A Milano

Protocollo della legalità per la logistica a rilento: dopo 6 mesi banche dati ancora inutilizzabili

Pochi ancora i dati inseriti nella piattaforma relativi alle posizioni contrattuali, organizzative, fiscali e contributive delle aziende

di Sara Monaci

Nonostante le difficoltà il progetto viene ancora ritenuto utile dal mondo cooperativo: lo scopo è di fornire al più presto un’ampia documentazione ai committenti

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Comincia a dare i primi - timidi - risultati l’accordo sulla legalità nel mondo della logistica milanese sottoscritto a luglio da prefettura di Milano, Regione Lombardia, Città metropolitana di Milano, associazioni datoriali più rappresentative della filiera logistica-trasporti-distribuzione, principali sigle sindacali e Politecnico di Milano (e aperto ad altre adesioni, come viene sottolineato nello stesso documento). Ma sono ancora troppo pochi per avere una reale efficacia: la banca dati viene alimentata con molta lentezza, e al momento non è ancora nei fatti utilizzabile.

La scarsa partecipazione

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Finora il mondo cooperativo ha fornito meno di 90 profili di società, con tutti i dati tecnici necessari, di cui circa 80 messi a disposizione dal mondo delle associate a Lega Coop. Troppo pochi, visto che per avere una qualche utilità bisognerebbe arrivare a “schedare” almeno 500 realtà, considerando che sul territorio milanese ce ne sono un migliaio.

Inoltre c’è anche un problema tecnico: la piattaforma del Politecnico di Milano è in questo momento ferma, come emerso nell’ultimo incontro di metà gennaio. Deve essere implementata, o comunque in questo momento non è in grado di elaborare il materiale.

Il settore della logistica è centrale nell’economia italiana e la Lombardia è al primo posto tra le regioni d’elezione del settore, con un indotto di 35 miliardi di euro (2% del Pil del Paese), 28.718 imprese, 232.375 addetti e 400 milioni di merci movimentate. Si tratta di un settore importante quanto scivoloso: tante le inchieste che hanno messo a nudo un contestesto caratterizzato da frequenti episodi di evasioen fiscale e caporalato.

Le inchieste che proseguono

Al momento sono 13 le società già oggetto di indagine, a cui vengono principalmente contestate l’evasione dell’Iva e il mancato pagamento dei contributi ai lavoratori. Gli inquirenti proseguiranno nelle loro attività e il numero delle imprese nel mirino della Guardia di finanza è destinato a salire.

Le buone intenzioni di mappare il mondo della logistica, arginando quanto più possibile il sottobosco di illegalità, non si sono però ancora tradotte in fatti. Tuttavia gli incontri proseguono e l’esperimento viene ancora ritenuto interessante dal mondo cooperativo, che spera di fornire una documentazione ampia consultabile anche e soprattutto dai committenti.

L’accordo parla di assicurare la «piena trasparenza» assicurando «coni di visibilità tanto delle informazioni concernenti i partner commerciali quanto delle modalità concrete di esecuzione dei singoli contratti di appalto e subappalto».

Al contempo l’obiettivo è promuovere «forme di responsabilizzazione delle imprese». Viene dunque alimentata una piattaforma con tutta una serie di informazioni che vanno dalla struttura dirigenziale alla regolarità contributiva e fiscale fino allo stato effettivo dei rapporti di lavoro e agli accordi di secondo livello.

L’accordo di luglio

A luglio la presentazione era stata fatta dal presidente di Lega Coop Attilio Dadda, che invitava le coop a partecipare. «L’appello che come mondo della cooperazione avanziamo è che bisogna allargare la base dei sottoscrittori e chiediamo a tutte le associazioni di categoria di fare con noi la scelta di rendere operativo questo protocollo, di renderlo realtà perché quello che ci è utile è raggiungere risultati concreti, trasmettere una cultura della legalità e della sostenibilità – aveva commentato Dadda - Non è un protocollo legato alla tradizione. È un protocollo innovativo e per noi è importante esserci con la totalità della cooperazione senza la distinzione di sigle della cooperazione, tenendo presente che il tema è delle stesse imprese, il tema è dei consorzi, il tema delle finte imprese, delle finte srl, il tema ormai è che tutti siamo parte di piano di contrasto alla illegalità, ma soprattutto di aumento della qualità della vita e del lavoro dell’impresa e del ritorno verso la nostra comunità».

La piattaforma di filiera

Il protocollo si basa appunto sull’istituzione della “Piattaforma di filiera” ad uso degli operatori del settore, che serve a censire tanto le imprese quanto i dati di dettaglio sulla manodopera impiegata. «La profilazione all’interno della Piattaforma avverrà su base di adesione volontaria delle imprese della filiera, le quali dovranno altresì impegnarsi a mantenere costantemente aggiornati i dati immessi», così la nota ufficiale.

Più precisamente, i dati da immettere riguardano struttura aziendale, capitalizzazione minima, frequenza delle modifiche dell’assetto societario e gestionale, regolarità fiscale e contributiva, adozione del Modello 231 e di un Organismo di vigilanza, iscrizione ad associazioni di categoria, regolarità dei lavoratori e dei rapporti di lavoro, modello industriale della commessa e visibilità su accordi di secondo livello. Ma questa banca dati, come detto, è solo agli inizi, perché per ora è stata alimentata in minima parte.

Lo scorso ottobre intanto ci sono state altre due adesioni al protocollo di legalità: Ansi, Associazione nazionale servizi integrati e Fiap, Federazione italiana autotrasportatori professionali.

Il protocollo prevede anche un aspetto premiante: gli operatori aderenti alla piattaforma hanno diritto ad ottenere un “certificato di filiera” della validità di 3 mesi e rinnovabile, subordinato alla completezza e al costante aggiornamento della documentazione caricata. A questo si aggiungon anche misure di incentivazione stabilite dalla Regione Lombardia.

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