Fed, l’enigma Warsh (e l’ombra di Trump)
dal nostro corrispondente Marco Valsania
di Donata Marrazzo
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Sono partite da Ancona, hanno attraversato l’Adriatico, lo Ionio e lo Stretto di Messina per approdare in un’ansa del lungomare di Reggio Calabria. Costruite dall’azienda genovese Fincosit, le vasche per la realizzazione di una piattaforma offshore – dedicata all’itticoltura e alla produzione di energia rinnovabile in mare aperto – sono state installate in pochi giorni: l’infrastruttura, un prototipo in scala 1:15, è ora allo studio del Noel, centro di ingegneria del mare dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, diretto da Felice Arena, ordinario di Costruzioni marittime nell’ateneo calabrese.
In sette mesi sarà possibile valutare la fattibilità tecnica, economica e sociale del progetto “The Blue Growth Farm”, finanziato a livello europeo per 10 milioni, nell’ambito del programma Horizon 2020. Entro marzo 2022, 13 partner, provenienti da cinque diversi Paesi dell’Unione europea presenteranno lo studio completo sulla sostenibilità ambientale e sull’accettazione sociale di un punto di produzione ittica in mare aperto a livello industriale. Il primo al mondo, con una capacità di produzione di energia da fonte rinnovabile (eolica e da moto ondoso) direttamente sul posto.
Il primo esperimento è stato condotto in una vasca del laboratorio dell’École Centrale di Nantes, su un modello di piattaforma più piccolo, in scala 1:40. A Reggio Calabria saranno studiate, invece, le problematiche strutturali dell’impianto, come il comportamento in caso di venti e mareggiate, grazie a centinaia di sensori installati sulla struttura. Successivamente, alle Canarie e nel mare del Sud della Francia, quelle ambientali, come il ricambio dell’acqua e il benessere dei pesci anche in caso di allevamenti intensivi.
Il cluster, composto da università, aziende e centri di ricerca (Università di Strathclyde (Scozia), Fincosit srl (Italia), Safier Ingegnerie Sas (Francia), Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria – laboratorio Noel, Sagro Aquaculture Limited (Cipro), Chlamys s.r.l. (Italia), The Scottish Association for Marine Science LBG (Regno Unito), Wavenergy.it srl (Italia), Ecole Centrale de Nantes (Francia), Fundacion Tecnalia Research & Innovation (Spagna), Politecnico di Milano, Ditrel Industrial S.L. (Spagna), lavora a una innovativa pianificazione dello spazio marino, per l'espansione di attività economiche in mare aperto, conciliando la domanda di sviluppo tecnologico e industriale con la tutela degli ecosistemi. Coordinatore del progetto è il Rina Consulting di Genova, che fornisce un’ampia gamma di servizi nei settori dell’energia e del mare.
Realizzato in cemento modulare, resistente alla corrosione («e non è poca cosa – spiega Arena – visto che il mare danneggia tutti i dispositivi metallici e compromette il loro funzionamento»), a bassa manutenzione, in grado di ospitare sistemi di acquacoltura, di energia eolica e delle onde, l’impianto di itticoltura, altamente automatizzato (tutto gestito da remoto) prevede l’integrazione di turbine eoliche (da 10 Mw) e una serie di sistemi di energia da moto ondoso (i cassoni Rewec3 di Noel), già testati in ambiente marino, per soluzioni a zero emissioni di carbonio. Come indicato dal progetto, la piattaforma, assemblata come i Lego, svilupperà grandi proporzioni, fino a una superficie di due ettari. Il costo potrebbe aggirarsi intorno ai 200 milioni. «Ma oltre al costo, andranno poi calcolati i profitti di vendita dell'energia e del pescato», aggiunge il direttore di Noel.