Insolvenze

René Benko agli arresti dopo il crack di Signa: occultati beni ai creditori

Il magnate austriaco arrestato dalla procura anticorruzione di Vienna. L’ipotesi di accusa: associazione a delinquere finalizzata alla distrazione di beni mobili e immobili

 Il magnate Rene' Benko arrestato in Austria dopo il mega-crac del gruppo Signa

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Sottrazione di beni alle autorità. Con questa accusa, l’ex immobiliarista austriaco, René Benko, enfant prodige del mattone e fondatore del gruppo immobiliare in fallimento Signa, è stato arrestato ieri in Austria, nella sua villa a Innsbruck. «Avrebbe potuto nascondere beni», come armi e orologi, «e continuare a proteggere il patrimonio della sua fondazione privata dalle autorità e dai creditori» ha spiegato la Procura anticorruzione austriaca (WKStA) in una nota. Avrebbe anche nascosto di essere «il proprietario effettivo» della Fondazione privata Laura, gestita formalmente dalla madre, che pagava un affitto mensile di 238.500 euro per la villa, nella quale però viveva il figlio e dove è stato arrestato.

Nel 2023 il gruppo immobiliare Signa era stato posto in amministrazione controllata, segnando la più grande insolvenza nella storia austriaca.

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Benko, 47 anni - indagato in quattro Paesi - era stato interrogato nel dicembre 2024 dopo un mandato di arresto emesso dall’Italia, nell’ambito di una vasta indagine per associazione per delinquere, finanziamento illecito di partiti e corruzione. Fondato nel 2000, il gruppo immobiliare aveva conosciuto un’ascesa spettacolare al punto da diventare comproprietario del famoso Chrysler Building a New York e di diverse prestigiose catene di grandi magazzini in Europa.

L’inchiesta di Trento

Il provvedimento restrittivo di eri non riguarda direttamente l’inchiesta della Procura di Trento, che lo scorso dicembre aveva emanato un mandato di cattura internazionale e chiesto fermo ed estradizione per Benko (che Innsbruck aveva negato). Dopo decine di perquisizioni e numerosi avvisi di garanzia erano stati posti agli arresti domiciliari sei tra imprenditori, politici e funzionari (tra cui gli uomini di “fiducia” di Benko in Italia, l’imprenditore trentino Paolo Signoretti e il commercialista bolzanino Heinz Peter Hager). Le accuse della Procura: associazione per delinquere, corruzione, truffa, finanziamento illecito ai partiti, turbativa d’asta, traffico di influenze illecite, rivelazione di segreti d’ufficio e violazione delle norme tributarie. Tuttavia, il mandato di arresto della Procura di Vienna cita la Villa Eden Gardone che l’ex magnate avrebbe venduto, senza un adeguato corrispettivo. Ma filoni di indagine sono aperti non solo in Italia e Austria.

In Germania, ad esempio, si sono attivate già la scorsa primavera le Procure di Berlino e Monaco, tra l’altro per l’insolvenza del famoso e storico centro commerciale KaDeWe. Gli investigatori nel Liechtenstein stanno analizzando la rete di fondazioni del gruppo del tycoon e l’eventuale riciclaggio di denaro. Finora, però, solo l’Italia ne aveva chiesto l’arresto.

L’ascesa

Eppure, fino al 2023, l’ascesa di Benko sembrava inarrestabile. Nato a Innsbruck nel 1977 in un ambiente di piccola borghesia (padre impiegato comunale e madre educatrice), a 17 anni lascia la scuola e muove i primi passi nell’immobiliare trasformando soffitti in attici di lusso. Nel cuore della sua Innsbruck abbatte e ricostruisce con standard moderni il centro commerciale Tyrol. Nel 2004 nasce il primo fondo immobiliare Signa, che attrae investitori. Nel 2014 compra la famosa catena tedesca di negozi Karstadt, in forte difficoltà economiche. Nel 2019 acquisisce assieme alla Rfr Holding il Chrysler Building a New York. Nel suo portafoglio era entrato anche l’Hotel Bauer a Venezia (che a novembre scorso il gruppo dell’hospitality cipriota Mohari, in partnership con Omnam group, si è aggiudicato nell’ambito della gara che l’advisor finanziario Eastdil Secured ha imbastito per conto di King Street che proprio da Signa lo aveva rilevato). Il tycoon tirolese aveva investito anche nell’aeroporto di Bolzano e nel nuovo centro commerciale Waltherpark nel centro storico della città. Secondo Forbes, nel 2023, il patrimonio dell’austriaco ammontava a 5,5 miliardi di euro. Poi, la caduta. Zavorrato dai debiti è crollato nel 2023, con l’impennata dei tassi di interesse, che hanno messo in luce vizi gestionali e pratiche fraudolente. Oggi, il gruppo è in fase di smantellamento nel tentativo di ripagare i creditori, sparsi tra Europa, Emirati Arabi Uniti e Tailandia.

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