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Retelit, non solo infrastrutture tlc: la sfida è sui servizi alle aziende

Nuova fase di sviluppo per il gruppo di telefonia che vuole diversificare il business anche con le acquisizioni. Il rischio di guerra in Libia: la società dice che attualmente l'azionista libico è stabile e sostiene la governance

di Vittorio Carlini

6' min read

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La “Fase 2”. Un nuovo periodo dello sviluppo aziendale. Così, seppure in maniera sommaria, può riassumersi la recente strategia di Retelit. La “piccola telecom”, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, da un lato punta con maggiore forza all’espansione dimensionale; e, dall’altro, vuole diversificare il business.

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Le acquisizioni
Una prova? La offre, proprio con riferimento alla maggiore articolazione dell’oggetto sociale, l’attività di M&A. Lo scorso 14 gennaio c’è stato il closing dell’acquisizione, ad opera di Retelit, del 100% di Partners Associates (Pa). Quest’ultima come integratore di sistemi offre diversi servizi e soluzioni: dai software gestionali alla cyber security fino al cloud computing e le analisi di performance del business (business analytics). Non solo. La società, anche con asset di proprietà, è attiva nel mondo dei data center. Insomma: Retelit, attraverso Pa, diversifica l’attività, aumentando peraltro, in linea con il piano d’impresa 2019-2023, le vendite nei confronti del settore business (grandi, medie e piccole aziende).

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Quest’ultimo comparto, a ben vedere, è protagonista anche nell’altra operazione straordinaria recentemente annunciata: l’offerta vincolante (accettata) per il 100% di Brennercomm. In questo caso, diversamente da Pa, si tratta di un operatore infrastrutturale. Cioè: focalizzato sul tradizionale core business di Retelit. E tuttavia, grazie ad esso, la “piccola telecom” rafforza la presenza nella clientela rappresentata dalle imprese. Di nuovo, quindi, c’è una spinta a favore della maggiore diversificazione, seppure sul fronte dell’utenza.

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Cassa e debito netto
Ma non è solo questione di differenziazione di clienti ed oggetto sociale. Gli indizi della “Fase 2” si ritrovano anche a livello contabile. In particolare nella dinamica della Posizione finanziaria netta. La Pfn, alla fine del 2017, era positiva per 33,4 milioni. Un anno dopo è scesa a 12,7 milioni e al 30 settembre scorso, ultimo dato disponibile, si è assestata a 4 milioni.Il calo, in grande parte, consegue agli investimenti finalizzati alla crescita. Il gruppo, cioè, ha deciso di sborsare denari per spingere l’ espansione. La strategia, a fine del 2019, dovrebbe portare la Posizione finanziaria netta positiva nella forchetta tra 1 e 4 milioni. Qui, deve ricordarsi, la precedente stima indicava, sempre a fine dello scorso esercizio, una Pfn tra 17 e 21 milioni.

La riduzione della guidance è dovuta all’impatto di voci non ricorrenti per 15 milioni. Di questi circa 12 sono riconducibili ad un duplice buyback. Un riacquisto di azioni proprie che, oltre al programma di remunerazione del management, è prodromico alle due operazioni straordinarie annunciate. Non solo. Di là dal buyback la Pfn nel 2020 è prevista, soprattutto in scia all’M&A, passare in territorio negativo. Un indebitamento finanziario netto che: da una parte, non essendo previsto oltre le tre volte l’Ebitda, è considerato assolutamente gestibile; e che, all’altra, mostra ancora di più la volontà di allocare il capitale a sostegno della crescita e della diversificazione del business.

LE STIME SULLA POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

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LE STIME SULLA POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

L’alea delle integrazioni
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Le acquisizioni portano con sé il rischio d’esecuzione. Un’ alea che, anche per le dimensioni non così ridotte delle realtà acquisende, può impattare l’attività di Retelit. Il gruppo, ricordando la natura industriale delle operazioni, rigetta la preoccupazione. In primis perchè, è l’indicazione, come mostrano i dati di conto economico, la società possiede la giusta competenza strategica e conoscenza del business. Una duplice condizione considerata essenziale per effettuare con efficacia le integrazioni.

Poi perchè, aggiunge la società, la sua conoscenza dei target e il loro oggetto sociale, consente di realizzare le operazioni in maniera efficiente. Tanto che il gruppo, con riferimento a Partner Associates, prevede, grazie alla sinergie, l’incremento a regime del 20% del Mol rispetto alla somma dell’Ebitda di Retelit e della stessa Partner Associates. Infine perchè le società acquisende sono realtà redditizie e quindi, conclude l gruppo, non richiedono ristrutturazioni.

Fin qui alcune considerazioni riguardo diversificazione del business,M&A e spinta sulla clientela aziendale. Il risparmiatore, tuttavia, è interessato anche a comprendere le prospettive complessive della società. A tal proposito è utile ricordare l’oggetto sociale di Retelit. Questa, oltre al cavo intercontinentale AAE-1, divide l’attività in tre aree. Il “Wholesale nazionale” costituito essenzialmente da due attività: dare in concessione la fibra ad operatori nazionali oppure offrire loro capacità di banda.

