Domani in Cdm

Giustizia, bozza Ddl: via abuso d’ufficio e stretta intercettazioni. Ed è scontro Nordio-Anm

Un unico disegno di legge composto da otto articoli, dalle intercettazioni ai reati contro la Pubblica amministrazione

di Nicola Barone

Articolo aggiornato il 15 giugno 2023, ore 14: 20

Carcere preventivo, numeri in calo e poi arriva la condanna

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Dalle intercettazioni alla custodia cautelare, dalle informazioni di garanzia ai reati contro la Pubblica amministrazione, passando per i concorsi per dar forza agli uffici con nuovi giudici.Oggi dinanzi al Consiglio dei ministri arriverà il primo corposo insieme di norme di riforma della giustizia, dopo un primo esame tecnico nella giornata di oggi preparatoria della riunione. Una scelta con cui il governo intenderebbe anche rendere un tributo a Silvio Berlusconi, ricordato ieri dal ministro Nordio anche per il suo ruolo di protagonista del dibattito sulla giustizia che voleva «orientare in senso garantista e liberale». Intanto il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde all’Anm che ha criticato le norme contenute nel pacchetto giustizia. “È patologico che in Italia molto spesso la politica abbia ceduto alle pressioni della magistratura sulla formazione delle leggi. Questo è inammissibile. Il magistrato non può criticare le leggi, come il politico le sentenze. Ascoltiamo tutti, ma il governo propone e il Parlamento dispone. Questa è la democrazia e non sono ammesse interferenze”.

La replica Anm a Nordio

Pronta la replica dell’Associazione magistrati: “Credo che una democrazia partecipata non debba individuare nella posizione critica di categorie professionali un’interferenza indebita. Noi rispettiamo la sovranità parlamentare, siamo un’istituzione, sarebbe assurdo pensare che i magistrati vogliono interferire con un altro potere dello Stato. Cerchiamo un confronto democratico con chi poi assumerà tutte le sue decisioni. Questa è la cifra di una democrazia matura” dice il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia.

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Sull’abuso di ufficio c’è l’accordo politico

Si parte dall’abuso d’ufficio, nodo intorno al quale si sono registrate nelle scorse settimane divergenze nella maggioranza (e non solo). Da sempre favorevole alla cancellazione del reato, considerato ragione di riluttanza alla firma da parte degli amministratori locali, Nordio sembra essere riuscito a superare i dissensi interni. Il reato di abuso d’ufficio viene abrogato a causa di una «anomalia» che persiste anche dopo le tante modifiche intervenute: lo “squilibrio” tra le iscrizioni nel registro degli indagati e le effettive condanne. A leggere la relazione che accompagna la bozza il numero delle iscrizioni nel registro degli indagati resta «ancora alto: 4.745 nel 2021 e 3.938 nel 2022; di questi procedimenti, 4.121 sono stati archiviati nel 2021 e 3.536 nel 2022». Solo 18 invece le condanne in primo grado nel 2021. Il Governo non esclude in futuro di sanzionare condotte «in forza di eventuali indicazioni di matrice euro-unitaria».

Intercettazioni, modifiche in due tempi

Altro tema spinoso, le intercettazioni. L’intervento previsto nel Ddl costituisce solo un primo passo teso alla tutela dei terzi estranei alle indagini. L’obiettivo è evitare che le loro conversazioni finiscano in atti di indagine destinati alla divulgazione. Sarà dunque l’antipasto di una riscrittura più ampia. «In un tempo successivo faremo una radicale revisione del sistema delle intercettazioni che tuteli anche la correttezza delle indagini e combatta la strumentalizzazione che viene fatta con la diffusione pilotata» di intercettazioni «che dovrebbero rimanere segrete», ha spiegato a un question time il ministro. In prospettiva c’è dunque una stretta perché «non si possono spendere 200 milioni all’anno per intercettazioni che si rivelano nella maggioranza dei casi inutili».

Cosa è pubblicabile e cosa no

In particolare potranno finire su giornali e siti solo quelle il cui contenuto sia «riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento». Il provvedimento esige anche più rigore dai pm e i giudici: dovranno stralciare dai brogliacci e dai loro provvedimenti i riferimenti alle persone terze estranee alle indagini. Anche nella richiesta del pm e nell’ordinanza del giudice di misura cautelare non dovranno essere essere indicati i dati personali dei soggetti diversi dalle parti.

