Prysmian, più efficienze operative. La sfida sui cavi per le rinnovabili
La divisione “Energy”, grazie alla sua articolazione d’attività, contribuisce stabilmente alla redditività
di Vittorio Carlini
6' min read
Le ultime da Radiocor
*** Iran: Trump, se rispetta accordi Hormuz riaprira' oppure guerra riprendera''
Ariston: I trim con ricavi stabili a 656 mln, utile ante imposte cala a 18,4 mln
***Iran: Pasdaran, passaggio sicuro per Hormuz solo dopo fine minacce aggressore
6' min read
Sfruttare la crescita delle energie rinnovabili. In particolare la domanda di cavi, sottomarini e non, per il collegamento soprattutto di parchi eolici off-shore. È uno dei fronti di sviluppo di Prysmian.
Le “renewables”
La strategia della multinazionale italiana, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, è sostenuta dall’espansione del mercato di riferimento. Un esempio? Il costo livellato dell’energia prodotta dall’eolico off-shore, in Europa, è sceso da 151 euro per MWh nel 2009 ai 62 euro dello scorso anno. Una dinamica cui ha corrisposto l’incremento della potenza installata: da 2 Giga Watt nel 2009 si è arrivati ai 27 Giga Watt nel 2019. Così, di fronte a un simile scenario, non stupisce che per l’esercizio appena concluso il controvalore dei nuovi contratti di Prysmian nel “wind off-shore” sia oltre i 500 milioni (nell’intero 2018 era stato di circa 300 milioni). Si tratta di un risultato cui hanno contribuito, tra gli altri, l’aggiudicazione negli Usa del progetto eolico off-shore Vineard e in Germania il “Dolwin 5” che prevede il collegamento tra una “wind farm” marina e la rete elettrica di terraferma.
La rilevanza delle rinnovabili non si vede, però, solo nell’area cosiddetta dei “Project” (business su commessa, chiavi in mano). È un fenomeno trasversale all’intero gruppo. In tal senso, da un lato, la società proprio di recente ha siglato un’intesa con la cinese Dongfang Electric Corp. per fornire cavi a mega-turbine eoliche; e, dall’altro, va ricordata la costruzione della nave posa-cavi Leonardo da Vinci. Certo: l’imbarcazione, attesa in servizio nella primavera del 2021, sarà sfruttata per il posizionamento di tutti i tipi di “submarine cable”. E tuttavia, come indica la stessa multinazionale italiana, permetterà di cogliere le opportunità anche nel settore dei collegamenti per i parchi eolici off-shore. Insomma: l’obiettivo è sfruttare le occasioni nelle “renewables” dove si presentano: dal più maturo mercato europeo fino al Nord America e la Cina.
Conto economico
Fin qui alcune considerazioni sul fronte delle rinnovabili. Il risparmiatore, però, è anche interessato allo sviluppo economico-contabile del gruppo. Nei primi nove mesi del 2019, ultimo dato disponibile, i ricavi si sono assestati a 8,635 miliardi (con una leggera crescita organica dello 0,3%). L’Ebitda rettificato, dal canto suo, è stato di 773 milioni rispetto a 651 milioni di un anno prima. Qui, però, va ricordato che l’Ifrs 16 , il cui impatto positivo sul Mol è di 30 milioni, non era previsto nel 2018. Il valore indicato quindi, al fine di un confronto più omogeneo, è corretto non considerarlo. Analogamente all’impatto negativo, nei primi nove mesi del 2018, dei 70 milioni di accantonamenti per il Western Link. Il collegamento, infatti, è stato consegnato e i problemi tecnici sono alle spalle. Ebbene: anche effettuando le due operazioni descritte la redditività operativa lorda rettificata, al 30/9/2019, rimane comunque maggiore di quella di dodici mesi prima. Un rialzo che è confermato a livello dello stesso utile netto.
Il protezionismo
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Deve ricordarsi che, nonostante l’imminente possibile congelamento della disputa tra Washington e Pechino, l’espandersi di politiche protezionistiche rischia d’impattare il business di Prysmian. La società, pure consapevole della situazione, non condivide la preoccupazione. Il gruppo ricorda che la sua base produttiva è articolata nei diversi mercati in cui sono effettuate le vendite. Quindi il tema dei dazi non sussiste. Non solo: l’eventuale conseguente rialzo delle materie prime, spiegano diversi esperti, viene trasferito, come da prassi nel settore, sul prezzo finale. Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che i player cinesi hanno avviato una politica ribassista sui prezzi dei cavi per la fibra. Il che può infastidire l’azienda. La società, conscia della dinamica, fa professione di fiducia. Il gruppo dapprima sottolinea di non volere sfruttare, in una rincorsa al ribasso senza senso, la leva del prezzo. La strategia invece, anche grazie alla stessa integrazione con General Cable, è spingere sulla diversificazione e sulla qualità di prodotti e servizi. Oltre poi ad aumentare la produttività e diminuire i costi. In altre parole: il gruppo è in pressing sull’efficienza operativa.



