Rimborso per le code in autostrada: sulla rete Aspi sì, con gli altri gestori no
Nei viaggi che toccano le competenze di più concessionarie c'è risarcimento solo per la quota Autostrade
di Maurizio Caprino e Gianni Dragoni
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Arriva il rimborso - il cashback partito il 15 settembre - per i disagi in autostrada causati dai cantieri. Lo calcola un sistema digitale che sta dietro la app gratuita che useremo per chiederlo. Ma a quali tratte si applica? Non a tutte. E non pensate di poterle individuare con il mitico Google Maps. Meglio, forse, una cartina. Vecchia come la frammentazione della rete. Il problema non è tanto che ci sono 22 concessionarie, quanto che ognuna si rapporta con gli utenti come vuole, a partire dalla trasparenza delle informazioni sul traffico. La vicenda del cashback lo conferma: lo lancia Autostrade per l’Italia (Aspi), che gestisce metà della rete, ma non si sono accodate nemmeno le sue controllate.
Così ci sono state animate discussioni all’interno dell’Aiscat, l’associazione dei gestori che sta perdendo i pezzi per i dissidi con la linea dominante della società dei Benetton. Dopo il gruppo Gavio, uscito a dicembre 2018 in polemica con Giovanni Castellucci - allora capo di Atlantia e Aspi - il 7 settembre se n’è andato anche Carlo Toto, con la sua Strada dei parchi (Roma-Abruzzo).
Tra i principali motivi dello strappo, il dissenso per l’iniziativa proposta dall’ad di Aspi, Roberto Tomasi, senza concordarla con gli altri signori dei pedaggi. Molti di loro - riferisce una fonte - considerano la proposta difficile da applicare e fonte di enorme contenzioso, con un potenziale devastante impatto negativo sui ricavi.
Secondo i critici, il cashback sarebbe una mossa opportunistica di Tomasi, per compiacere il governo e sperare nella conferma quando nel 2022 il controllo passerà al nuovo socio pubblico, Cdp.
Una conferma arriva da Cesare Ramadori, presidente della Strada dei Parchi: nel motivare l’uscita dall’Aiscat davanti agli altri associati ha parlato anche della vicenda del cashback affermando che «come peraltro ammesso da Tomasi, ha fatto parte di quella trattativa ma tutti gli altri associati ne sono venuti a conoscenza dopo rischiando di pagarne le conseguenze».
