Raffaello raccontato e un poco pugnalato
Alla vita davvero avventurosa di alcuni dei più celebri capolavori del Sanzio è dedicato il libro “Raffaello pugnalato”, che raccoglie articoli e recensioni “raffaellesche” uscite sulle pagine del Sole 24 Ore Domenica negli ultimi dieci anni, più alcuni testi provenienti da pubblicazioni collettive debitamente aggiornati e adattati per questa occasione. Presentazione del libro mercoledì 11 dicembre. In edicola con Il Sole 24 Ore e in libreria
di Marco Carminati
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A vederli così, armoniosi e perfetti nelle composizioni e nei colori, i dipinti di Raffaello Sanzio - il pittore Divino, come fu definito per secoli - sembrano a prima vista calati direttamente dal cielo, e appaiono protetti e circonfusi da una sorta d’aura celestiale che ce li fa percepire algidi e incorrotti, come se il mezzo millennio che ci divide oggi dalla morte del suo creatore non fosse per nulla trascorso.
Bene, diciamolo subito, questa è un’impressione sbagliata. Molti dei capolavori di Raffaello sono in realtà “miracolosamente” (questo è il termine giusto) sopravvissuti sino a noi, hanno conosciuto danni e traversie di ogni tipo, viaggi rocamboleschi, calamità naturali, furti, guerre ed anche errori di lettura e interpretazione.
Alla vita davvero avventurosa di alcuni dei più celebri capolavori del Sanzio è dedicato il libro Raffaello pugnalato, che raccoglie articoli e recensioni “raffaellesche” uscite sulle pagine del Sole 24 Ore Domenica negli ultimi dieci anni, più alcuni testi provenienti da pubblicazioni collettive debitamente aggiornati e adattati per questa occasione, in modo da offrire un piccolo (e speriamo piacevole) contribuito di storie e di memorie per celebrare l’anniversario dei cinquecento anni della morte di Raffaello (1520-2020).
Non senza stupore, sarà possibile apprendere in queste pagine le sorprendenti vicissitudini di opere come lo Sposalizio della Vergine, asportato dalle truppe di Napoleone da Città di Castello, portato a Brera e qui pugnalato da uno squilibrato nel 1958. Analogamente, si potranno seguire i lunghi viaggi di opere come il San Giorgio e il drago di Washington o la Madonna Sistina di Dresda, quest’ultima, tra l’altro, scampata ai disastri della Seconda guerra mondiale perché nascosta in una galleria ferroviaria.
Un capitolo a parte è rappresentato dal clamoroso furto della Madonna Esterhazy, messo a segno nel 1983 nel Museo Nazionale di Budapest e risoltosi in pochi mesi, grazie a una brillantissima azione investigativa.

