Estradizione ex Br i familiari delle vittime «a Strasburgo per avere giustizia non vendetta»
In occasione della conferenza stampa per presentare le motivazioni del ricorso alla Cedu, forniti i dati sulle vittime del terrorismo: 500 morti negli anni di piombo
di Patrizia Maciocchi
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I punti chiave
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«Nel periodo degli anni di piombo, il nostro Paese è stato lacerato dalla morte di 500 vittime per mano dei terroristi. È necessario che alla commissione di un reato corrisponda una pena. È un pessimo esempio che chi delinque trovi rifugio e rimanga impunito». A dirlo è Potito Perruggini, presidente dell’Osservatorio nazionale “Anni di piombo” durante la conferenza stampa dove è stato presentato il ricorso alla «Corte europea dei diritti dell'Uomo» contro il diniego alla richiesta di estradizione nei confronti dei 10 terroristi italiani rifugiati in Francia. Esponenti per lo più delle Br che hanno trovato asilo in Francia, dopo gli anni di piombo, sulla scia della dottrina Mitterand. A presentare l’istanza agli eurogiudici sono stati i familiari di Michele Granato - l’agente di polizia ucciso dalle Brigate Rosse il 9 novembre del 1979 a Roma - in seguito ad un’ iniziativa, promossa dall’avvocato Walter Biscotti, dopo il no della Suprema corte francese del 28 marzo scorso, da considerare definitivo vista la rinuncia della procura generale a contestarlo.
Per i 10 , di cui 8 uomini fra i quali Giorgio Pietrostefani, condannato per l’omicidio Calabresi, e 2 donne (le ex Br Marina Petrella e Roberta Cappelli) la richiesta di estradizione era già stata respinta dal Tribunale.
Le ragioni del ricorso
Oggi a spiegare le ragioni del tentativo di ottenere giustizia sono i familiari delle vittime. «Il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo non è un oltraggio alla Francia ma un chiarimento di quelli che sono i pesi e contrappesi tra vittima e carnefice, chiediamo di ottenere quella giustizia perché per troppi anni il nostro Paese non ci è riuscito. Non si può difendere sempre e solo Caino». Lo ha detto Alberto Torregiani, figlio del gioielliere Pierluigi, ucciso a Milano il 16 febbraio 1979 da un commando dei Pac «ho accettato di essere presente al fianco dei Granato perché loro non hanno voce, come tante altre famiglie che vengono ignorate – ha aggiunto Torregiani - l’oltraggio invece sta nel fatto che ancora oggi dopo trent’anni non si dia peso al dolore che ogni vittima e famiglia porta avanti ogni giorno».
L’avvocato Walter Biscotti
L’iniziativa del ricorso è stata dell’avvocato penalista Walter Biscotti, anche lui presente nella sala stampa estera. «Centinaia di servitori dello Stato hanno dato la vita e il loro sacrificio è servito affinché la democrazia vincesse. I familiari delle vittime però sono quelli che hanno dovuto portare tutto il peso sulle loro spalle - ha detto Biscotti - se esistono nuovi padri della patria io credo siano quei servitori dello Stato caduti per salvare la democrazia». Biscotti ha ricordato che il primo passo sarà, si spera, la dichiarazione di ammissibilità del ricorso da parte della Corte europea dei diritti dell’Uomo.
I fratelli dell’agente Granato
Per i fratelli di Michele Granato il ricorso a Straburgo è l’ennesimo tentativo di aver giustizia, dopo oltre 40 anni di sofferenza «Noi non vogliamo vendetta ma giustizia. Una giustizia che le autorità francesi ci hanno negato. Per noi è una via Crucis che dura da 44 anni - hanno affermato Pietro e Santina Granato - quelli che vivono in Francia sono assassini: uccidevano servitori dello Stato, per loro erano numeri - hanno aggiunto i familiari che vivono in Sicilia - il nostro ricordo va a quel giorno: appurammo della morte chi dai giornali chi dalle forze dell'ordine. Un dolore che dura da oltre 40 anni».


