Repubblica democratica del Congo, i ribelli M23 prendono Goma. Scontri a fuoco fra eserciti
I gruppi armati sostenuti dal Rwanda entrano nel capoluogo del Nord Kivu, al cuore di una guerra mineraria che si trascina da anni
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La resa dei conti era fissata al 27 di gennaio. Non si è fatta attendere. I ribelli filo-rwandesi degli M23 hanno dichiarato la presa di Goma, il capoluogo della provincia congolese del Nord Kivu, dopo un’avanzata già sfociata nei giorni scorsi nella conquista di snodi chiave sul confine fra RdCongo e Rwanda. Gli appelli del Consiglio di sicurezza dell’Onu a uno stop delle ostilità sono caduti nel vuoto, mentre Paesi come la Francia hanno già espresso la propria solidarietà a Kinshasa contro le azioni «del Rwanda» e dei gruppi armati associati a Kigali. Kinshasa ha classificato ufficialmente l’assalto come un «atto di guerra».
I miliziani avevano ingiunto all’esercito regolare congolese un ultimatum di 48 ore per la consegna delle armi e una resa già avvenuta nei fatti. Alla sua scadenza è scattata una conquista sia simbolica che sostanziale dopo anni di fibrillazione sul confine e lo spettro, evidente, di un conflitto più ampio fra Kinshasa e Kigali: le autorità rwandesi sono accusate di foraggiare gli M23 per garantirsi un afflusso di materie prime sottratte alle miniere congolesi, un ruolo smentito in maniera sempre più ambigua dal leader Paul Kagame e ora apparso ancora più critico nell’ultima fase del conflitto.
Fonti dell’intelligence citate dai media avevano parlato di una presenza di militari rwandesi oltre il confine, certificando una collaborazione già denunciata anche in alcuni report Onu. Ora le ultime testimonianze parlano di uno scontro a fuoco sul confine fra truppe congolesi e rwandesi, il segnale di un conflitto esplicito fra i due Paesi.
L’esodo di massa e la crisi infinita del Kivu
Il primo effetto dell’irruzione dei ribelli sono ricadute su una crisi umanitaria e di sicurezza già sfuggita di mano da tempo. I media parlano di un’evasione di massa dal carcere di Goma, mentre si temono nuovi flussi di richiedenti asilo in un’area del Paese che ha già registrato un esodo incontrollato nei campi profughi della provincia. Dati Onu parlano di 400mila nuovi sfollati dall’inizio del 2025, una quota che si va a riversare nei 4,6 milioni di richiedenti asilo distribuiti fra nord e sud Kivu. Ora c’è il timore di una nuova crescita di scala della crisi, anche nell’orizzonte di un conflitto più esplicito di quello che si è consumato finora sulla frontiera fra Rd Congo e Rwanda. Kigali, a quanto riferiscono testimoni, ha chiuso i confini con Goma per arginare l’afflusso di migranti che cercano rifugio oltre a una frontiera a pochi minuti dal capoluogo.
Le tensioni si trascinano da decenni ma si sono riaccese nel 2021, in un triangolo di rivendicazioni e sospetti fra Rd Congo, Rwanda e Uganda. Kinshasa accusa Kigali di sostenere i miliziani tutsi di M23, avvalandosi del sostegno indiretto di Kampala. Il Rwanda ha sempre negato un coinvolgimento diretto ma il suo ruolo viene dato, ormai, quasi per implicito fra i partner internazionali. Sul campo gli M23 sono fronteggiati da una coalizione sempre più vacillante fra l’esercito regolare, i caschi blu Onu della missione Monusco (in ritiro nel 2024) e i wazalendo, i “patrioti” in Swahili, una compagine di gruppi armati locali che hanno finito per essere assorbiti nel perimetro delle forze filo-governative come argine all’offensiva esterna.

