morirono 29 persone

Rigopiano un anno dopo: «Mai più»

(ANSA)

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«Mai più». A un anno dalla valanga che travolse l’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), provocando la morte di 29 persone fra ospiti del resort e dipendenti, al palazzetto dello sport di Penne è il giorno della commemorazione. «Mai più» è scritto a lettere cubitali nel manifesto della giornata organizzata dal Comitato vittime di Rigopiano, che riunisce superstiti e familiari degli scomparsi, in collaborazione con la pro loco e il patrocinio del comune di Penne. Lunedì 22 gennaio al Quirinale i familiari delle vittime della tragedia di Rigopiano incontreranno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Paolo Gentiloni.

«Ogni nota, ogni parola è stata pensata per far sentire al mondo il nostro grido»
I familiari delle vittime di Rigopiano, si sono riuniti in un comitato «per sorreggerci - spiegano su Facebook - nella dura battaglia che stiamo combattendo». «Ogni nota, ogni parola è stata pensata per far sentire al mondo il nostro grido. Siamo noi familiari che quel giorno ci riuniremo per urlare in silenzio al mondo la nostra rabbia e la nostra sete di verità e giustizia, che non ci abbandoneranno mai».

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Da sinistra, in alto: Jessica Tinari, Marinella Colangeli, Roberto Del Rosso, Cecilia Martella, Ilaria Di Biase, Pietro Di Pietro, Marco Vagnarelli e Paola Tomassini. Nella seconda riga, da sinistra: Alessandro Riccetti, Luciano Caporale e Silvana Angelucci, Stefano Feniello, Marco Tanda, Marina Serraicco e Domenico Di Michelangelo. Da sinistra, terza riga: Emanuele Bonifazi, Luana Biferi, Claudio Baldini e Sara Angelozzi, Linda Lanzetta, Gabriele D'Angelo, Nadia Acconciamessa. Da sinistra, quarta riga: Alessandro Giancaterino, Valentina Cicioni, Faye Dame, Tobia Foresta e Barbara Iudicone, Sebastiano Di Carlo, Barbara Nobilio. (Ansa)

Mattarella, ferita profonda per Paese intero
«Ad un anno dalla tragedia dell'Hotel Rigopiano, profonda ferita per la comunità coinvolta e per il Paese intero, desidero rivolgere un commosso pensiero alle vittime e rinnovare la mia solidale vicinanza ai loro familiari e ai superstiti», ha sottolineato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in una nota. «Le angosciose immagini diffuse in quei giorni durante le operazioni di salvataggio, scandite dal repentino susseguirsi, con il passare del tempo, di sentimenti ora di speranza e ora di sconforto - si legge - sono presenti nel cuore e nella memoria di tutti, così come la straordinaria generosità dei soccorritori, impegnati in attività di particolare complessità e in condizioni di estremo pericolo, a testimonianza dell'autentica solidarietà corale che il popolo italiano riesce a offrire nelle prove più drammatiche».

Una fiaccolata, un corteo e la commemorazione a Penne
Nella mattinata si è svolto un momento di raccoglimento e preghiera, in forma privata, davanti al punto in cui sorgeva l'Hotel Rigopiano. Poi, partendo dal bivio Mirri di Farindola, una fiaccolata. Il corteo ha poi rggiunto la chiesa parrocchiale per la messa dell’arcivescovo di Pescara, Tommaso Valentinetti, a Farindola, in ricordo delle vittime. «Quando ci sono morti tragiche se ci sono responsabilità queste vanno accertate sicuramente», ha detto l'arcivescovo di Pescara nel corso dell’omelia.

Nel pomeriggio, alle la commemorazione all'interno del Palazzetto dello sport di Penne, che fu la base dei soccorritori durante i giorni della tragedia. L’arcivescono di Pescara benedirà le 29 piante di leccio - una per ogni vittima - che saranno messe a dimora nei pressi della Cittadella dello sport. Poi la lettura di alcune poesie dedicate alle vittime, interverranno i rappresentanti dei Comitati Nazionali e si esibiranno diversi artisti, tra i quali il tenore abruzzese Piero Mazzocchetti, accompagnato dall'Orchestra giovanile di fiati 'Claudio Monteverdi'. Ci saranno poi interventi di personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, fino alla chiusura, prevista intorno alle 18, affidata ai canti della 'Corale Monte Camicia' di Penne.

