Rincari del 30% L’industria del panettone argina la crisi
La partenza è stata lenta ma i volumi di vendita dovrebbero essere in linea con il 2021 Produzione cauta per evitare magazzino e svendite
di Valeria Zanetti
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Nonostante le previsioni di spesa per il Natale non siano delle più rosee, il distretto dolciario veronese mette in conto Feste in linea con l’anno scorso.
Le principali aziende produttrici del territorio scommettono che sulle tavole tricolore anche quest’anno non mancheranno i dolci tipici, gratifica della quale i consumatori non potranno fare a meno dopo mesi di economie familiari per pagare bollette e far quadrare i bilanci, ad inflazione galoppante. Tuttavia “cautela” è la parola d’ordine più ricorrente dell’Avvento, anche alla luce del fatto che per contrastare l’aumento dei costi di produzione i principali marchi hanno ritoccato i prezzi di pandori e panettoni. Ora che i forni degli stabilimenti, dopo aver funzionato a pieno regime da fine agosto a metà dicembre, sono oramai spenti, è il momento di tenere d’occhio il trend delle vendite al supermercato.
Il quadro di contesto lo traccia con chiarezza Michele Bauli, presidente dell’omonimo gruppo dolciario che detiene oltre un terzo del mercato di Natale e Pasqua grazie anche ai brand Motta, Alemagna e Bistefani acquisiti negli anni, insieme a Doria.
«Come accaduto a moltissime imprese del tessuto produttivo locale, anche il nostro gruppo ha attraversato un anno assolutamente difficile e ha di fronte un 2023 altrettanto impegnativo», riflette. «Il prolungarsi della pandemia, le perturbazioni sui flussi della logistica mondiale, l’effetto inflazione sui prezzi delle materie prime e dell’energia, esacerbati dai conflitti geopolitici in corso, renderanno necessario uno sforzo da parte nostra ancora più importante nel proteggere l’azienda e tutti coloro che ne fanno parte», afferma. «Nel frattempo abbiamo reagito contenendo costi superflui, confermando gli investimenti, costretti dai mercati ad alzare i prezzi dei prodotti, sebbene ciò non basti a coprire i rincari di materie prime ed energie subiti», ragiona. L’avvicinarsi del periodo natalizio permette intanto di «registrare con cautela alcuni segnali positivi, secondo i quali i volumi di vendita, dopo una partenza lenta, si potranno attestare su valori non lontani dall’anno scorso. Le risposte le avremo solo a chiusura delle Feste, una volta analizzati i dati del sell out», precisa Bauli, convinto che comunque «a Natale il pandoro ed il panettone non possano mai mancare sulle tavole», conclude.
Da Castel D’Azzano, quartier generale di Bauli, si passa a Dossobuono, dove è basato lo stabilimento Paluani, che torna a concentrarsi su una campagna natalizia in linea con gli anni passati, dopo le criticità del 2021.

