Quando l’oro cola sui piatti: dai banchetti rinascimentali alla bistecca di Ribery
di Alessandro Marzo Magno
4' min read
Scandalo grande: un locale di Doha, gestito da Salt Bae, chef turco specializzato in carne, serve a Franck Ribery una bistecca ricoperta d'oro. Il calciatore del Bayer Monaco posta la foto e i social, guarda un po', s'indignano. Per fortuna che i social un tempo non c'erano, altrimenti ne avrebbero avute eccome di occasioni d'indignarsi.
Intanto con Gualtiero Marchesi: molti ricorderanno il suo risotto alla milanese con la foglia d'oro, lanciato nel 1981. Ebbe un enorme successo, ma Marchesi voleva che rimanesse un pezzo unico non ha riproposto altre pietanze all'oro.Il papà di tutti gli chef italiani non ha fatto altro che riprendere, seppur inconsciamente, una tradizione ben radicata nell'Italia del Quattrocento. Se Marchesi aveva con ogni probabilità l'intenzione di stupire, i signori rinascimentali volevano invece ostentare.
Il 29 gennaio 1487, a Bologna, da Giovanni II Bentivoglio vuol celebrare da par suo il matrimonio del figlio Annibale con Lucrezia d'Este. Gli invitati sono tremila, con relative cavalcature (che bisogna rifocillare pure loro con la biada, povere creature) e le cronache riferiscono che le vivande «erano portate con grandissimo onore intorno la piazza del palazzo […] per farne mostra al popolo, acciocché egli vedesse tanta magnificenza». Grande ammirazione suscitano i maialetti coperti di foglia d'oro e con una mela in bocca.
Una grattatina di perla o una spruzzatina di zafferano?
L'oro non è tossico, si può mangiare, è solo un problema di costi: bisogna essere molto ricchi per poterselo permettere (ma c'era anche chi grattugiava perle, altra tamarrata costosissima). Chi non aveva denaro a sufficienza per far ingurgitare oro ai propri commensali rimediava con lo zafferano: la spezia – che comunque non costava poco neanche quella – colora i cibi di giallo e il giallo è il colore dell'oro. Quindi il risotto allo zafferano di Marchesi è in qualche modo dorato due volte.


