Retelit, non solo infrastrutture tlc: la sfida è sui servizi alle aziende
Nuova fase di sviluppo per il gruppo di telefonia che vuole diversificare il business anche con le acquisizioni. Il rischio di guerra in Libia: la società dice che attualmente l'azionista libico è stabile e sostiene la governance
di Vittorio Carlini
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La “Fase 2”. Un nuovo periodo dello sviluppo aziendale. Così, seppure in maniera sommaria, può riassumersi la recente strategia di Retelit. La “piccola telecom”, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, da un lato punta con maggiore forza all’espansione dimensionale; e, dall’altro, vuole diversificare il business.
Le acquisizioni
Una prova? La offre, proprio con riferimento alla maggiore articolazione dell’oggetto sociale, l’attività di M&A. Lo scorso 14 gennaio c’è stato il closing dell’acquisizione, ad opera di Retelit, del 100% di Partners Associates (Pa). Quest’ultima come integratore di sistemi offre diversi servizi e soluzioni: dai software gestionali alla cyber security fino al cloud computing e le analisi di performance del business (business analytics). Non solo. La società, anche con asset di proprietà, è attiva nel mondo dei data center. Insomma: Retelit, attraverso Pa, diversifica l’attività, aumentando peraltro, in linea con il piano d’impresa 2019-2023, le vendite nei confronti del settore business (grandi, medie e piccole aziende).
Quest’ultimo comparto, a ben vedere, è protagonista anche nell’altra operazione straordinaria recentemente annunciata: l’offerta vincolante (accettata) per il 100% di Brennercomm. In questo caso, diversamente da Pa, si tratta di un operatore infrastrutturale. Cioè: focalizzato sul tradizionale core business di Retelit. E tuttavia, grazie ad esso, la “piccola telecom” rafforza la presenza nella clientela rappresentata dalle imprese. Di nuovo, quindi, c’è una spinta a favore della maggiore diversificazione, seppure sul fronte dell’utenza.
Cassa e debito netto
Ma non è solo questione di differenziazione di clienti ed oggetto sociale. Gli indizi della “Fase 2” si ritrovano anche a livello contabile. In particolare nella dinamica della Posizione finanziaria netta. La Pfn, alla fine del 2017, era positiva per 33,4 milioni. Un anno dopo è scesa a 12,7 milioni e al 30 settembre scorso, ultimo dato disponibile, si è assestata a 4 milioni.Il calo, in grande parte, consegue agli investimenti finalizzati alla crescita. Il gruppo, cioè, ha deciso di sborsare denari per spingere l’ espansione. La strategia, a fine del 2019, dovrebbe portare la Posizione finanziaria netta positiva nella forchetta tra 1 e 4 milioni. Qui, deve ricordarsi, la precedente stima indicava, sempre a fine dello scorso esercizio, una Pfn tra 17 e 21 milioni.
La riduzione della guidance è dovuta all’impatto di voci non ricorrenti per 15 milioni. Di questi circa 12 sono riconducibili ad un duplice buyback. Un riacquisto di azioni proprie che, oltre al programma di remunerazione del management, è prodromico alle due operazioni straordinarie annunciate. Non solo. Di là dal buyback la Pfn nel 2020 è prevista, soprattutto in scia all’M&A, passare in territorio negativo. Un indebitamento finanziario netto che: da una parte, non essendo previsto oltre le tre volte l’Ebitda, è considerato assolutamente gestibile; e che, all’altra, mostra ancora di più la volontà di allocare il capitale a sostegno della crescita e della diversificazione del business.




