Fisco

Rottamazioni, buco extralarge. Persi 63 miliardi su 111,2 (il 57%)

Nelle quattro edizioni della «definizione agevolata» la quota di mancati incassi varia dal 49 al 70%. Rispetto al debito iniziale, con sanzioni e interessi cancellati dalla sanatoria, la perdita è di 113,5 miliardi, il 70 per cento.

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Le quattro rottamazioni delle cartelle decise dal 2016 a oggi hanno coinvolto debiti per 161,7 miliardi. L’adesione alla «definizione agevolata», termine eufemistico partorito dal ricco vocabolario fiscale per battezzare questa forma di sanatoria, ha cancellato sanzioni e interessi facendo scendere a 111,2 miliardi le somme dovute, con uno sconto implicito che quindi si attesta a un generoso 31,2%.

I saldi del Fisco

Ma il «sì» alla rottamazione è stato spesso pronunciato in modo strumentale da contribuenti desiderosi di guadagnare tempo e sospendere i pignoramenti di conti correnti e stipendi più che di chiudere la partita con il Fisco. Molti di loro, pagata la prima rata sono tornati nell’ombra, aprendo i «buchi della rottamazione» che i dati forniti ieri alla commissione Finanze del Senato dal direttore dell’agenzia delle Entrate e dell’agenzia della Riscossione Vincenzo Carbone permettono di aggiornare. Se la quarta edizione, ancora in corso, procederà fino al traguardo con i tassi di adesione attuali, il conto finale delle quattro puntate porterà gli incassi a 48,2 miliardi, cioè al 43,3% del dovuto. Per l’altro 56,7%, cioè 63 miliardi, bisognerà riprovare con gli strumenti ordinari, e con il loro abituale tasso di successo. Rispetto al debito totale iniziale, comprensivo di sanzioni, interessi e aggi, la flessione è di 113,5 miliardi, il 70,2 per cento.

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La storia degli incassi mancati

Si spiegano con queste cifre sia la passione di molta politica per le rottamazioni, confermata dal dibattito acceso dalla quinta edizione proposta dalla Lega, sia la freddezza di chi tiene i conti e vede in ogni tornata il rischio di ufficializzare nuove falle multimiliardarie.

Nei loro nove anni di storia, le rottamazioni sono state portate avanti da Governi di ogni formula politica: l’avvio si deve al centro-sinistra formato Renzi, quando con un «cucù» venne cancellata Equitalia per essere sostituita con l’agenzia delle Entrate-Riscossione, la prima replica arrivò con Gentiloni, poi fu la volta del Conte I giallo-verde mentre l’ultima edizione è figlia del Governo Meloni. Le statistiche aggiornate dell’amministrazione finanziaria spiegano che in termini di adesioni effettive i successi maggiori sono stati raggiunti dalla prima e dalla quarta puntata, che hanno perso per strada “solo” metà (52,8% la prima, 51,1% l’ultima) del gettito atteso, mentre le esperienze di mezzo hanno arrancato a fatica poco sopra il 30% degli incassi previsti. In valore assoluto è però l’edizione ancora in corso a primeggiare, con un consuntivo che ai ritmi attuali si chiuderà 27 miliardi sotto le attese. La ragione è semplice. La rottamazione-quater ha imbarcato 3,05 milioni di contribuenti, cioè il doppio della media delle occasioni precedenti, e quindi punta dritta al primo posto anche per gli incassi: sono 12,2 miliardi a fine 2024, e potrebbero arrivare a quota 25,8 a fine corsa.

I recidivi della cartella

La battaglia sugli incassi è complicata anche dal fatto che a siglare l’accordo con il Fisco sono spesso contribuenti che abitualmente mancano gli appuntamenti alla cassa, e sono quindi «recidivi» delle cartelle.

Lo ha spiegato ieri la memoria depsitata in commissione dal Carbone, dove si legge che «dei circa 10 milioni di contribuenti destinatari ogni anno di cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento esecutivi, oltre il 77% risulta avere già avuto iscrizioni a ruolo nei tre anni precedenti». A loro l’amministrazione finanziaria si presenta poi con le unghie arrotondate dalle tante norme introdotte negli anni per attenuare i poteri effettivi di recupero: si tratta degli infiniti passaggi procedurali che impongono atti di intimazione, solleciti, avvisi, in un calendario scandito da tappe e pause obbligate che, spiega Carbone, «assorbono buona parte della capacità operativa dell’agenzia della Riscossione». Nelle audizioni di questi giorni i tecnici hanno suggerito cambi di rotta, a partire dall’accesso pieno dei riscossori alle banche date su redditi dei contribuenti e fatturazione elettronica. Ma serve, ovviamente, una volontà politica ancora tutta da costruire.

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