In un libro le storie e i messaggi WhatsApp delle vittime
Le storie e gli ultimi messaggi WhatsApp inviati dalle vittime ai familiari. Chi era in vacanza, chi lavorava, chi voleva tornare a casa ma rimase nell’albergo perché la strada per scendere era impraticabile. Un viaggio nel dolore quello di “Rigopiano Vite spezzate”, della giornalista del “Centro” Simona De Leonardis. Storie di figli rimasti senza genitori e di genitori rimasti senza figli, dei desideri, dei progetti e degli affetti di ognuna delle vittime.

Il peso della neve: il libro dei sopravvissuti
È uscito anche “Il peso della neve. Storia della nostra famiglia sotto la valanga di Rigopiano”, un libro firmato da Adriana e Giampiero Parete, l’unica famiglia che si salvò dalla valanga. Giampiero per un giorno e due notti fu considerato l’unico sopravvissuto della famiglia. Poi, lentamente, i soccorritori tirarono fuori la moglie Adriana e i due figli, Gianfilippo e Ludovica. «Vivevamo come se fossimo sospesi nell'incredulità di essere vivi. Come se temessimo che, parlandone, si potesse spezzare l'incantesimo, come se da un momento all'altro potesse ricominciare tutto da capo», ha scritto Giampiero Parete sul suo profilo Facebook.

Parete: mi sento miracolato
«Mi sento miracolato. Non sappiamo cosa abbiamo fatto noi per meritare questo, cosa dovrei fare per ripagare tutto questo bene che mi è venuto addosso», ha detto Giampiero Parete, il cuoco che lanciò l'sos, scampato alla tragedia di Rigopiano, quel 18 gennaio di un anno fa, insieme alla moglie e ai due figli. «Ho vissuto l'ultimo giorno dei 29 angeli. È difficile da dimenticare, sto sempre con il pensiero a loro», ha detto Parete all'uscita dalla chiesa di Farindola dopo la messa per commemorare le 29 vittime. Parete quel giorno era uscito dal resort per prendere dei medicinali in macchina. E fu proprio lui per primo a lanciare l’allarme che poi rimase inascoltato per ore. «Sono qui - ha aggiunto Giampiero Parete - perché voglio stare insieme ai parenti delle vittime. Voglio ricordare insieme a loro tutto quel dolore che abbiamo vissuto».

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Matrone: ci hanno scortato verso la morte
«Ci hanno scortato verso la morte la sera prima. Hanno pulito la strada, aprendoci la via per la morte e per non tornare più a casa», ha dichiarato Giampaolo Matrone, l'ultimo sopravvissuto dell'hotel Rigopiano, tirato fuori dopo 62 ore da sotto le macerie del resort. Ha subito 5 interventi al braccio e alla gamba. Ora è tornato nella sua pasticceria a Monterotondo, in provincia di Roma. Sua moglie, Valentina Cicioni, a casa non c'è mai tornata.

Giancaterino: la giustizia sarà inesorabile
«La giustizia - ha detto Massimiliano Giancaterino che nella tragedia dell'hotel Rigopiano ha perso il fratello Alessandro, capo cameriere del resort distrutto dalla valanga - sarà inesorabile. Arriverà alla definizione delle responsabilità. Bisogna soltanto affidarsi al lavoro dei magistrati. Non ho dubbi che si arrivi a definire verità e responsabilità». Ha voluto lanciare un appello a tenere sempre i riflettori accesi per non dimenticare. «L'auspicio - ha tenuto a sottolineare - è che si continui a parlare della tragedia, affinché si arrivi alla ricostruzione esatta del fatto storico e giudiziario, ma anche affinché si mettano in campo gli accorgimenti utili per evitare il ripetersi di tali tragedie in altri luoghi».

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L’ex prefetto: la viabilità non preoccupa
«La viabilità allo stato non preoccupa particolarmente, anche se il Prefetto ha disposto il fermo di mezzi pesanti in alcune zone per non intralciare i soccorsi”. È quanto comunicato dall'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, tra le 15.40 e le 17.25 del 18 gennaio scorso, mentre l'Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) stava per essere travolto da una valanga, durante la riunione del Centro operativo regionale per le Emergenze (Core), convocata dal presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso. La trascrizione è contenuta nel verbale della riunione che si tenne nel Palazzo della Provincia di Pescara. Il verbale prosegue con la segnalazione di «difficoltà per raggiungere le case isolate» e della situazione più critica legata alla «mancanza di energia elettrica».

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