L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
di Nicola Barone
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Dalle intercettazioni alla custodia cautelare, dalle informazioni di garanzia ai reati contro la Pubblica amministrazione, passando per i concorsi per dar forza agli uffici con nuovi giudici.Oggi dinanzi al Consiglio dei ministri arriverà il primo corposo insieme di norme di riforma della giustizia, dopo un primo esame tecnico nella giornata di oggi preparatoria della riunione. Una scelta con cui il governo intenderebbe anche rendere un tributo a Silvio Berlusconi, ricordato ieri dal ministro Nordio anche per il suo ruolo di protagonista del dibattito sulla giustizia che voleva «orientare in senso garantista e liberale». Intanto il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde all’Anm che ha criticato le norme contenute nel pacchetto giustizia. “È patologico che in Italia molto spesso la politica abbia ceduto alle pressioni della magistratura sulla formazione delle leggi. Questo è inammissibile. Il magistrato non può criticare le leggi, come il politico le sentenze. Ascoltiamo tutti, ma il governo propone e il Parlamento dispone. Questa è la democrazia e non sono ammesse interferenze”.
Pronta la replica dell’Associazione magistrati: “Credo che una democrazia partecipata non debba individuare nella posizione critica di categorie professionali un’interferenza indebita. Noi rispettiamo la sovranità parlamentare, siamo un’istituzione, sarebbe assurdo pensare che i magistrati vogliono interferire con un altro potere dello Stato. Cerchiamo un confronto democratico con chi poi assumerà tutte le sue decisioni. Questa è la cifra di una democrazia matura” dice il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia.
Si parte dall’abuso d’ufficio, nodo intorno al quale si sono registrate nelle scorse settimane divergenze nella maggioranza (e non solo). Da sempre favorevole alla cancellazione del reato, considerato ragione di riluttanza alla firma da parte degli amministratori locali, Nordio sembra essere riuscito a superare i dissensi interni. Il reato di abuso d’ufficio viene abrogato a causa di una «anomalia» che persiste anche dopo le tante modifiche intervenute: lo “squilibrio” tra le iscrizioni nel registro degli indagati e le effettive condanne. A leggere la relazione che accompagna la bozza il numero delle iscrizioni nel registro degli indagati resta «ancora alto: 4.745 nel 2021 e 3.938 nel 2022; di questi procedimenti, 4.121 sono stati archiviati nel 2021 e 3.536 nel 2022». Solo 18 invece le condanne in primo grado nel 2021. Il Governo non esclude in futuro di sanzionare condotte «in forza di eventuali indicazioni di matrice euro-unitaria».
Altro tema spinoso, le intercettazioni. L’intervento previsto nel Ddl costituisce solo un primo passo teso alla tutela dei terzi estranei alle indagini. L’obiettivo è evitare che le loro conversazioni finiscano in atti di indagine destinati alla divulgazione. Sarà dunque l’antipasto di una riscrittura più ampia. «In un tempo successivo faremo una radicale revisione del sistema delle intercettazioni che tuteli anche la correttezza delle indagini e combatta la strumentalizzazione che viene fatta con la diffusione pilotata» di intercettazioni «che dovrebbero rimanere segrete», ha spiegato a un question time il ministro. In prospettiva c’è dunque una stretta perché «non si possono spendere 200 milioni all’anno per intercettazioni che si rivelano nella maggioranza dei casi inutili».
In particolare potranno finire su giornali e siti solo quelle il cui contenuto sia «riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento». Il provvedimento esige anche più rigore dai pm e i giudici: dovranno stralciare dai brogliacci e dai loro provvedimenti i riferimenti alle persone terze estranee alle indagini. Anche nella richiesta del pm e nell’ordinanza del giudice di misura cautelare non dovranno essere essere indicati i dati personali dei soggetti diversi dalle parti.