Restyling Laguna Dal Mose al porto ecco tutte le opere
Il completamento delle barriere contro l'acqua alta necessita di altri 900 milioni. Per i dragaggi, disinquinamenti e marginamenti è previsto l'utilizzo di ulteriori 300 milioni
di Jacopo Giliberto
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Finita la lettura delle schede elettorali, ora a Venezia è finita l’apnea e si ricomincia — dopo anni di borbottii, borgorigmi e ciàcole — a rileggere l’intero assetto della città, del suo rapporto con l’odiosamato turismo, con il porto, con l’industria, con le acque alte e il Mose, opera di altissima ingegneria e al tempo stesso di fortissima carica simbolica.
In palio si intravedono miliardi di euro ma anche si stanno riunendo quelle idee che portano al “tagliando” periodico di manutenzione al sistema laguna che da un millennio Venezia conduce ogni cinquantina d’anni.
I progetti di disinquinamento delle zone contaminate potrebbero valere sui 300 milioni; i dragaggi dei canali portuali si aggirano sui 100 milioni di spesa; per i marginamenti delle rive lagunari sono previste spese di oltre 70 milioni, un altro centinaio saranno i lavori sulle zone portuali. E poi c’è il grande capitolo Mose, non meno di un miliardo di euro per finirlo e renderlo del tutto operativo. Anche se ormai operativo lo è già, sia pure per le sole emergenze.
Una laguna creata dall’uomo
La laguna di Venezia è un’area semiartificiale, cioè è il frutto dell’azione dei veneziani che per secoli hanno lavorato sui fiumi per evitare che la laguna s’interrisse e il porto morisse. Vi sfociavano i fiumi Piave, Sile e Brenta, che in breve avrebbero reso la laguna come il resto della pianura veneta: oggi sarebbe una giungla di pannocchie, pomodori e capannoni industriali. Quindi dal Medioevo scavando nuovi alvei i fiumi furono deviati a sfociare direttamente in Adriatico. Ma senza la spinta dei fiumi si intasavano di detriti le bocche di porto, minacciando la navigazione; così gli antichi alternavano aperture e chiusure dei fiumi per riaprire la navigazione senza riempire di terra la laguna. Il problema è stato risolto definitivamente nell’Ottocento.
Aree contese
Oggi vi sono molte aree al margine della laguna che suscitano grande interesse. Per esempio a ridosso della raffineria Irom dell’Eni, un modello internazionale perché ricava gasolio partendo dagli oli vegetali, c’è una zona di area portuale incolta denominata i Pili. È una posizione di cerniera fra la zona industriale, la fortezza di Marghera, la zona di San Giuliano e il ponte della Libertà che collega con il centro storico. Tempo fa vi è apparso un grande parcheggio di scambio sul quale la magistratura intende verificare la regolarità. In ogni caso, ogni uso dell’area esige un importante lavoro di decontaminazione, visto l’inquinamento accumulato in decenni di attività petrolifere; la spesa si avvicina ai 30 milioni di euro.

