Rifiuti, nel Mezzogiorno servono altri 121 impianti
Lo studio del Conai censisce 155 impianti attivi e stima il fabbisogno da soddisfare per rientrare nei parametri europei. La carenza maggiore è della Campania a cui ne mancano 38
di Vera Viola
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Le regioni del Sud dispongono di 155 impianti attivi per il trattamento dei rifiuti. Ma ne servirebbero altri 121. Parliamo di impianti di compostaggio in primis, di impianti di selezione, trattamento di terreni, di ingombranti, di discariche di servizio e di termovalorizzatori.
Lo studio del Conai sul Sud Italia rappresenta un buon punto di partenza per una eventuale pianificazione della svolta ecologica voluta dal governo italiano e dall’Europa. Per la quale il Pnrr, il piano italiano da attuare con le risorse europee di Next Generation Eu, ha destinato investimenti per 59,33 miliardi di euro, di cui 5,27 per l’economia circolare. Almeno il 40% dovrebbe andare al Sud.
Per il Conai, insomma, il Paese avrebbe bisogno di dotarsi di 121 nuovi impianti nelle regioni meridionali realizzando un investimento che si stima superiore al miliardo e mezzo, le cui ricadute sarebbero significative anche sul piano occupazionale: i nuovi impianti richiederebbero l’assunzione di oltre 2.300 addetti diretti, senza contare l'indotto. È ovviamente una stima redatta considerando gli obiettivi di raccolta differenziata (almeno al 70%) che l'Unione Europea impone entro il 2030.
In verità, si fa osservare, per la costruzione dei nuovi impianti non si parte da zero. Negli ultimi anni sono state avviate procedure autorizzative e molte sono completate. Dal Rapporto Ispra 2020, risultano autorizzati impianti per il trattamento biologico e di compostaggio per un totale di 12,4 milioni di tonnellate. Non poco. Possiamo dedurre da ciò che evidentemente il meccanismo si inceppa nella fase della realizzazione. Allo scopo di individuare i colli di bottiglia che hanno impedito l’attuazione del progetti appovati, il consorzio per gli imballaggi ha avviato un nuovo studio.
«Le Regioni del Sud soffrono della grave mancanza di impianti – sottolinea il presidente del Conai, Luca Ruini – . Usare le risorse in arrivo con il PNRR, ma anche quelle già a dispozione e non utilizzate, per colmare questo gap è fondamentale. Per chiudere il cerchio, infatti, è sempre più necessario che i rifiuti raccolti in modo differenziato siano trasformati il più possibile vicino al luogo in cui vengono raccolti. È il momento di dialogare con i territori per aiutarli a dotarsi di competenze professionali adeguate».

