Quando e perché i mercati possono salvare delle vite?
Per riportare i mercati alla loro vocazione di «comunità di vantaggio» dovremmo riporre la nostra fiducia sui paladini del market design. Forse
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La teoria del mechanism design rappresenta il lato “ingegneristico” della teoria economica. Il ragionamento economico in genere muove dalle scelte individuali di imprese e consumatori i quali, attraverso la mediazione di una certa “istituzione”, per esempio il mercato, determinano certi risultati. Gli economisti concentrano la loro analisi sulle varie fasi del processo, la scelta dei consumatori e quella delle imprese, l’interazione di domanda e offerta, le caratteristiche del mercato, le informazioni a disposizione, l’esistenza di imperfezioni e, infine, le proprietà degli esiti che possono essere, per esempio, più o meno efficienti. Di solito, quando le cose vanno bene, si procede in questo modo per prevedere cosa ci si può aspettare dal funzionamento delle istituzioni, del mercato, in questo caso. Il mechanism design, lo abbiamo visto nelle settimane scorse, assume, invece, una prospettiva differente: si inizia con la definizione del risultato desiderato, ciò che collettivamente vorremmo ottenere, per poi chiedersi se sia possibile progettare un’istituzione - un “meccanismo” – capace di portate al raggiungimento di quell’obiettivo atteso. Se la risposta dovesse essere affermativa, allora l’indagine prosegue concentrandosi sulle caratteristiche specifiche che quella data istituzione dovrebbe possedere.
Esistono molte tipologie di istituzioni economiche e gli stessi mercati non sono tutti uguali. Le istituzioni sono nient’altro che insiemi di regole, cioè di azioni possibili sotto certi vincoli. Differenti regole definiscono istituzioni differenti.
Consideriamo un tipico mercato per beni privati. Se dobbiamo comprare un pacco di pasta, per esempio, è sufficiente che il consumatore si rechi al supermercato, scelga dallo scaffale la qualità e la quantità preferita, si rechi alla cassa e paghi il prezzo corrispettivo. Non c‘è bisogno che il produttore della pasta, dia la sua autorizzazione alla vendita. Non serve che il produttore scelga il consumatore al quale vendere il suo bene. Moltissimi mercati funzionano in questo modo, ma non tutti. Il mercato del lavoro, per esempio, richiede non solo che l’aspirante lavoratore voglia lavorare per una determinata organizzazione. È necessario, infatti, che anche quella determinata organizzazione voglia che quel particolare lavoratore sia inserito nella sua struttura. In casi come questi occorre che tra domanda e offerta si verifichi non solo un incontro, ma un vero e proprio matching. In questi casi, diversamente da quanto accade nei mercati tradizionali, non è sufficiente il meccanismo dei prezzi per favorire l’incontro tra domanda e offerta e far sì che si concretizzi lo scambio. Non è sufficiente voler frequentare un corso di laurea in una prestigiosa università privata per poterlo fare. Anche se si è disposti a pagare una retta significativa, sarà comunque necessario che quella stessa università vi selezioni e vi accetti tra le nuove matricole. Allo stesso modo se, dopo la laurea in medicina, volte iscrivervi ad una scuola di specializzazione, la possibilità di frequentare l’ospedale o la clinica preferita dipende dal fatto che lo stesso ospedale o la stessa clinica siano disposti ad accettarvi tra i nuovi specializzandi. Ancora una volta il meccanismo del prezzo in casi come questi non aiuta. Analogamente se siete innamorati di una vostra amica o di un vostro amico e voleste portare il rapporto ad un livello successivo non sarà sufficiente comunicargli o comunicarle i vostri sentimenti. Sarà indispensabile che questi sentimenti siano corrisposti. Ecco, il matching è quel processo che in casi come questi garantisce tale corrispondenza.
Se l’obiettivo sociale, dunque, è quello di facilitare il realizzarsi dei matching più efficienti, nel mercato del lavoro, nel mercato immobiliare, nelle ammissioni alle università, come in molti altri casi possibili, il teorico del mechanism design si chiederà se esistono delle istituzioni capaci di generare tale risultato e, se sì, quali caratteristiche hanno queste istituzioni. Se le istituzioni, invece, non esistono, allora bisognerà chiedersi se sia possibile progettarne e realizzarne qualcuna ad hoc.
L’economista di Harvard Alvin Roth è un pioniere nello studio del matching-making. Uno di quelli che queste istituzioni le hanno immaginate e realizzate. Se devo pensare ad un economista-ingegnere in grado di progettare meccanismi capaci di risolvere importanti problemi concreti, quello di Roth è il primo nome che mi viene in mente. Una di queste istituzioni, in particolare, ha rappresentato un successo spettacolare che non solo ha confermato la bontà di questo approccio teorico-pratico ma, cosa più importante, ha contribuito a salvare centinaia di migliaia di vite.


