Austerity, la ricetta di Modi: basta comprare oro e voli all’estero
dal nostro corrispondente Marco Masciaga
di Laura Cavestri
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Era iniziato come «un anno da incorniciare». Poi un brusco tonfo delle compravendite residenziali nel primo semestre 2020, del -15% rispetto all’anno precedente e addirittura del -25% per il comparto del non residenziale (hotel, negozi, magazzini e uffici).
Conseguenze della primavera di lockdown e delle restrizioni agli spostamenti e ai sopralluoghi dei potenziali acquirenti. Infine, la ripresa nella seconda parte dell’anno e un 2020 che – sul fronte immobiliare – si è chiuso con una contrazione del -7,7 per cento nel comparto residenziale e del -8,3% nel non residenziale. Un anno sull’ottovolante, che poteva andare anche peggio è il messaggio trasmesso da Nomisma, nel primo Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2021, che annualmente fa il punto sull’anno appena trascorso.
Il 2020, complessivamente, si è chiude con il segno meno, con circa 46mila unità compravendute in meno rispetto al 2019. E in questo modo ha avuto fine la crescita dei volumi di compravendita che proseguiva in maniera ininterrotta dal 2014 con un tasso di crescita medio annuo attorno al 7,5 per cento.
Un primo trimestre in cui hanno iniziato a manifestarsi i primi effetti del lockdown, un secondo in cui il calo ha raggiunto i valori più considerevoli, ma nel terzo, grazie anche alla graduale ripresa delle attività, il mercato residenziale è cresciuto più delle attese, in particolare nei comuni non capoluogo. Infine, un quarto trimestre in cui si sono rilevati, in tutte le aree del Paese, volumi di compravendita di abitazioni in crescita rispetto al 2019. Non abbastanza per invertire il declino, ma sufficiente per attutire la caduta.
Anche gli affitti hanno sofferto, con un calo – sempre secondo il Rapporto Nomisma – di circa il 12% circa rispetto al 2019.