Il libro

Quei «punti di svolta» che cambiano il corso degli eventi

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Che cosa hanno in comune una truffa su larga scala al sistema sanitario della Florida e una serie tv di grande successo che negli anni 70 fece scoprire al grande pubblico gli orrori dell’Olocausto? E qual è la relazione tra questi episodi e l’enorme diffusione di oppiodi in alcuni Stati e non in altri? Sono tutte epidemie, sostiene Malcom Gladwell nel suo ultimo saggio Revenge of the tipping point, e hanno tutte una “overstory” alle spalle, un succedersi di eventi che alla fine portano a quel risultato. Gladwell indaga su quel che c’è dietro dietro “un’epidemia” nel senso più vasto del concetto, nel bene e nel male. Lo fa recuperando in parte quel tipping point titolo del suo bestseller del 2000, inteso come svolta che improvvisamente cambia il destino di un prodotto, di un fenomeno, di una cura, di una vita.

Nel viaggio all’interno degli Stati Uniti e nel passaggio attraverso i decenni, partiamo dunque dalla Florida e da una domanda: il truffatore Philip Esformes, figlio di un ricco e autorevole uomo d’affari di Chicago, ha organizzato un’immensa truffa ai danni del sistema sanitario per avidità di denaro o solo perché si era trasferito da Chicago a Miami? Secondo il rabbino Sholom Lipskar, amico di famiglia e vicino a Philip anche nei lunghi anni trascorsi da questi nel carcere preventivo, «essersi trasferito a Miami l’aveva trasformato in un altro uomo, influenzato da un ambiente dove solo il denaro contava». Patetico tentativo di giustificare un truffatore? Gladwell offre il suo punto di vista e conclude che il rabbino ha in parte ragione «le comunità hanno le loro storie e le storie sono contagiose». Quella della Florida, e in particolare di Miami, cambia, ha il suo “tipping point”, quando nel 1980 tre eventi la trasformano in qualcosa di molto diverso dalla piccola e sonnolenta città che era stata fino ad allora.

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Il primo evento: il mercato della droga passa dalla marijuana alla cocaina. Nell’anno della svolta, 1980, le forze di polizia stimano che dodici persone avevano depositato da sole tra i 250 e i 500 milioni di dollari a testa nelle banche di Miami. Da qui, il secondo evento che cambia il volto della città: il commercio di cocaina trasforma le banche locali in complici dei cartelli sudamericani. La corruzione si diffonde a tutti i livelli.

Terzo evento che muta in questo caso visibilmente la faccia di Miami: nell’aprile del 1980 Fidel Castro decide di aprire i confini di Cuba e nel giro di una notte, scrive Gladwell, quella che era un’area anglo americana diventa di colpo Latina. Il Miami Herald chiese al sindaco del tempo come pensava di gestire la valanga di cubani. «Come fecero a Boston di fronte all’invasione di irlandesi del 1870. E come la gestirono a Boston nel 1870? «Non la gestirono».

In una Miami diventata un posto totalmente diverso, dove la legge “si arrangia” e nessuno va troppo per il sottile, arriva Philip Esformes da Chicago. Scopre che trovarsi a Miami e inventarsi un modo per frodare Medicare (l’assicurazione sanitaria che copre le spese mediche per gli americani anziani, per un totale di novecento miliardi annui ) era come «crescere sulle Alpi volendo diventare uno sciatore». Un gioco da ragazzi. Un gioco andato avanti per anni, scoperto per caso indagando le false prescrizioni di un farmacista. Esformes viene condannato nel 2019. Nel dicembre del 2020 Donald Trump, anche lui residente nella Florida del sud, gli concede la grazia. Sottoposto a nuovo processo, Esformes se l’è cavata con una multa da parecchi milioni di dollari. Florida e Miami – sostiene Gladwell – non sono stati soltanto il contesto per la consumazione del crimine. L’hanno forgiato. L’assunto sul quale poggia il suo libro è che le “epidemie” si diffondono quando mancano le regole o le regole non vengono rispettate. Prendiamo il caso di una vera e tristemente nota epidemia, quella degli oppiodi prescritti da medici poco scrupolosi e supportata dall’avidita di una grande azienda farmaceutica, la Purdue Pharma, produttrice dell’OxyContin, finita poi sotto processo e in bancarotta.

Il saggio di Gladwell mette a confronto l’uso e abuso di Oxycodin nei diversi Stati americani: quelli che non osservavano una legge del 1939 secondo la quale i medici dovevano procedere a una tripla registrazione tutte le volte che prescrivevano un oppioide e quelli che la osservavano. Il Texas, l’Illinois, lo stato di New York avevano mantenuto l’obbligo della tripla registrazione e contavano un numero di casi di tossicodipendenza molto ridotto rispetto a stati come il Nevada, il Delaware o il Tennessee che invece avevano abbracciato con entusiasmo le teorie di Russell Portnoy, un medico star che promuoveva la lotta al dolore attraverso gli oppiodi.

Una star molto amata, Portnoy, amatissima anche da Purdue Pharma naturalmente. Nonostante la maggioranza dei medici americani abbia trattato con cautela l’Oxycodin, questo non ha impedito – scrive Gladwell – il diffondersi dell’epidemia e la peggiore crisi di morti da overdose della storia mondiale. Perché? Perché una piccola percentuale di medici non aveva pensato alle conseguenze delle sue azioni. E una piccola percentuale di medici fu sufficiente per scatenare l’epidemia.

Non tutto nel saggio Revenge of the tipping point è pessimismo, c’è anche qualche storia a lieto fine. «È difficile accettare che il mondo può essere cambiato da una serie tv. Eppure succede». Accadde il 16 aprile del 1978 quando la NBC mandò in onda la prima puntata di una serie intitolata «Holocaust». Prima di allora gli americani sapevano molto poco di quanto era accaduto agli ebrei nei campi di sterminio. La serie andò in onda per quattro puntate, la guardarono centoventi milioni di spettatori, metà del Paese. E dopo quella serie la parola «Holocaust» diventò familiare. «Le atrocità di massa alle quali nessuno sapeva dare un nome ora l’avevano. E perché? Perché Herbert Schlosser, allora capo di NBC television, cambiò il titolo che era stato dato alla serie. “Chiamatela “Holocaust” decise». «Anche le narrazioni – conclude Gladwell – possono cambiare la storia che c’è dietro”. In questo caso, la svolta, l’ha data una serie tv.

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