«Quasi nemici»: vite parallele e rivalità dei campioni del ciclismo
Dario Ceccarelli ripercorre un secolo di grandi sfide ciclistiche facendoci entrare nelle vite di dieci coppie (più una) di campioni che hanno segnato la loro epoca
di Massimo Donaddio
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Una viaggio nella storia del ciclismo attraverso le sue rivalità più celebri. Le vite parallele dei più famosi corridori, raccontate attraverso il filo rosso del confronto-scontro sportivo ma anche umano e personale. Una passione antica, che diventa romanzo popolare grazie agli eroi della bicicletta, capitani coraggiosi di mille battaglie fatte di fatica, di sudore, di intemperie, di scalate, di volate, di fughe, di cadute, di riscatti.
Dario Ceccarelli, pregiata firma sportiva di questo sito, ripercorre in un libro fresco di stampa un secolo di grandi sfide ciclistiche facendoci entrare nelle vite di dieci coppie (più una) di campioni che hanno segnato la loro epoca e spesso si sono anche passati tra loro un particolarissimo testimone, quello di essere beniamini delle folle che sulle strade del ciclismo ci sono sempre state, a guardare le corse dei loro campioni, oltre che ad ammirarne le gesta dinanzi alla tv.
Più che vera rivalità, marketing d’epoca
Rivalità “pubbliche, private e molto spericolate” di sportivi “quasi nemici”, li definisce Ceccarelli nel suo libro edito da Minerva con prefazione di un ciclofilo convinto come Romano Prodi. L’autore racconta la competizione molto accesa, la voglia di primeggiare tipica dei campioni di ogni epoca, ma spesso ingigantita ad arte anche per motivi di interesse e passione pubblica, per speculazione mediatica, perché così il ciclismo si “vendeva” di più. Soprattutto in Italia, il paese dei guelfi e dei ghibellini, dove si commenta e ci si divide per qualsiasi cosa, dove ognuno la vede a modo suo.
A questo gioco le star del ciclismo, soprattutto dei tempi d'oro, si prestano volentieri (si veda il caso paradigmatico di Coppi e Bartali), salvo poi confermare sempre in privato un rapporto di stima e di (quasi) amicizia a prova di bomba. D'altronde sanno benissimo, che, così come le vittoria di ciascuno, anche le rivalità fanno parte del gioco, e del business.
Il Diavolo rosso e Manina
La carrellata parte da due personaggi che forse al grande pubblico non dicono più moltissimo, ma la cui storia è zeppa di aneddoti: i piemontesi Giovanni Gerbi, astigiano, detto “Diavolo rosso”, e Giovanni Cuniolo di Tortona, detto “Manina”, per la sua abilità di aiutarsi nei duelli in volata con gli avversari anche con gli arti superiori, oltre che con quelli inferiori. Ceccarelli snocciola fatti e racconti divertentissimi, che restituiscono l'immagine di un ciclismo primordiale, povero, denso di fatica ma schietto e già talentuoso nei suoi protagonisti principali.



