Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Giorgio dell'Orefice
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Il presidente russo Putin nazionalizza lo Champagne. O meglio, il termine Champagne che grazie a un decreto del presidente dello scorso 2 luglio viene in Russia riservato esclusivamente ai vini effervescenti prodotti nella Federazione. Tutti gli altri prodotti – compresi quelli di importazione come lo stesso Champagne – dovranno essere riclassificati come spumanti. Anzi viene proprio chiarito dalla legge russa che “la regola si applica senza eccezioni”.
Riportando la notizia, i mezzi di informazione russi hanno segnalato che il termine “champagne”, scritto in cirillico, è utilizzato da lungo tempo per un prodotto ottenuto con una fermentazione accelerata (circa tre settimane) effettuata in distillerie che non hanno alcun legame con particolari regioni vinicole e meno che mai con l'omonima regione nel Nord-Est della Francia.
Al momento, ancora non sono giunte reazioni ufficiali da parte del Governo francese. A reagire sono stati invece i produttori a cominciare dai vertici del polo del lusso, il gruppo Lvmh, cui fanno capo le etichette “Moet Chandon”, “Veuve Cliquot” e“Dom Perignon” che hanno immediatamente decretato il blocco immediato delle esportazioni sul mercato russo dei propri Champagne. “La sospensione - è stato precisato in una nota - resterà in vigore per il tempo necessario a trovare una soluzione appropriata”. Seguiti a ruota dal Comité Champagne, l'organizzazione inteprofessionale (riunisce tanto i viticoltori quanto le maison dell'area).
“La Champagne – si legge in una nota del Comité - è scandalizzata per la nuova legislazione russa sull'etichettatura dei vini. Se i vini di Champagne conservano il diritto esclusivo di utilizzare il nome “Champagne” in caratteri latini sull'etichetta principale, la legge li obbliga a rinunciare al termine “Shampanskoe” - traduzione della parola Champagne in russo - e a riportare il termine “vino spumante” in caratteri cirillici sulla controetichetta. Mentre adesso solo i vini effervescenti russi avranno adesso il diritto di utilizzare il nome “Shampanskoe””.
Il Comité Champagne quindi disapprova questa normativa “che non assicura ai consumatori russi un'informazione chiara e trasparente sull'origine e le caratteristiche dei vini” e si rammarica che “questa nuova legge rimetta in discussione più di vent'anni di colloqui bilaterali tra l'Unione Europea e la Russia sulla protezione delle denominazioni d'origine”.