ridotto progresso dei periodi precedenti. La caduta del mese (-10%) azzera infatti la crescita produttiva 2024, con volumi che si attestano a 4,1 milioni di vetture, come nel 2023: si tratta comunque di 13 volte la produzione italiana.

Scorrendo la sequenza di indicatori, in Italia si trovano limitati spazi di conforto, anche in termini qualitativi. La fiducia delle imprese manifatturiere torna infatti a scendere a dicembre riportandosi sui minimi da 4 anni: solo nel periodo Covid, novembre del 2020, si trovano dati peggiori. Clima cupo indotto in particolare dalle prospettive di mercato, che restano deboli. Come testimoniato da quel 25% di aziende (anche in questo caso il top dal periodo Covid) che vede nella debolezza della domanda il principale ostacolo a produrre.

Momento delicato per l’industria anche sul fronte degli investimenti, che arretrano. Incertezza geopolitica, debolezza dei mercati, tassi di interesse ancora non rientrati dai picchi passati e impasse di Transizione 5.0 producono come risultato (società non finanziarie, investimenti fissi lordi registrati dall’Istat) una discesa di oltre un punto nel terzo trimestre rispetto al periodo precedente, che diventa -3% nel confronto annuo: nel bilancio dei primi nove mesi la riduzione è del 2,2%.

Le nuove modifiche a Transizione 5.0 inserite nella Legge di bilancio potranno forse migliorare le prospettive nei prossimi mesi, anche se ad oggi il quadro resta desolante, con il portale Gse ad indicare 280 milioni di risorse prenotate e 5,9 miliardi ancora disponibili, per un utilizzo di crediti di imposta inferiore al 5% e una scadenza che al momento resta fissata per fine 2025.

Impasse visibile nei numeri della meccanica strumentale, che per il 2024 vede proprio nel mercato interno la zavorra principale, un calo di oltre cinque miliardi nelle stime di Federmacchine, frenata del 17,4%. Consumo nazionale di impianti che scende così a 25,2 miliardi, tornando al di sotto dei livelli del 2019. Freno che va a ridimensionare le stime globali del settore, che se lo scorso giugno puntava a sfiorare i 55 miliardi di produzione, nelle indicazioni di fine anno vede una discesa secca poco oltre quota 52, un calo vicino all’8%.

Discesa che se risparmia il comparto anticiclico per eccellenza, il packaging diretto ai settori Food e Farma (per Ucima il 2024 si chiude a +3,5% a 9,5 miliardi), va però a colpire in modo pesante l’area delle macchine utensili, che vede nell’auto uno dei principali mercati di sbocco. Per una produzione di robot che lo scorso anno ha fatto segnare un calo superiore all’11%.

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