Nuove norme Ue

Regolamento imballaggi, ricavi a rischio

Le aziende lombarde sono preoccupate per il divieto
del packaging in plastica a partire dal 2030 che porterà tagli alla produzione

di Sara Deganello

4' min read

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Cambiano le regole per la filiera degli imballaggi plastici. Il nuovo regolamento imballaggi europeo (Ppwr) che il Parlamento voterà a Strasburgo il prossimo 24 aprile vieta alcuni tipi di packaging monouso in plastica, destando preoccupazione tra le aziende della filiera, anche lombarda. Tra le tipologie che saranno bandite dal 1° gennaio 2030: imballaggi per frutta e verdura sotto 1,5 kg; per bevande, alimenti, condimenti e salse nel settore Horeca; per raggruppare prodotti nei punti vendita. Vietati anche i flaconcini per la cosmetica negli alberghi e le borse ultraleggere, a meno che non siano necessarie per motivi di igiene.

Nell’industria della gomma plastica, la Lombardia è il territorio più importante, incidendo per circa un terzo delle unità locali (4mila) e degli addetti (61mila) sul totale italiano. Il peso della regione sale ulteriormente se si considera il valore economico generato: il settore lombardo ha registrato 22,3 miliardi di fatturato (il 40% del dato nazionale) e 5,5 miliardi di valore aggiunto (il 39%). Sono i numeri riferiti al 2022 di una ricerca dello scorso anno di Assolombarda e Federazione Gomma Plastica. Allargando lo sguardo all’intera filiera – comprendendo quindi anche le industrie che operano dalla creazione delle miscele dai polimeri alla loro trasformazione nel prodotto finito, fino al riciclo del prodotto giunto a fine vita– i numeri della Lombardia lievitano: 74mila addetti in 4.400 unità locali (33-34% del totale italiano), che generano 30,8 miliardi di euro di fatturato e 7,4 miliardi di euro di valore aggiunto (43-44% del totale italiano). Del fatturato e del valore aggiunto, il 70% viene dalla fabbricazione di prodotti in plastica e di questi la metà è destinata al settore del packaging.

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Valori importanti che ora devono fare i conti con nuove restrizioni. «Abbiamo calcolato che il bando dei film per il multipack taglierebbe il 15% della nostra produzione», testimonia Massimo Centoze, ceo di Itp, azienda di Bosnasco (Pavia) che produce imballaggi flessibili per il confezionamento alimentare e packaging secondari per il beverage con 250 addetti e un fatturato 2023 di 110 milioni di euro, il 45% del quale dall’export. «Non è poco», continua Centoze: «Operiamo in un ambiente competitivo, i costi energetici sono calati ma sono ancora alti, quelli del personale sono aumentati. Perdere volumi rischia di mettere in crisi le aziende e lasciare a casa le persone. Ci si può organizzare ma serve tempo, i supermercati tendono ad anticipare eventuali divieti».

Se l’obiettivo del Ppwr era di diminuire i rifiuti da imballaggio, le aziende italiane operano da tempo una riduzione dei volumi dei loro prodotti: «Già prima del regolamento nei fardelli per bottiglie si è passati da 65 a 35 micron di spessore. Negli ultimi anni noi abbiamo investito 22 milioni per produrre con nuove tecnologie film sempre più sottili, meno del 50% di quelli usati oggi, e riciclabili. Ora invece, per sostituire la plastica, si userà il cartoncino, che è più pesante e quindi produce più rifiuti e maggiore CO2 per lo smaltimento», osserva Centoze.

«Lavoriamo a imballaggi sempre più performanti e meno impattanti, da vent’anni a questa parte. Raggiungere questo scopo con i regolamenti è insensato», gli fa eco Fabrizio Bernini, communication e R&D manager del gruppo Happy: più di mille dipendenti (la maggior parte in Italia) per 350 milioni di fatturato e dieci aziende, come la Magic Pack di Gadesco Pieve Delmona (Cremona), che produce vaschette in polistirene espanso, e la Esperia di Verolavecchia (Brescia), specializzata in imballaggi in polipropilene e Pet per alimenti: «Per questa, per la parte legata all’ortofrutta si stima una perdita del 40%», racconta Bernini: «Il resto della produzione è dedicata a carni, affettati, formaggi, che al momento non sono toccati dal regolamento. Ma temiamo che sia solo l’inizio, che arrivino ulteriori restrizioni. L’obiettivo vero sembra quello di eliminare l’imballaggio in plastica. E su questo dovremo pagare conseguenze di sicurezza e spreco alimentare. Ed economiche pesanti. Se tutte le aziende impegnate nell’ortofrutta si impegnassero nel mondo delle proteine avremmo un sovraffollamento che ci porterebbe alla crisi per altri motivi, nella migliore delle ipotesi. La peggiore: si rischia di chiudere gli impianti e mandare a casa le persone». Il tutto in un contesto in cui l’Italia nel 2024 dovrebbe arrivare a riciclare quasi il 75% degli imballaggi (stime Conai): il 52% per plastica e bioplastica compostabile.

«Nel regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio, elementi strategici per la massimizzazione del riciclo saranno non solo l’eco-design, con i nuovi obblighi previsti a partire dal 2030, ma anche e soprattutto l’obbligo di un contenuto minimo di materiale riciclato negli imballaggi, che consentirà una concreta e crescente applicazione circolare dell’utilizzo della plastica riciclata», osserva Roberto Sancinelli, presidente della Montello dell’omonimo paese nella Bergamasca, che ricicla ogni anno 350mila tonnellate di rifiuti plastici, 1 milione contando anche quelli organici. Conta 840 addetti e un fatturato di 227 milioni di euro nel 2023, con la stima di arrivare a 250 quest’anno. «Siamo convinti che, soprattutto in Italia, il riciclo meccanico nei prossimi anni continuerà a ricoprire un ruolo da protagonista e sarà assolutamente complementare al nascente riciclo chimico», conclude il presidente.

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