Reddito di cittadinanza, Centri impiego senza nuovi assunti fino ad agosto
di Giorgio Pogliotti
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Per la presa in carico dei disoccupati beneficiari del reddito di cittadinanza a fine maggio nei centri per l’impiego, ci sarà lo stesso numero di dipendenti attuali (8mila, già largamente deficitario). Le 4mila assunzioni da parte delle Regioni, secondo previsioni assai ottimistiche, arriveranno solo a partire da agosto, mentre per i 6mila “navigator” di Anpal servizi le procedure di ingresso e di formazione non si completeranno prima dell’autunno. Il ritardo sulla tabella di marcia preoccupa molto le regioni che lunedì 21 pomeriggio incontreranno il vicepremier Luigi Di Maio per ragionare sui nodi da sciogliere.
Secondo il timing del Dl che istituisce il reddito di cittadinanza – definito dal premier Giuseppe Conte come «una misura strategica di rilancio del Sud» – il 27 aprile il sussidio verrà erogato ai richiedenti in possesso dei requisiti che, entro un mese – dunque entro fine maggio – saranno chiamati dai centri per l’impiego per la dichiarazione di disponibilità al lavoro. Entro i successivi 30 giorni toccherà ai componenti maggiorenni del nucleo familiare: tutti dovranno partecipare ad un percorso di accompagnamento all’inserimento lavorativo. Sulla carta si tratta di 1,4 milioni di nuclei e di 4,5 milioni di persone, che si aggiungono alla platea di circa 3 milioni di disoccupati fuori dal Rdc che continuerà a rivolgersi ai centri per l’impiego per le pratiche ordinarie.
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Vediamo di fare chiarezza sui tempi di ingresso del nuovo personale che dovrà affiancare gli attuali dipendenti dei Cpi, per cercare di favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. La legge di Bilancio assegna le risorse alle Regioni per effettuare 4mila assunzioni in modo da rafforzare l’organico. Serve però un decreto ministeriale, preceduto da un’intesa in ambito della Conferenza delle Regioni sulla distribuzione territoriale dei neoassunti, poi va promossa la selezione pubblica per avviare le procedure di reclutamento. Dovranno essere pubblicati i bandi regionali, ogni regione potrà avviare le procedure concorsuali o attingere alle graduatorie a scorrimento. «Secondo previsioni molto ottimistiche nelle regioni più virtuose queste procedure si potranno concludere non prima di sei mesi, dunque a fine luglio se si partisse subito – spiega Cristina Grieco, coordinatrice degli assessori regionali al lavoro –. Siamo molto preoccupati, avevamo chiesto al governo di accelerare le procedure per mettere in grado le regioni di procedere per tempo alle selezioni e alle assunzioni, invece stiamo ancora aspettando i decreti».
Per avere un quadro reale dei tempi, basti pensare che risale alla fine del 2016 la decisione di potenziare i centri per l’impiego con 1.600 nuove assunzioni. Poi, trascorso un anno di accesi confronti per la distribuzione regionale delle assunzioni, dopo l’intesa alla Conferenza delle Regioni a gennaio del 2018 è stato pubblicato il decreto ministeriale, ma i concorsi ancora non sono partiti, e i tempi di ingresso restano un mistero: un migliaio sarà destinato alle politiche attive del lavoro e 600 alle misure di contrasto alla povertà.

