Rousseau, chi era il filosofo che dà il nome alla piattaforma di Casaleggio
Quanto la politica dei Cinque Stelle ha in comune con il pensiero del filosofo ginevrino, il cui nome è stato usato per battezzare la piattaforma di Casaleggio?
di Francesca Milano
3' min read
3' min read
Una democrazia diretta che si contrapponesse al potere assoluto; la volontà popolare al di sopra di tutto. Il M5S ha ridotto a questo il pensiero del filosofo ginevrino Jean-Jacques Rousseau trasformandolo in un totem, semplificando le sue teorie e appiccicando il suo nome sulla piattaforma digitale ideata da Gianroberto Casaleggio e da suo figlio Davide.
Ma quanto la politica del Movimento 5 Stelle assomiglia alla filosofia di Rousseau? «Rousseau ha per i Cinque Stelle la funzione di un totem, un richiamo ideale», spiega Lorenzo Fossati, docente di Storia della filosofia dell’Università Cattolica.
E in effetti sul sito della piattaforma si legge proprio che Gianroberto Casaleggio reputava il filosofo «uno dei padri della democrazia diretta». Per Casaleggio la democrazia rappresentativa era un concetto superato e superabile proprio grazie all’uso della Rete: immaginava un futuro in cui «gli eletti si comportano da portavoce e il loro compito è quello di sviluppare il programma elettorale e mantenere gli impegni presi con chi li ha votati».
Nell’idea di Casaleggio padre, era necessario «rivedere l’architettura costituzionale italiana nel suo complesso in funzione della democrazia diretta».
La stessa democrazia diretta di cui parlava il filosofo vissuto nel Settecento, girovagando per l’Europa e lasciando in orfanotrofio i suoi cinque figli. «Nell’idea di Rousseau, i re sono usurpatori e sovvertitori di un ordine naturale che di per sé sarebbe buono, ma che la storia e la civiltà hanno corrotto».

