Mercati

Venti di guerra in Ucraina, rischio di una tempesta perfetta sui mercati

Inflazione, stretta monetaria, colli di bottiglie nelle forniture, pandemia: i possibili ingredienti di una tempesta perfetta

di Vittorio Carlini

Russia, nei villaggi al confine: "Non vogliamo la guerra con l'Ucraina"

3' min read

3' min read

«Il timore? La tempesta perfetta». Era questa la battuta che circolava ieri tra gli esperti di Borsa. Cioè, a fronte di: più inflazione, stretta di politica monetaria da parte (soprattutto) della Fed, continui problemi sulle filiere di approvvigionamento, rischio di frenata dell’economia e pandemia che non molla la presa, i mercati temono l’eventuale conflitto in Ucraina (una tragedia umanitaria) quale ultimo tassello di una possibile “perfect storm”.

In tal senso non è un caso che nella prima parte della seduta, quando i segnali dell’accelerazione dell’escalation militare erano forti, da un lato l’azionario europeo è crollato (Milano è arrivata a perdere fino al 4%); e, dall’altro, il rendimento del Bund decennale è sceso a 18 punti base. «È stata-spiega Tullio Grilli, capo brokerage elettronico di Banca Akros- la tipica reazione di uscita dal rischio», già avviata venerdì scorso a Wall Street, «la quale è andata a braccetto con il più ancora classico “fly to quality”». Vale a dire: «l’indirizzarsi verso asset considerati più sicuri, tra cui il Titolo di Stato tedesco».

Loading...

Le trattative

Sennonché, quando (poco dopo le 13.00) da Mosca si sono aperti degli spiragli per una possibile trattativa, lo yield del governativo di Berlino è risalito e le Borse del Vecchio continente hanno ridotto le perdite. Un segnale, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto il mercato sia sensibile ai venti che spirano tra Mosca, Kiev, Washington, Europa e la stessa Pechino. La possibile guerra, per l’appunto, sarebbe l’ulteriore variabile che rischia di creare la tempesta perfetta. A fronte di un simile contesto potrebbe obiettarsi: l’eventuale conflitto può essere temporalmente e geograficamente limitato. Il che lo renderebbe una variabile, terribile sul fronte umano, ma non così rilevante su quello finanziario. La considerazione non convince.

La politica monetaria

La riprova? L’ha offerta l’intervento (l’ennesimo), nel primo pomeriggio, del presidente della Fed di St. Louis James Bullard. Il banchiere “falco”, membro votante della Riserva federale statunitense, ha ribadito che la Fed deve accelerare sulla stretta, perché «in gioco c’è la sua credibilità». Ebbene: dopo queste parole i listini hanno perso slancio. Le piazze europee, mentre Wall Street unitamente al balzo della volatilità (il Vix è risalito oltre quota 31) viaggiava contrastata in rosso, hanno archiviato la seduta in calo. Da Milano (- 2,04%) a Parigi (-2,27%) fino a Francoforte (-2,03%) e Londra (-1,7%), tutte hanno perso. Il segnale, evidentemente, di come l’Ucraina sia un ulteriore indesiderato pezzo di un puzzle difficile da interpretare per i mercati. «Anche perché -ricorda Fabrizio Quirighetti, responsabile investimenti di Decalia-, da una parte, è forte il rischio che le banche centrali sbaglino i tempi o le modalità delle loro mosse»; e, dall’altra, non può escludersi che «l’economia possa entrare in stagflazione». Cioè: una situazione dove, nonostante la congiuntura sia debole, l’inflazione è ben presente. «Sotto questo aspetto -sottolinea Quirighetti -bisognerà soprattutto vedere se il rialzo delle materie prime diventerà strutturale oppure no».

LA GIORNATA A PIAZZA AFFARI

Loading...

I titoli di Stato

Già, strutturale. Negli ultimi tempi il trend che ha assunto un carattere non temporaneo è il rialzo dei tassi di mercato. Ieri, a ben vedere, la dinamica è stata a macchia di leopardo. Lo yield del decennale italiano, in serata, era all’1,97% (in linea con venerdì). Analogo il discorso per il Bund (rendimento a 28 punti base) tanto che lo Spread tra i due titoli (nell’intraday oltre l’1,7%) ha chiuso intorno a 168 punti base. Molto volatile, dal canto suo, il Treasury (sempre a 10 anni). Il rendimento del governativo Usa, in avvio di scambi (anche per il fly to quality), è sceso. Poi però, in scia al minore stress sul fronte ucraino, è balzato al di là della quota del 2%.

Cambio euro-dollaro

Infine i cambi. L’euro nei confronti del dollaro in serata era intorno al livello di 1,13. Si tratta di una quotazione simile a quella di inizio anno. Il segnale che, nonostante prospettive di rendimenti maggiori, non c’è finora un maggiore flusso di denari verso gli Usa. «Un contesto che- conclude Grilli -potrebbe cambiare se scoppiasse la guerra in Ucraina. In quel caso vedremmo acquisti sui Treasury, in particolare nelle scadenze sui 2-3 anni», e il conseguente «aumento dell’inclinazione della curva dei rendimenti».

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti