Management

Rivoluzione ai vertici delle case d’asta internazionali per cogliere le sfide

Cambiamenti ai vertici di Christie’s, Phillips e Bonhams segnano una nuova fase per il settore. Il mercato resta ricco di sfide e il lusso oggi è la porta d’ingresso verso l’arte

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C’è un cambio alla guida delle case d’asta più importanti al mondo. Quale significato attribuire a queste mosse e, soprattutto, quale situazione economica e di mercato dovranno gestire i nuovi amministratori delegati? L’ultima mossa in ordine cronologico è di Christie’s. Guillaume Cerutti, in carica come ceo dal gennaio 2017 passa il testimone all’attuale presidente di Christie’s per le Americhe, Bonnie Brennan, che ha ricoperto questo ruolo dall’inizio del 2021 ma è entrata in Christie’s nel lontano 2012. Cerutti diventerà presidente della Pinault Collection e presidente del consiglio di amministrazione di Christie’s, rimane così all’interno del Gruppo Artemis di proprietà della famiglia Pinault, di cui Christie’s fa parte, occupandosi dell’intero patrimonio artistico e culturale, ovvero la collezione d’arte, i tre musei, due a Venezia e un terzo a Parigi, inaugurato nel 2021, le partnership artistiche, i prestiti d’arte e i programmi di residenza di artisti.

Il cambio al vertice di Christie’s si unisce a quello di Bonhams e Phillips, che hanno cambiato i ceo nel 2024. Nell’agosto 2024 Bonhams ha annunciato Chabi Nouri come nuovo ceo globale, mentre nel dicembre 2024 Phillips ha nominato ceo il suo Chief Legal Officer Martin Wilson che ha preso il posto di Ed Dolman, veterano del settore. Entrato in Phillips come ceo nel 2014, Dolman ha guidato la casa d’aste in un periodo di crescita, durante il quale le vendite annuali sono triplicate e Phillips ha ampliato la sua presenza digitale e globale. Al momento non vi sono all’orizzonte cambi al vertice per Sotheby’s, il ceo Charles Stewart, in carica dal 2019, è alle prese con una situazione con non poche difficoltà.

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I numeri deludenti del 2024

Nel 2024 Sotheby’s ha chiuso la gestione con vendite, in asta e private, pari a circa 6 miliardi di dollari, in calo del 24% rispetto al 2023 (pari a 7,9 miliardi di dollari). Il peggioramento delle performance ha obbligato la casa d’aste a rivolgersi al fondo sovrano di Abu Dhabi, A.D.Q., per un salvataggio da 1 miliardo di dollari in contanti e in azioni oltre a licenziare, lo scorso dicembre, più di 100 dipendenti negli uffici di New York, con la maggior parte dei tagli che hanno riguardato i lavori di back-office, il personale junior e gli specialisti in vari dipartimenti. Altri licenziamenti sono in corso in altri uffici in tutto il mondo, anche se non è ancora nota l’entità e la portata di questi tagli. Nel maggio 2024 i tagli da Sotheby’s hanno interessato la sede di Londra con circa 50 dipendenti licenziati. A ciò hanno fatto seguito alcune costose decisioni in materia di infrastrutture: l’acquisto da 100 milioni di dollari del Breuer Building di Madison Avenue a New York, l’apertura di una nuova sede a Parigi e lo sviluppo di un futuristico spazio espositivo e commerciale a Hong Kong.

Phillips ha dichiarato di aver chiuso il 2024 con vendite globali per 843 milioni di dollari, di cui 721 milioni di dollari derivanti dai ricavi da aste, in calo del 14% rispetto agli 840,7 milioni di dollari del 2023. Nonostante il calo, Phillips ha registrato un tasso di vendita dell’86% per lotto nelle vendite di New York, Londra, Ginevra e Hong Kong. L’anno scorso, 121 milioni di dollari del fatturato della casa provenivano dalle private sale, comprese le edizioni che la casa ha commissionato agli artisti per la piattaforma digitale Dropshop di recente creazione che ha prezzi più bassi. Le vendite di orologi e gioielli sono rimaste stabili, mentre quelle di opere d’arte hanno rallentato. La maison ha riferito che le vendite di design hanno mantenuto un tasso di vendita del 90 per cento.

L’80% degli oggetti offerti alle vendite pubbliche è stato venduto a prezzi superiori alle stime e l’ampliamento ad un pubblico più giovane che è stato un obiettivo costante per Phillips negli ultimi anni. I collezionisti di età pari o inferiore ai 40 anni hanno rappresentato il 30% degli offerenti e degli acquirenti, e quasi un terzo di loro ha effettuato transazioni per la prima volta nel 2024.

Christie’s ha chiuso un anno “impegnativo” caratterizzato da un contesto economico difficile e con il mercato dell’arte in contrazione, dinamiche che si sono riflesse in un calo delle vendite globali pari a 5,7 miliardi di dollari, di cui quelle in asta pari a 4,2 miliardi di dollari (in calo rispetto ai 5,03 miliardi di dollari del 2023), e le private sale hanno raggiunto 1,5 miliardi di dollari (rispetto a 1,2 miliardi di dollari nel 2023) cresciute del 41%, contribuendo per il 27% alle vendite globali.

Il lusso e i Millenials salveranno i conti nel 2025?

Le difficoltà attese per il 2025 nel mercato dell’arte riguardano la domanda e l’offerta di opere di alto valore. I nuovi ceo delle principali case d’asta potrebbero intensificare il focus sul segmento del lusso per attrarre una clientela facoltosa, prevalentemente giovane, da indirizzare successivamente verso l’arte. Christie’s ha già mosso un passo strategico acquisendo la casa d’aste di auto d’epoca Gooding & Co., entrando in competizione con RM Sotheby’s, che nel 2023 ha registrato vendite per 887 milioni di dollari. Parallelamente, Sotheby’s ha esplorato nuove modalità di attrazione del pubblico con aste esperienziali di lusso, come una recente collaborazione con Marriott International e Alexander McQueen. Questi cambiamenti mirano a rispondere all’evoluzione delle abitudini di spesa dei super ricchi tra i 30 e i 50 anni, consolidando il segmento del lusso come porta d’ingresso verso il mercato dell’arte.

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