Ronald Dworkin, il test dell’invidia e il banditore walrasiano
8' min read
8' min read
L’uguaglianza del benessere è, secondo la classificazione che ne dà Ronald Dworkin, quella prospettiva che mira a determinare condizioni di uguaglianza tra tutti i cittadini rispetto al benessere che questi, soggettivamente, sperimentano. Ciò significa che una persona dallo stile di vita parco e morigerato avrà bisogno di meno risorse di una persona che ha alte aspettative ed uno stile di vita più flamboyant. Questo perché, date tali differenze individuali, il primo raggiungerà un certo livello di benessere attraverso poche risorse mentre ne serviranno maggiori affinché il secondo possa sperimentare il medesimo livello di benessere.
Abbiamo visto nel Mind the Economy della settimana scorsa come Dworkin in Virtù Sovrana (Feltrinelli, 2002) articoli la sua critica a questa visione dell’uguaglianza concludendo che nonostante il suo immediato appeal, essa appaia un’idea più debole di quanto si potesse inizialmente pensare e chiedendosi se l’alternativa, l’“uguaglianza delle risorse” sia in grado di superare tutte le difficoltà emerse. Questa seconda idea di uguaglianza originariamente proposta nei due articoli pubblicati nel 1981 su Philosophy & Public Affairs, fa riferimento al fatto che l’uguaglianza tra i cittadini non debba essere misurata con riferimento al loro livello di benessere che, come abbiamo visto, può variare in base a fattori soggettivi e del tutto arbitrati, quanto piuttosto attraverso un confronto delle risorse che le persone hanno a disposizione. Cosa poi questi decidano di fare con tali risorse e quale sia il livello di benessere che questi riusciranno ad ottenere attraverso di esse non dovrebbe essere una questione vincolante per nessuna etica pubblica.
La discussione che Dworkin propone dell’“uguaglianza delle risorse” inizia provocatoriamente. Si afferma, infatti, e perentoriamente che l’uguaglianza ha bisogno del mercato. Tale posizione appare piuttosto controversa perché storicamente l’idea di una società mercato è sempre stata vista in opposizione all’ideale di uguaglianza. Il mercato, infatti, nonostante le molte definizioni che di esso sono state date, è stato invariabilmente considerato come un meccanismo attraverso il quale la disuguaglianza si afferma e si moltiplica in conseguenza della libertà e delle differenze individuali.
Il mercato percepito come il luogo dell’efficienza che ha come precondizione, in qualche modo, la rinuncia all’equità. Dworkin, sul punto, va controcorrente. Egli, al contrario, è convinto che “l’idea del mercato, come strumento per fissare i prezzi di una vasta gamma di beni e servizi, deve essere al centro di qualsiasi trattazione teorica interessante dell’uguaglianza delle risorse”. Per comprendere la ragione di questo apparente paradosso ci propone un semplice esperimento mentale. Immaginiamo che dopo un naufragio un certo numero di superstiti sia riuscito a raggiungere un’isola deserta. Per varie ragioni i naufraghi sono consapevoli del fatto che gli eventuali soccorsi non arriveranno prima di molti anni. Ma l’isola, per fortuna, è ricca di risorse che possono essere utilizzate per sopravvivere.
Dopo la soluzione delle prime situazioni di emergenze, la convivenza si stabilizza e sorge il problema di come procedere a dividere tali risorse tra tutti i sopravvissuti. Dopo lunghe discussioni i naufraghi pervengo ad un accordo: per valutare la bontà di ogni possibile distribuzione applicheranno il “test dell’invidia”. Nessuna allocazione delle risorse può essere considerata equa se, una volta implementata, anche solo un naufrago preferirà il paniere di risorse di qualcun altro al proprio. Ora, continua Dworkin, supponiamo che uno dei naufraghi venga incaricato di procedere alla divisione delle risorse in modo da rispettare tale criterio di assenza di invidia. La cosa non è banale perché le risorse non sono tutte esattamente divisibili per il numero di abitanti dell’isola e anche quando lo sono, come la terra coltivabile, per esempio, alcuni appezzamenti saranno pianeggianti e al altri più scoscesi; alcuni più vicini al villaggio mentre altri più lontani e così via. Immaginiamo però che dopo un certo numero di tentativi ed errori si riesca a pervenire ad una allocazione delle risorse sgombra da ogni pur minimo sentimento di invidia (envy free).


