Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
di Francesca Barbieri
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Professioni ad alta qualifica, tecniche, in ambito Stem. Flessibilità di orario e di luogo di lavoro. Sono questi i “tratti” che stanno sempre più prendendo forma nella carta d’identità delle lavoratrici italiane che, nonostante i notevoli progressi registrati nei decenni scorsi, continuano ad essere occupate in percentuale minore rispetto agli uomini (51,4% contro 69,5%), con stipendi più bassi e con una minor frequenza di incarichi dirigenziali.
L’Italia, secondo il Global gender gap index 2022, si colloca al 63° posto al mondo e al 14° posto in Europa per parità di genere, con un punteggio del Gender equality index dell’Eige (European institute for gender equality) inferiore alla media europea, che vede in testa alla classifica Islanda, Finlandia e Norvegia.
Ma qualcosa si muove. Secondo lo studio predittivo condotto dalla società di consulenza EY con ManpowerGroup e Sànoma Italia all’interno dell’Osservatorio “Il Futuro delle Competenze” c’è una forte polarizzazione della domanda di lavoro, in cui si amplifica la dicotomia tra professioni previste in crescita (54% contro 37,5% nel 2021) e quelle che invece si stimano in decrescita (26% contro 47,75% nell’anno precedente).
In questo scenario, in un’ottica di medio periodo, le maggiori opportunità di lavoro si concentreranno nelle professioni ad alta qualifica, a discapito di quelle a media e bassa, rovesciando il trend che voleva, in Italia, un aumento più marcato dei lavori manuali.
Tra le professioni la cui domanda è prevista in crescita non ci sono solo profili con competenze puramente tecniche e tecnologiche, ma anche figure in grado di capire e raccontare la tecnologia e il suo utilizzo, finalizzate, ad esempio, alla trasmissione della conoscenza e all’insegnamento, alla produzione di contenuti e all’utilizzo della tecnologia ai fini di collaborazione e di design di esperienze.