Riparte l’Imu-Tasi unificata: da tagli e bonus 5 miliardi
L’unificazione di Imu e Tasi rientra ufficialmente nel pacchetto fiscale della manovra insieme con il taglio del cuneo. L’indicazione arriva dal viceministro all’Economia Antonio Misiani (Pd), che conferma anche i dubbi sull’estensione a 100mila euro del forfait al 15% già previsto per le partite Iva
di Marco Rogari e Gianni Trovati
ai preferiti su Google
3' min read
3' min read
L’unificazione di Imu e Tasi rientra ufficialmente nel pacchetto fiscale della manovra assieme al taglio del cuneo. L’indicazione arriva dal viceministro all’Economia Antonio Misiani (Pd), che conferma anche i dubbi sull’estensione a 100mila euro del forfait al 15% già previsto per le partite Iva (Sole 24 Ore di domenica). In epoca giallo-verde la «nuova Imu» era stata promossa dalla Lega, con un Ddl che però era già approdato al Mef per le verifiche e le correzioni del caso. Il cambio di maggioranza non azzoppa il progetto perché «è di assoluto buonsenso», sostiene Misiani.
LEGGI ANCHE / Partite Iva, a rischio l'estensione della flat tax fino a 100mila euro
Del dossier fiscale si è parlato questa mattina nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi fra il premier Conte e i sindacati per far ripartire il confronto sulla legge di bilancio. Mentre nelle stanze dell’Economia è in pieno corso la caccia alle coperture. Molte ancora da individuare. Anche perché un obiettivo giudicato realistico a livello tecnico assegna al massimo 5-6 miliardi all’accoppiata di spending review e riordino delle tax expenditures.
LEGGI ANCHE / Conte vede i sindacati. «Taglio delle tasse sul lavoro e conti in ordine»
Prima dell’estate, le ipotesi targate Tria erano più ambiziose, e puntavano fino a 10 miliardi. Ma la nuova spending ha già mostrato quest’anno le sue difficoltà attuative, al punto che il Def si era limitato a programmare altri 2 miliardi per il 2020. E il taglio a sconti e deduzioni, eterna ipotesi mancata nelle manovre di questi anni, diventa ancora più difficile da praticare se non è accompagnato da un progetto di riduzione Irpef. Dagli sconti “settoriali”, a partire dagli ormai famosi Sad (sono gli sconti «ambientalmente dannosi») cari soprattutto ai Cinque Stelle, difficilmente potranno arrivare più di 1-2 miliardi.


