Rischio incendi, servono maggiori sinergie e una prevenzione tempestiva
Per Sabrina Diamanti, presidente del Conaf, cercare soluzioni nel pieno dell’emergenza non aiuta a tutelare il territorio e a limitare i danni
di Camilla Colombo e Camilla Curcio
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I punti chiave
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Studiare (e attuare) piani di prevenzione puntuali e attivare sinergie tra istituzioni e professionisti qualificati. Per Sabrina Diamanti, presidente del Consiglio degli Ordini nazionali dei dottori agronomi e dei dottori forestali (Conaf), sul fronte degli incendi boschivi occorre lavorare d’anticipo per tutelare il territorio e mitigare quanto possibile i rischi.
In questo senso, la normativa in vigore traccia chiaramente il perimetro d’azione, definendo il ruolo di Regioni e Comuni nella gestione delle misure pre-emergenziali. Il riferimento è al cosiddetto Decreto Incendi (Dl 120/2021), predisposto a seguito dell’emergenza che a luglio 2021 ha coinvolto Calabria, Molise, Sardegna e Sicilia e convertito nella legge 155/2021. Introducendo, tra le varie misure, il rafforzamento delle attività di coordinamento (soprattutto nelle componenti statali), fondi speciali per l’acquisto di attrezzature e l’inasprimento delle sanzioni penali e amministrative già previste dalla legge 35/2000.
Il coordinamento
Tutto parte dalla pianificazione: in base alle prescrizioni del legislatore, le singole regioni sono tenute a compilare piani antincendio boschivo di durata triennale (con revisione annuale), che prevedano una programmazione puntuale delle misure di prevenzione tramite l’individuazione di aree e periodi a rischio e la messa in pratica di azioni mirate a ridurre le cause dei fenomeni e il potenziale innesco. Ai Comuni, invece, spetta l’onere di redigere i piani di protezione civile, in genere in base alla valutazione dei fenomeni naturali e delle emergenze che, storicamente, hanno riguardato l’area interessata. A meno che non si parli di comunità montane o rurali, questi piani riguardano molto più da vicino la prevenzione del rischio sismico e idrogeologico, meno frequentemente quella degli incendi sul territorio.
Le aree protette
Un discorso a parte meritano, invece, le aree protette. Per parchi nazionali e regionali, infatti, il riferimento normativo sono le indicazioni fornite nel 2018 dall’allora ministero dell’Ambiente, che ha dettato linee guida ad hoc e una manualistica specifica da seguire. Disposizioni che, ovviamente, devono dialogare con i singoli piani regionali.
A regolare a monte la predisposizione delle fasi di previsione, lotta e ripristino, rimane il Codice della Protezione civile (introdotto con il Dlgs 1/2018), che esplicita obiettivi e competenze del Servizio nazionale, gli scenari di rischio su cui interviene e il coordinamento di interventi previsionali e preventivi.
