Arte e fisco

Riduzione Iva, gli artisti scrivono al governo

La lettera verrà inviata lunedì, i galleristi assicurano saranno raccolte più di 300 firme per sostenere la richiesta di intervento fiscale

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«Illustre Presidente del Consiglio dei Ministri On. Giorgia Meloni, On. Ministro della Cultura, Alessandro Giuli On. Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, On. Ministro delle Imprese e del Made in ItalyAdolfo Urso» così gli artisti scrivono al governo, per ora poco più di una decina, ma i galleristi assicurano - attraverso la raccolta firme - dinventeranno 300, entro lunedì quando finalmente la missiva sarà inviata ai destinatari. Per ora circola sui giornali specializzati. La lettera, che pubblicheremo anche noi alla fine di questo articolo, richiama il Governo sul tema fiscale e sulla necessità di portare l’aliquota ordinaria del 22% sugli scambi di opere d’arte a quella ridotta, come hanno già fatto da gennaio Francia (5,5%) e Germania (7%).
La preoccupazione degli artisti è la perdita di competitività del nostro sistema artistico - le gallerie che li rappresentano potrebbero decidere infatti di delocalizzare ed emigrare in paesi vicini -, questo significherebbe la perdita di un supporto per il sistema creativo italiano. Peccato che il sistema dell’arte che ha cercato di trovare una rappresentanza comune nel Gruppo Apollo, che da anni sta cercando di sostenere le ragioni del settore - nel quale convergono molte case d’asta e l’Anca, l’associazione nazionale per le case d’asta, l’Angamc, l’associazione per le galleria di arte moderna e contemporanea, Italics, associazione di gallerie, la Fima, Federazione mercanti d’arte, l’Associazione antiquari d’Italia e molte società di trasportatori - manca di voce comune. Forse gli artisti dovrebbero pensare ad una rappresentanza diretta senza affidarsi a un sistema, che non sempre mostra di marciare compatto, anzi. Ma in questo settore molto spesso ognuno fa per sé, invocando poi solo talvolta il bene comune.

I temi fiscali all’ordine del giorno

In ogni caso tornando al vero tema, cioè l’inserimento della modifica dell’aliquota in un atto del governo, si sta cercando un veicolo legislativo in ambito fiscale per introdurre la riduzione più che necessaria nel nostro paese. Con il Dl Cultura il tentativo di inserire l’emandamento ad hoc è sfumato all’ultimo, ora si sta lavorando per individuare una nuova strada, c’è tempo fino ad agosto per agire, entro la scadenza dei due anni previsti per la Riforma fiscale. Purtroppo non esiste ancora neanche una bozza di decreto che vada a disciplinare le plusvalenze conseguite dai collezionisti (finora escluse da tassazione in linea teorica, lacuna normativa parzialmente colmata dalla giurisprudenza di merito o legittimità come da Cassazione, 8 marzo 2023, n. 6874, Cassazione, 16 gennaio 2024, n. 1603 e Cassazione, 17 luglio 2024, n. 19363), data l’assenza di una disciplina ad hoc a seguito dell’introduzione del TUIR e dell’abrogazione dell’articolo 76 del DPR. 597/1973 (intento speculativo presunto se opera venduta durante i primi due anni di detenzione). Una riforma come indicato nella Legge di Delega per la Riforma fiscale: «introduzione della disciplina sulle plusvalenze conseguite dai collezionisti, al di fuori dell’esercizio dell’attività d’impresa, di oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione, nonché, più in generale, di opere dell’ingegno di carattere creativo appartenenti alle arti figurative, escludendo i casi in cui è assente l’intento speculativo, compresi quelli delle plusvalenze relative ai beni acquisiti per successione e donazione», che forse andrebbe associata a quella della riduzione dell’aliquota fiscale.

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Michelangelo Pistoletto

La lettera al governo

Ed ecco la lettera degli artisti che, tra i primi firmatari raccolti dai galleristi, vede Maurizio Cattelan, Enzo Cucchi, Giorgio Griffa, Paolo Icaro, Emilio Isgrò, Nunzio, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto (candidato al Premio Nobel per la Pace 2025) e Marco Tirelli. Entro lunedì assicurano i galleristi firmeranno molto altri, speriamo che il governo abbia il tempo di leggerla.

«Noi, artisti, esprimiamo seria preoccupazione per la decisione del Governo di non ridurre l’aliquota Iva sulle opere d’arte, in netta controtendenza rispetto a quanto già deciso, su sollecitazione dell’Unione Europea, da importanti Paesi come Francia e Germania.

In sistema globalizzato, l’Iva al 22% scoraggerà gli acquisti di opere d’arte in Italia e spingerà molte delle gallerie che ci sostengono a chiudere o trasferirsi all’estero, come sta già accadendo.

In questa allarmante situazione verrà a mancare un supporto cruciale non solo per gli operatori culturali e le istituzioni, ma anche per un intero ecosistema di cui fanno parte artigiani, restauratori, trasportatori, organizzazioni fieristiche e altri professionisti legati a questo settore, che ne subiranno le più severe conseguenze. Chiediamo quindi che il Governo non perda questa opportunità, non per sostenere un mondo di oggetti esclusivi ma per salvaguardare il sistema culturale italiano.

Mantenendo l’attuale fiscalità per le opere d’arte gravosa, non competitiva e penalizzante, l’Italia si avvia a perdere una gran parte delle sue imprese creative e a diventare un «deserto culturale.

Lo sguardo del nostro Paese non può essere rivolto solo al passato; l’arte di oggi sarà quella antica di domani e deve essere sostenuta riconoscendone il valore per la società in termini di benessere, educazione, giustizia sociale, comprensione della nostra storia e capacità di elaborare il proprio futuro.

L’Italia deve riconquistare il suo ruolo al centro del dibattito culturale internazionale, un obiettivo oggi impossibile a causa di una decisione che riduce l’intero sistema dell’arte ai limiti della sopravvivenza e influisce gravemente sulla capacità di noi artisti di sostenere la nostra pratica, vivere del nostro lavoro e contribuire alla crescita culturale del nostro Paese».

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