Energia

Rinnovabili, la Basilicata accelera l’iter

Due provvedimenti rivedono le procedure autorizzative per interventi nelle aree industriali e fissano la possibilità di immettere in rete il 20% dell’energia. Al via l’investimento di 90 milioni a Melfi di Stellantis, grande interesse anche dell’indotto

di Luigia Ierace

giant solar park with sun panles on the italia island of sardinia

3' min read

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nvestimenti in tempi più rapidi e quindi più appetibili per le aziende che vogliano installare nuovi impianti da fonti di energia rinnovabile (Fer) nelle aree industriali della Basilicata. C’è una rivoluzione dietro l’approvazione da parte della Regione Basilicata di due provvedimenti legislativi, che rappresentano un’opportunità per le aziende che operano nelle aree di crisi complessa dell’indotto automotive di Melfi, Rionero in Vulture e Potenza e nelle aree industriali del Potentino.

Si tratta delle nuove linee guida regionali per la disciplina dell’Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale) e del disciplinare Api-Bas (società della Regione cui afferiscono le aree industriali della provincia di Potenza) che consentono procedure più snelle per la costruzione di impianti Fer «sempre mettendo al primo posto la tutela dell’ambiente e la sicurezza dei cittadini», ha ribadito l’assessora regionale all’Ambiente, Laura Mongiello.

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Tra i punti d’interesse c’è la possibilità di cedere al mercato il 20% del surplus di energia prodotta, come recita la Dgr 548 del 23 settembre 2024. «Al di fuori delle aree idonee, l’istallazione di nuovi impianti Fer è consentita a condizione che la produzione di energia riferita al lotto in cui è installato l’impianto sia finalizzata all’autoconsumo dell’impresa istante situata nel perimetro dell’area industriale di competenza di Api-Bas per una quota pari o superiore all’80%. La restante quota, pari al 20%, potrà essere ceduta nel libero mercato».

«È sempre consentita – secondo il Disciplinare approvato - la creazione di CER (Comunità Energetiche Rinnovabili), nel rispetto della normativa statale e regionale vigente, nonché negli atti di programmazione urbanistica nelle aree industriali». Un aspetto interessante del provvedimento che potrebbe andare a beneficio delle Pmi. «Registriamo – ha detto l’Amministratore unico di Apibas, Luigi Vergari - un rinnovato interesse del mondo imprenditoriale alle fonti rinnovabili alla luce del disciplinare della Regione che contempera l’interesse pubblico alla massima diffusione delle Fer, non sottraendo spazi utili agli insediamenti produttivi, e quello privato a presentare progetti».

«L’obiettivo della Regione Basilicata – ha sottolineato l’assessore allo Sviluppo Economico, Francesco Cupparo - è estendere queste misure, che hanno suscitato l’interesse di Stellantis, a tutte le aree industriali lucane, comprese quelle della provincia di Matera e delle aree artigianali».

Stellantis, infatti, in un contesto internazionale di crisi dell’automotive, in una fase particolarmente acuta dello scontro con i sindacati in Italia, sfruttando le opportunità dei provvedimenti della Regione, punta su un pacchetto di investimenti in fonti rinnovabili per abbattere i costi dell’engergia e rendere più competitivo lo stabilimento di Melfi: circa 90 milioni per produrre energia “in casa”. In dettaglio, 17 milioni per un impianto di biogas con una capacità produttiva di circa 500 m3/h di metano (pari a 6 Mw); circa 50 milioni per l’installazione di pannelli fotovoltaici per 50 Mwh di potenza; tra i 18 e i 20 milioni per le relative batterie di accumulo.

L’impianto di biogas di Melfi è il primo di cinque impianti Fer che, ha evidenziato Stellantis, saranno realizzati negli stabilimenti di Cassino, Pratola Serra, Atessa e Carmagnola, per un investimento totale di circa 85 milioni. «Grazie all’investimento di Stellantis - ha ribadito Cupparo - lo stabilimento di San Nicola di Melfi diverrà competitivo quanto gli altri italiani ed esteri in termini di costi dell’energia». L’impianto a biogas sarà installato da “Bioenergy Melfi Srl”, controllata di Rienergy E.S.Co. Srl, proprietaria per 15 anni, per poi passare a Stellantis. L’iter autorizzativo si concluderà a fine anno, con avvio lavori ad aprile 2025 e messa in produzione nel 2026.

«Il sito – ha spiegato Nicola Intrevado, direttore dello stabilimento di Melfi – è assimilato ad una fonte rinnovabile di energia in quanto l’origine del metano è di tipo vegetale/agricolo e non fossile».

Ma l’intero comparto auto è sul piede di guerra. Per il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma, «la situazione a Melfi continua a essere molto grave e l’investimento in rinnovabili non si traduce nell’immediato in un aumento dei livelli produttivi. Le imprese dell’indotto sono da tempo in grandissima sofferenza».

Di qui le richieste di estendere «i benefici dell’investimento di Stellantis in termini di riduzione dei costi energetici anche all’indotto e l’eliminazione degli oneri contributivi a carico delle imprese relativi alla cassa integrazione». «L’obiettivo è convocare un tavolo alla Presidenza del Consiglio - per Vincenzo Tortorelli e Marco Lomio, segretari Uil e Uilm Basilicata –. Non basta la riduzione dei costi energetici a rilanciare i programmi di produzione auto e soprattutto a tutelare i posti di lavoro del comparto e dell’indotto». E non basta a rassicurare neppure la nuova Jeep Compass, la cui produzione inizierà a Melfi da novembre».

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