PUBLIC COMPANY IN BORSA

Prysmian, più efficienze operative. La sfida sui cavi per le rinnovabili

La divisione “Energy”, grazie alla sua articolazione d’attività, contribuisce stabilmente alla redditività

di Vittorio Carlini

(IMAGOECONOMICA)

6' min read

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Sfruttare la crescita delle energie rinnovabili. In particolare la domanda di cavi, sottomarini e non, per il collegamento soprattutto di parchi eolici off-shore. È uno dei fronti di sviluppo di Prysmian.

Le “renewables”
La strategia della multinazionale italiana, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, è sostenuta dall’espansione del mercato di riferimento. Un esempio? Il costo livellato dell’energia prodotta dall’eolico off-shore, in Europa, è sceso da 151 euro per MWh nel 2009 ai 62 euro dello scorso anno. Una dinamica cui ha corrisposto l’incremento della potenza installata: da 2 Giga Watt nel 2009 si è arrivati ai 27 Giga Watt nel 2019. Così, di fronte a un simile scenario, non stupisce che per l’esercizio appena concluso il controvalore dei nuovi contratti di Prysmian nel “wind off-shore” sia oltre i 500 milioni (nell’intero 2018 era stato di circa 300 milioni). Si tratta di un risultato cui hanno contribuito, tra gli altri, l’aggiudicazione negli Usa del progetto eolico off-shore Vineard e in Germania il “Dolwin 5” che prevede il collegamento tra una “wind farm” marina e la rete elettrica di terraferma.

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La rilevanza delle rinnovabili non si vede, però, solo nell’area cosiddetta dei “Project” (business su commessa, chiavi in mano). È un fenomeno trasversale all’intero gruppo. In tal senso, da un lato, la società proprio di recente ha siglato un’intesa con la cinese Dongfang Electric Corp. per fornire cavi a mega-turbine eoliche; e, dall’altro, va ricordata la costruzione della nave posa-cavi Leonardo da Vinci. Certo: l’imbarcazione, attesa in servizio nella primavera del 2021, sarà sfruttata per il posizionamento di tutti i tipi di “submarine cable”. E tuttavia, come indica la stessa multinazionale italiana, permetterà di cogliere le opportunità anche nel settore dei collegamenti per i parchi eolici off-shore. Insomma: l’obiettivo è sfruttare le occasioni nelle “renewables” dove si presentano: dal più maturo mercato europeo fino al Nord America e la Cina.

NOVE MESI A CONFRONTO

Dati in milioni (Note: * I dati includono il perimetro General Cable per il 1° gennaio - 30 settembre 2018; ** I dati sono stati oggetto di modifica rispetto ai dati pubblicati a seguito della definizione del processo di allocazione del prezzo di acquisizione di General Cable per il 1° gennaio - 30 settembre 2018)

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Conto economico
Fin qui alcune considerazioni sul fronte delle rinnovabili. Il risparmiatore, però, è anche interessato allo sviluppo economico-contabile del gruppo. Nei primi nove mesi del 2019, ultimo dato disponibile, i ricavi si sono assestati a 8,635 miliardi (con una leggera crescita organica dello 0,3%). L’Ebitda rettificato, dal canto suo, è stato di 773 milioni rispetto a 651 milioni di un anno prima. Qui, però, va ricordato che l’Ifrs 16 , il cui impatto positivo sul Mol è di 30 milioni, non era previsto nel 2018. Il valore indicato quindi, al fine di un confronto più omogeneo, è corretto non considerarlo. Analogamente all’impatto negativo, nei primi nove mesi del 2018, dei 70 milioni di accantonamenti per il Western Link. Il collegamento, infatti, è stato consegnato e i problemi tecnici sono alle spalle. Ebbene: anche effettuando le due operazioni descritte la redditività operativa lorda rettificata, al 30/9/2019, rimane comunque maggiore di quella di dodici mesi prima. Un rialzo che è confermato a livello dello stesso utile netto.

LE DIVISIONI DI BUSINESS

Dati in milioni (Note: * Combined: i dati includono il perimetro General Cable per il periodo 1° gennaio - 30 settembre 2018; i dati non includono alcun effetto relativo all'IFRS 16)

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Il protezionismo
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Deve ricordarsi che, nonostante l’imminente possibile congelamento della disputa tra Washington e Pechino, l’espandersi di politiche protezionistiche rischia d’impattare il business di Prysmian. La società, pure consapevole della situazione, non condivide la preoccupazione. Il gruppo ricorda che la sua base produttiva è articolata nei diversi mercati in cui sono effettuate le vendite. Quindi il tema dei dazi non sussiste. Non solo: l’eventuale conseguente rialzo delle materie prime, spiegano diversi esperti, viene trasferito, come da prassi nel settore, sul prezzo finale. Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che i player cinesi hanno avviato una politica ribassista sui prezzi dei cavi per la fibra. Il che può infastidire l’azienda. La società, conscia della dinamica, fa professione di fiducia. Il gruppo dapprima sottolinea di non volere sfruttare, in una rincorsa al ribasso senza senso, la leva del prezzo. La strategia invece, anche grazie alla stessa integrazione con General Cable, è spingere sulla diversificazione e sulla qualità di prodotti e servizi. Oltre poi ad aumentare la produttività e diminuire i costi. In altre parole: il gruppo è in pressing sull’efficienza operativa.