Custodia cautelare, decide un organo collegiale

Sulla custodia cautelare invece si interviene in una duplice direzione: a decidere sulla richiesta avanzata dal pm dovrà essere un organo collegiale e non un solo giudice. E l’indagato prima della richiesta di carcere preventivo dovrà essere interrogato. «Se consentito dalle concrete circostanze, da un lato si evita l’effetto dirompente sulla vita delle persone di un intervento cautelare adottato senza possibilità di difesa preventiva, dall’altro si mette il giudice nelle condizioni di poter avere un’interlocuzione, e anche un contatto diretto, con l’indagato prima dell’adozione della misura». Quanto alla collegialità della decisione sulla misura restrittiva in carcere la riforma «prevede che il giudice per le indagini preliminari decida in formazione collegiale sull'adozione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. La disposizione non è stata estesa all'ordinanza applicativa degli arresti domiciliari per sottolineare il carattere di extrema ratio della misura restrittiva carceraria». La collegialità riguarda dunque solo la più grave delle misure cautelari.

Sul carcere entrata in vigore tra due anni

La novità, che riprende una soluzione sperimentata nella legislazione per l’emergenza rifiuti in Campania, non entrerà in vigore subito per le carenze di organico della magistratura, ma tra due anni. Intanto si procederà a un incremento dell’ organico della magistratura con 250 nuove “toghe” da destinare alle funzioni giudicanti di primo grado.

Nell’avviso di garanzia il fatto contestato

Cambia l’avviso di garanzia che dovrà obbligatoriamente contenere una «descrizione sommaria del fatto», oggi non prevista. E la notificazione dovrà avvenire «con modalità che tutelino l’indagato da ogni conseguenza impropria». Secondo la relazione che accompagna il Ddl all’esame del preconsiglio dei ministri, pur essendo posta a tutela della persona sottoposta alle indagini, l’informazione di garanzia «si è spesso trasformata nell’esposizione dell’indagato alla notorietà mediatica, con effetti stigmatizzanti». Di qui l’intervento esteso anche alle modalità di consegna: nel ribadire la regola generale secondo cui la consegna dell’atto anche quando effettuata a persona diversa del destinatario dev’essere effettuata con modalità tali da garantire la riservatezza di quest’ultimo, si è limitata la possibilità di impiego della polizia giudiziaria alle sole situazioni di urgenza che non consentano il ricorso alle modalità ordinarie.

Traffico influenze, puniti solo fatti gravi

«Riduzione dell’ambito applicativo» del reato di traffico di influenze illecite, che viene «limitato a condotte particolarmente gravi». Scatterà la «non punibilità», secondo la bozza in esame, se chi ha commesso il reato collabora con la giustizia.

Limiti a appello pm, ma non per i reati gravi

Il pm non potrà più presentare appello contro le sentenze di assoluzione «relative a reati di contenuta gravità». L’intervento tiene conto dei limiti del potere di appello dell’imputato introdotti dalla riforma Cartabia. Restano appellabili da parte del pubblico ministero le decisioni di assoluzione per i reati più gravi, compresi tutti quelli contro la persona che determinano particolare allarme sociale, tra i quali sono ricompresi i reati cosiddetti da codice rosso, come spiega la relazione allegata al disegno di legge.

Stretti i tempi dei concorsi per i nuovi giudici

Tempi più stretti per l’espletamento del concorso di accesso alla magistratura. Entro 8 mesi dall’ultima prova scritta dovrà essere definita la graduatoria (oggi se ne chiedono 9) e entro 10 (attualmente sono 12) i vincitori di concorso dovranno iniziare il tirocinio negli uffici giudiziari. Perché la nuova tempistica sia rispettata sono stati previsti dei rimedi organizzativi. In particolare, si prevede che, nel caso in cui i candidati che hanno consegnato gli scritti siano 2.000 (come nei concorsi degli ultimi anni), la commissione esaminatrice venga integrata passando da 29 a 33 componenti oltre il presidente e si organizzi in 9 collegi . L’obiettivo è che mensilmente vengano esaminati gli scritti di almeno 600 candidati e, in seguito, con la stessa cadenza vengano interrogati 100 candidati nelle prove orali. In caso di difficoltà la Commissione potrà essere integrata dai membri supplenti.

Processi di mafia al riparo dal rischio nullità

Fornendo una norma di interpretazione autentica la bozza del disegno di legge evita il rischio che siano dichiarate nulle sentenze pronunciate in procedimenti per gravissimi reati di criminalità organizzata e terrorismo alle quali hanno concorso giudici popolari con più di 65 anni. La legge fissa 65 anni come età massima per i giudici popolari ma tale requisito, chiarisce la bozza, «è da intendersi rilevante solo con riferimento al momento nel quale il giudice popolare viene chiamato a prestare servizio».

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