Riscatto laurea, ogni anno da salvare costa 5.240 euro
di Antonello Orlando
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A ben guardarlo, il decreto di riforma del welfare riforma il panorama della previdenza sociale italiana occupandosi di due platee ben distinte. Da un lato, infatti, agevola l’uscita dal mondo del lavoro attraverso una sperimentazione triennale del pensionamento anticipato in quota 100, ripristinando opzione donna ed estendendo i termini di accesso all’Ape sociale, abbassando infine anche i requisiti della pensione anticipata.
Dall’altro però, dedica due misure a un pubblico molto diverso: lavoratori giovani che abbiano cominciato a lavorare e che vogliono irrobustire ed estendere la propria carriera contributiva. Trovano così spazio, all’articolo 20 del decretone due misure affini, ma fra loro diverse che allargano le modalità di riscatto a oggi accessibili agli assicurati.
Il recupero dei periodi scoperti
Dal 2019 al 2021 viene prevista una modalità di riscatto del tutto inedita, inizialmente battezzata “pace contributiva”, che non costituisce un “saldo e stralcio” (già previsto per lavoratori con un reddito contenuto dalla manovra del 2019), ma uno strumento di copertura dei periodi vacanti da contribuzione. Nel triennio citato i lavoratori, senza alcun limite anagrafico, che non abbiano contributi in nessun ordinamento anteriormente al 1996, potranno riscattare i periodi privi di contribuzione e di obbligo contributivo che si situino fra il primo e l’ultimo contributo versato, per un massimo complessivo riscattabile di 5 anni.
Non occorrerà che il lavoratore, in tale periodo, abbia studiato o conseguito un titolo, ma solo che in quel frangente non vi fosse un obbligo - anche inevaso - di contribuzione. La norma specifica però che, qualora l’assicurato acquisisca anzianità contributiva ante 1996 (ad esempio, riscattando la laurea o accreditando il servizio militare), il riscatto da pace contributiva sarà annullato e il relativo onere restituito all’interessato.
Questo “recupero” potrà essere attivato dal lavoratore secondo le modalità tradizionali del riscatto nel regime contributivo: il costo sarà infatti pari al 33-34% del reddito imponibile dell’ultimo anno prima della richiesta e potrà essere rateizzato, senza interessi, in un massimo di 5 anni, purché la singola rata mensile non sia inferiore a un valore di 30 euro.