Già, l’efficienza operativa. Ma quali i fronti d’intervento? A ben vedere sono diversi. Così ad esempio, con riferimento alle materie prime, da una parte c’è forte attenzione ad evitare gli scarti; e dall’altra, sfruttando le stesse maggiori dimensioni del gruppo, si punta ad aumentare l’efficacia negli acquisti. Poi, grazie all’articolata presenza internazionale delle fabbriche e alla vicinanza al cliente, si spinge sulla flessibilità e l’incremento della produttività. Insomma: l’efficienza è un “must”. Tanto che Prysmian, annualmente, investe su questo fronte dai 50 ai 100 milioni.

EBITDA ADJUSTED PER AREE GEOGRAFICHE

Dati in milioni escluso impatto IFRS 16. (Note: * l’Impatto del Western Link sul Mol adjusted è di 70 milioni nei 9 mesi 2018)

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Aree d’attività
Ma non è solamente una questione d’efficienze o di cavi per energie rinnovabili. L’attività della multinazionale italiana è diversificata. In tal senso può essere utile guardare alle varie aree di business per comprenderne meglio l’andamento. Il primo segmento sono i cosiddetti “Project”. Appannaggio di esso ci sono le attività che, essenzialmente, implicano progetti a commessa chiavi in mano. Questi vengono divisi un due: i Cavi e Sistemi sottomarini e l’Alta tensione. Qui, per l’appunto, un focus sono le rinnovabili. Alla stessa Alta tensione, infatti, sono riconducibili le offerte per tre gare (in Germania)su sistemi di collegamento con cavi interrati di parchi eolici marini. Nei primi nove mesi del 2019 l’Ebitda rettificato dei “Project” (considerando l’impatto positivo dell’Ifrs 16 per 4 milioni) è stato di 152 milioni contro i 138 di un anno prima. A fine del 2019 Prysmian stima, senza l’Ifrs16, il Mol rettificato stabile, o in leggera crescita, rispetto al 2018.

Dai “Project” alla divisione “Energy”. Ad essa sono riconducibili diverse attività: dal “Trade & Installer” (cavi usati essenzialmente dal retail e nell’edilizia) alla “Power distribution” (collegamenti energetici a media e bassa tensione) fino all’ “Industrial & Network components” (cavi speciali). Ebbene l’ “Energy”, da ormai diversi esercizi, genera oltre il 40% dell’Ebitda adjusted annuo dell’intero gruppo. Si tratta di un contributo costante che, a fronte d’investimenti non così elevati, è conseguenza anche, e soprattutto, della diversificazione di business e geografica. In quest’attività, che nel 2019 è stata contraddistinta dalla buona crescita della Power distribution, non c’è a ben vedere un focus particolare. L’ “atout” dell’ “Energy”, infatti, consiste nel riuscire a controbilanciare l’eventuale calo in un settore con la crescita in un altro. Una caratteristica che permette, per l’appunto, una contribuzione stabile alla redditività della multinazionale dei cavi.

Infine il mondo “Telecom”. Qui, nei primi nove mesi del 2019, i ricavi sono saliti del 3,8%. L’Ebitda adjusted è anch’esso in rialzo.

Di là dall’andamento specifico delle voci contabili, va tuttavia ricordato che gli operatori Tlc, che in base a previsioni eccessivamente ottimiste hanno aumentato le scorte, si sono trovati nella necessità di smaltirle. Così, dopo una prima metà del 2019 positiva, il settore telecom nel terzo trimestre è stato contraddistinto da maggiore debolezza. In un simile contesto Prysmian indica che, nel quarto trimestre appena concluso, la redditività lorda rettificata (senza considerare l’Ifrs 16) dovrebbe essere in linea con quella al 30/9/2019.

Ciò detto, quali più in generale le prospettive sull’intero 2019? Il gruppo conferma i target. Vale a dire: l’Ebitda adjusted nella prima parte della forchetta tra 950 e 1.020 milioni. Il Free cash flow (prima di dismissioni e acquisizioni e considerando l’esborso di 90 milioni per ristrutturazioni) dovrebbe invece assestarsi a circa 300 milioni +/- 10%.


DOMANDE & RISPOSTE
Prysmian ha consegnato il progetto Western Link ai committenti. I problemi tecnici ad esso connessi sono quindi superati. Il timore, però, è che Prysmian possa subire l' “onda lunga” negativa sul fronte dell'immagine...
La società rigetta la preoccupazione. Gli stessi clienti di Prysmian nel progetto Western Link (National Grid ed Iberdrola) hanno commissionato alla società, nel 2019, altri importanti lavori. Si tratta della prova, dice l'azienda, che da un lato il mercato ha comunque apprezzato la capacità del gruppo di superare le difficoltà; e, dall'altro, che non ci sono “strascichi” sul fronte reputazionale.

Quali sono i Capex previsti nel 2019?
Prysmian prevede, per l'esercizio appena concluso, Capex normalizzati a circa 250 milioni. La cifra comprende l'investimento pro-quota, riferito al 2019, per la nuova nave posa-cavi Leonardo Da Vinci

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