Energia green

Rinnovabili, con il repowering di pannelli e pale 20 gigawatt in più in Italia

L’Italia potrebbe aumentare la potenza installata di impianti esistenti, tra fotovoltaico a terra e impianti eolici, di altri 20 gigawatt rispetto ai 75 gigawatt oggi già installati nel paese

di Laura Serafini

Agf / Creative

3' min read

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L’Italia potrebbe aumentare in tempi molto rapidi l’energia elettrica green prodotta di quasi circa 30 terawattora, un contingente superiore a quello messo a disposizione delle imprese energivore con l’Energy release. Potrebbe aumentare la potenza installata di impianti esistenti, tra fotovoltaico a terra e impianti eolici, di altri 20 gigawatt rispetto ai 75 gigawatt oggi già installati nel paese. I numeri li ha forniti il 6 marzo, in occasione dell’evento “Il settore elettrico alla guida della decarbonizzazione”, organizzato alla fiera Key di Rimini da Elettricità Futura, l’amministratore delegato di Sorgenia, Michele De Censi. «A parità di territorio usato, con l’innovazione tecnologica che c’è stata negli ultimi anni c’è la possibilità quasi di raddoppiare i gigawatt istallati. Nel caso degli impianti eolici di una certa taglia si possono usare le stesse aree, con un minor numero di torri di generazione, e raddoppiare i gigawatt.

Elettricità Futura: serve semplificare le autorizzazioni

Per raggiungere questo obiettivo c’è la necessità di semplificare gli aspetti autorizzativi. Oggi in alcun casi, se c’è un incremento di potenza, l’intervento da realizzare è trattato come un impianto di nuova realizzazione. È necessario che questi potenziamenti abbiano una priorità nella connessione rispetto agli impianti nuovi». De Censi dà voce a un problema molto sentito dal settore. «Quello che serve oggi è la velocità di execution. Servono semplificazioni perché il repowering è l’intervento che si può fare più facilmente. I rallentamenti aumentano i costi di realizzazione degli impianti: oggi abbiamo costi per 15-20 euro a megawattora per le autorizzazioni». L’appello è stato raccolto e condiviso dal capo dipartimento per l’energia del ministero per l’Ambiente, Federico Boschi, il quale ha annunciato che il ministero sta lavorando a correttivi sul testo unico per le rinnovabili, uno dei provvedimenti che ha aumentato le complessità del permitting per le rinnovabili.

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Boschi (Mase): la lavoro per rivedere il testo unico sulle Fer

«Stiamo lavorando per verificare dove si possa migliorare, ma con inevitabile premessa: si tratta di un lavoro che ha riguardato più ministeri con istanze distinte e in alcuni casi contrapposte. Dal mio punto di vista, come capo dipartimento energia del Mase è necessario perseguire una strada di riduzione dei costi di generazione e investimento». Secondo il presidente di EF, Gianni Vittorio Armani, «il repowering degli impianti Fer già installati rappresenterebbe uno strumento strategico per accelerare la transizione energetica». Armani si è detto contrario a meccanismi di disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica dal gas che non siano basati su contratti di lungo periodo o contratti per differenza. Posizione condivisa dal presidente del Gse, Paolo Arrigoni, il quale ha confermato che l’assegnazione dell’energia elettrica al prezzo di 65 euro a megawattora prevista dall’Energy release richiederà inevitabilmente un riparto al ribasso, perché la domanda ha superato di 3 volte l’offerta.

Arrigoni (Gse): l’energia prodotta con il FerX a famiglie e Pmi

Per calmierare i costi dell’energia alle imprese e alle famiglie, ha detto, il governo sta studiando di ritirare l’energia che sarà prodotta con gli impianti che accederanno al Fer 2 e al FerX (quest’ultimo prevede prezzi massimi attorno a 90 euro a megawattora). Giuseppe Argirò, ad di Cva, si è soffermato sugli investimenti che si possono mettere in moto con la riassegnazione delle concessioni idroelettriche ai gestori attuali. «Dobbiamo rilanciare gli investimenti anche per i nuovi impianti idroelettrici. Dobbiamo avere la capacità di spiegare al paese che oggi la sicurezza passa anche attraverso la sicurezza energetica. E l’idroelettrico è la migliore fonte che garantisce autonomia in valore assoluto. Visto che torniamo a parlare di nucleare, la sfida potrebbe essere quella di prevedere la realizzazione degli Smr ma anche nuove dighe».

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