Quale autorità governerà l’intelligenza artificiale?
l 2023 sarà l’anno del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (noto come AI Act), il cui voto finale del Parlamento dovrebbe arrivare il prossimo aprile
di Edoardo Raffiotta
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Il 2023 sarà l’anno del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (noto come AI Act), il cui voto finale del Parlamento dovrebbe arrivare il prossimo aprile. Siamo quindi alle battute finali, eppure alcune questioni cruciali restano ancora da risolvere, si spera, con l’approvazione degli ultimi emendamenti. Ad esempio, ci si augura vengano meglio chiariti gli aspetti della governance, ovvero quali autorità – a livello europeo e nazionale – saranno chiamate a verificare e far rispettare la nuova normativa (anche con sanzioni fino a 30mln di euro o 6% del fatturato).
L’AI Act mira a regolare l’intelligenza artificiale attraverso il c.d. risk-based approach che distingue più o meno elevati obblighi di conformità a seconda del rischio (basso, medio o elevato) che software e applicazioni intelligenti possono causare a danno dei diritti fondamentali. Più alto è il rischio e maggiori sono gli oneri di compliance e le responsabilità degli autori delle applicazioni intelligenti. Escludendo poi che l’intelligenza artificiale possa essere impiegata per alcune finalità individuate dalla stessa normativa considerate contrarie ai valori dell’UE (ad es. il social scoring).
È evidente come questa complessa e tecnica disciplina dovrà avere a livello europeo, ma soprattutto a livello nazionale, autorità altamente specializzate e in grado di affermare standard e prassi applicative chiare. Parliamo di una tecnologia in continua evoluzione. Pertanto, il ruolo delle autorità sarà particolarmente importante nell’assicurare regole certe che possano semplificare il lavoro di chi crea innovazione tecnologica. Un quadro normativo, ma soprattutto applicativo, contraddittorio rappresenterebbe un grave fattore di incertezza e ostacolo all’innovazione.
In tale contesto, le Autorità già dotate delle competenze e (da non sottovalutare) dell’esperienza per “governare” l’intelligenza artificiale sono i Garanti della privacy (sia quello europeo, sia dei singoli Stati).
L’intelligenza artificiale, infatti, si nutre di dati e, in particolare, di quelli di natura personale. Per questo impegna ormai da anni l’attività dei Garanti privacy, i quali di conseguenza si sono dotati di appositi dipartimenti e di qualificate competenze tecniche e giuridiche specifiche.