Poi: il “Wholesale internazionale” che ricomprende, ad esempio, il B-End. Cioè: le telecom internazionali, tramite l’infrastruttura di Retelit, collegano le sedi domestiche delle multinazionali presenti in Italia agli altri head quarter. Infine: il segmento business. Qui sono ricompresi i servizi a valore aggiunto offerti essenzialmente alle imprese: dal disaster recovery all’archiviazione dati fino alla sicurezza informatica.

Ebbene, al 30/9/2019 i ricavi erano cosi divisi: il “National wholesale” pesa per il 41% e l’ “International wholesale” per il 35% (l’8% il cavo AEE-1); l’attività Business, invece, genera il 16% del fatturato. Si tratta di un “breakdown” che, al netto della volontà di crescere in tutti i segmenti, nel medio periodo cambierà? La risposta è positiva. È probabile, dice Retelit, che l’area Business, considerando le acquisizioni, possa arrivare fin’anche a circa il 50%. Il “Wholesale” nazionale ed internazionale, dal canto loro, dovrebbero rispettivamente assestarsi al 20%. Il cavo AEE-1 è, infine, previsto aumentare le propria incidenza, arrivando intorno al 10% del giro d’affari. Insomma: il mondo dei servizi (oltre che dell’infrastruttura) a favore delle imprese è destinato ad assumere un ruolo importante. Anche perchè nel segmento business Retelit potrà sfruttare al meglio l’opportunità di presentarsi quale operatore che opera a 360°.

Questo, però, non significa che le altre aree diventino meno rilevanti. Anzi. Anch’esse dovranno crescere. Così, rispetto al “National wholesale”, un driver atteso è certamente il 5G. La telefonia di quinta generazione crea una domanda di nuove infrastrutture e servizi. Ad esempio per le connessioni in fibra tra le molteplici nuove antenne radio che dovranno supportare l’incremento di flusso dati.

L’incremento della rete, peraltro, coinvolge anche il “Wholesale” internazionale. Non solo nel “backhauling” ma anche nella possibilità di presentarsi, vista l’esperienza con il cavo AEE-1, quale soggetto in grado di contribuire alle realizzazione di centri terrestri d’approdo per nuovi “submarine cable”.

Il calo dell’Ebitda Margin
Ciò detto il risparmiatore volge lo sguardo verso l’andanento contabile di Retelit. A ben vedere i primi nove mesi del 2019 sono stati contraddistinti da ricavi e redditività in rialzo. Il fatturato si è assestato a 50,5 milioni in aumento del 17% rispetto allo stesso periodo del 2018. L’Ebitda e l’Ebit, dal canto loro, sono rispettivamente saliti a 23,6 e 7,6 milioni. Sennonché va segnalato che il rapporto tra Mol e ricavi è sceso dal 43% del 30/9/2018 al 40% dello scorso fine settembre. Una diluizione dell’Ebitda margin che, inevitabilmente, fa storcere il naso.

Il gruppo tlc rigetta il disappunto. La contrazione della marginalità operativa lorda, comunque su valori considerati di assoluto rispetto, è l’effetto, viene spiegato, del diverso mix di ricavi. Il crescente peso dei servizi, contraddistinti da maggiori oneri operativi, impatta inevitabilmente il Mol e quindi l’Ebitda margin. Contestualmente però, aggiunge sempre l’azienda, la diminuzione dell’incidenza dell’attività infrastrutturale induce un minore peso sul reddito operativo. Tanto che l’Ebit margin al 30/9/2019 è aumentato rispetto ad un anno prima. In conclusione, quindi, il gruppo non vede alcun problema rispetto alla sua capacità di trasformare i ricavi in redditività.

A fronte di un simile contesto, quali allora le prospettive sull’intero 2019? Retelit conferma che il fatturato, sullo scorso esercizio, è previsto tra 76 e 80 milioni. L’Ebitda, invece, dovrebbe essere compreso tra 29 e 33 milioni.

DOMANDE & RISPOSTE
Al 30/9/2019 i nuovi ordini del gruppo erano in calo rispetto a 12 mesi prima. Una situazione che preoccupa?
La società risponde negativamente. Il dato sui nove mesi, viene spiegato, è poco significativo: quello che realmente conta è il consuntivo annuale. Di là da ciò Retelit sottolinea, da un lato, che i nuovi ordini sono comunque in linea con il budget; e, dall'altro, che la loro dinamica sull'intero scorso esercizio è riconducibile a quella del 2018.
Il 14,37% del capitale di Retelit è in mano a Bousval, controllata da Libyan Post TITC. Gli scontri bellici in Libia inducono il timore possano esserci impatti sulla governance e l'attività del gruppo...
La società, allo stato attuale, rigetta il timore. Il gruppo dice di essere in contatto con il socio libico che, rebus sic stantibus, rimane stabile e conferma l'impegno a supportare la governance e l'attività dell'azienda.

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