Rientro cervelli, famiglia, amici e qualità della vita le vere motivazioni del ritorno
Dalla ricerca emerge che quasi un rispondente su cinque (19%) dichiara che non ci sono motivazioni sufficienti per prendere in considerazione un ritorno in Italia
di Redazione Scuola
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Nel corso delle ultime settimane il dibattito pubblico relativo ai temi legati al mondo del lavoro è stato focalizzato anche sulle modalità per poter riavvicinare i talenti espatriati all'Italia. L'intervento della politica, naturalmente, non può che essere legato a ragioni di carattere economico e fiscale, ma ad incidere sulle scelte dei professionisti italiani espatriati ci sono anche tanti altri elementi, come la vicinanza a famiglia e amici, la qualità della vita e, magari, anche la speranza che il mercato del lavoro acquisisca maggiore competitività rispetto agli altri Paesi più avanzati.
La ricerca
Una ricerca sviluppata dal Gruppo Adecco e basata su un campione di quasi 2.000 rispondenti ha, infatti, evidenziato che gli sgravi fiscali, considerati fondamentali dall'11% dei rispondenti, sono una leva importante, a volte vincolante, per convincere i talenti a rientrare in Italia, ma le vere motivazioni del rimpatrio sono legate alla vicinanza a famiglia e amici (43% dei voti) e la qualità della vita (27%). Da notare, inoltre, che quasi un rispondente su cinque (19%) dichiara che non ci sono motivazioni sufficienti per prendere in considerazione un rientro in Italia.
L’analisi
«Il rientro dei cervelli è un tema fondamentale per misurare la competitività del mercato del lavoro di un Paese. La ricerca che abbiamo svolto ci dimostra che gli aspetti positivi strutturali e culturali che l'Italia può vantare, come ad esempio la qualità della vita e la vicinanza alle persone care come famigliari e amici, sono tra le principali ragioni che spingono a prendere in considerazione il rientro nel Belpaese. In molti casi, però, questi aspetti non sono sufficienti, se non accompagnati da incentivi importanti che possano permettere ai talenti di sentirsi gratificati anche dal punto di vista professionale ed economico. Infine, sarebbe fondamentale che il nostro mercato del lavoro migliori in competitività rispetto ai principali Paesi esteri: un numero emblematico che emerge da alcuni dati Eurostat rielaborati da Openpolis riporta che in Italia solo il 65,2% dei neo-laureati risulta occupato dopo 1-3 anni dal conseguimento del titolo, una situazione totalmente diversa rispetto ai migliori Paesi dell'Unione come il Lussemburgo (93,4%), i Paesi Bassi (92,9%) e la Germania (92,2%)», commenta Claudio Soldà, CSR & Public Affairs Director di The Adecco Group Italia.
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