Riforme per proteggere e per sviluppare il digitale
Nel dibattito si deve premiare il diritto all’innovazione e i diritti digitali. Pena la marginalità culturale, economica e sociale dell’Europa
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Nelle ultime settimane è riesploso il dibattito su quanto e come regolare l’Intelligenza artificiale. Come per ogni rivoluzione tecnologica, dalla stampa all’energia elettrica fino alle “carrozze senza cavallo”, l’umanità si trova di fronte a un dilemma dalla radice primordiale: la paura e l’istinto di sopravvivenza con un maggior benessere. Lo stesso sta accadendo sotto i nostri occhi con l’irruzione dell’Ia. Paura e speranza dominano percezioni e azioni. Per giunta, l’impatto dell’Ia ha, rispetto alle precedenti innovazioni, aspetti inediti, sotto due profili: la fulmineità della sua evoluzione e la profondità esistenziale dell’impatto trasformativo, il modo in cui l’essere umano percepisce se stesso e il proprio rapporto con la realtà.
Non stupisce lo spaesamento e qualche paradosso. L’Ia abita ormai ogni dimensione pratica della nostra vita (dal navigatore della macchina agli strumenti diagnostici delle malattie rare) e però quando la affrontiamo sul piano teorico, filosofico e politico siamo paralizzati dalla preoccupazione e da un senso di allarme.
Un fantasma si aggira per il mondo mentre ci cibiamo quotidianamente dei suoi frutti. Questo paradosso non è stato sciolto. Anche perché, in ogni epoca di trasformazione, si mettono all’opera non solo le forze del cambiamento, ma anche quelle che lucrano legittimazione alimentando paure.
Il dibattito sull’Ia non è neutro. Oscurantismo e isteria entusiastica lo inquinano, cosicché rischiamo errori colossali. Il tema è intrinsecamente politico. Riguarda il modo in cui vogliamo disegnare il nostro futuro. La definizione di un quadro regolatorio per l’Ia non è dunque solo roba da tecnici, ma il terreno di lotta intorno a questi fantasmi.
Il differenziale regolatorio tra il vecchio continente e il resto del mondo infiamma le discussioni. L’intervento del Vicepresidente americano Vance nel recente vertice di Parigi ha gettato un macigno nello stagno, avvertendo, ma anche minacciando, l’Europa sul rischio della propria marginalità tecnologica con effetti devastanti in termini di sviluppo economico e di sopravvivenza culturale. La risposta della Presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen si è limitata, per il momento, a lanciare la sfida di un Europa “leader” in tema di Ia.

