L’iniziativa

Rugby, il Benetton fa un passo nel welfare aziendale

Nasce “Benetton after the game”, con l’obiettivo di offrire ai giocatori una formazione professionale “modulare” e parallela alla carriera sportiva

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Benetton Treviso e Zebre Parma, il vertice del rugby italiano a livello di club. Due “franchigie” che non disputano il campionato nazionale (Serie A Élite) ma si misurano direttamente con le migliori selezioni di Irlanda, Scozia, Galles e Sudafrica nell’Urc, United rugby championship. E oltre al torneo sovranazionale giocano anche le Coppe europee.

Quest’anno il Benetton è in Champions Cup e meno di un mese fa, battendo a Treviso nell’ultima gara della fase a gironi i fortissimi francesi de La Rochelle, è diventato il primo club italiano in grado di arrivare agli scontri a eliminazione diretta nella massima competizione continentale (pure questa allargata a formazioni del Sudafrica). Mentre le Zebre, storicamente meno competitive, hanno appena saputo quale sarà il loro futuro nell’immediato: non avendo ricevuto manifestazioni di interesse (leggi “offerte di acquisto”) ritenute abbastanza valide, la Federazione ha deciso di mantenere il superclub nel proprio ambito - e sempre a Parma - con una riduzione del budget e una vocazione più accentuata allo sviluppo dei giovani di casa nostra con prospettive internazionali.

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In questo fine settimana tornano gli impegni nell’Urc: le Zebre giocano a Edimburgo (oggi alle 20.35, in tv su Sky Sport Arena) e il Benetton ospita gli irlandesi dell’Ulster (domani alle 18.15, Sky Sport Uno).

Ma intanto a Treviso si guarda anche a un futuro diverso da quello agonistico. Abbinando il focus sul breve termine, in campo, a quello sul medio-lungo termine, nella vita. Perché il rugby non entra nel ristrettissimo numero di sport che garantiscono guadagni tali da sistemarsi per un’esistenza intera, e la fine della carriera agonistica - se si è stati sportivi a tempo pieno - può portare con sé una serie di problemi. Non tutti possono restare nell’ambiente in cui hanno vissuto da atleti, e a 30 e passa anni non è facile chiudere una porta e aprirne un’altra.

Ed ecco Bag, che sta per “Benetton after the game”. L’obiettivo - sottolineano in Ghirada, quartier generale della società biancoverde - è quello di offrire ai giocatori una formazione professionale “modulare” e parallela alla carriera sportiva. Costruendo un progetto su misura per ciascuno, principalmente grazie al coinvolgimento nell’iniziativa delle aziende sponsor della squadra.

Marco Lazzaroni - trent’anni, seconda linea già a Treviso e in Nazionale (15 presenze in azzurro tra il 2017 e il 2021) e ora con il Mogliano, in Serie A Élite - continua a giocare ma è anche titolare di una piccola azienda nel settore vinicolo, e inoltre parte dell’area commerciale e community del Benetton: è lui a seguire direttamente il progetto Bag. «Quello della transizione dal professionismo sportivo alla vita reale - dice - è un argomento delicato, di cui secondo me non si parla abbastanza. Le società sportive devono sentirsi responsabili verso questi ragazzi e proprio da queste considerazioni è nato il nostro progetto, che si può definire di welfare aziendale».

«Abbiamo la fortuna - prosegue Lazzaroni - di poter contare su un gruppo di oltre 80 partner, che coprono tutti i settori merceologici. Abbiamo diffuso il progetto tra di loro e il riscontro è stato molto buono. Così come non sono mancate le adesioni da parte di diversi giocatori. Loro possono individuare un’area di interesse, noi mettiamo il partner a conoscenza di questa volontà e ne può nascere un percorso su misura. Possiamo a grandi linee paragonarlo a uno stage, ma cucito addosso a un soggetto che deve fare coesistere questo impegno con lo sport ad alto livello. Per esempio, si può programmare un corso di due-tre mesi e poi fermarsi momentaneamente se un giocatore ha la “finestra” azzurra».

Un caso concreto? «Siamo partiti da poco e ogni azienda può avere la sua strategia di comunicazione su Bag. Però un nome, sì, possiamo farlo: è quello di Alessandro Izekor (classe 2000, terza linea con mezzi fisici fuori dal comune, dal 2024 con la Nazionale maggiore, ndr), che, con un altro paio di compagni di squadra, ha già iniziato la sua esperienza».

«Ai ragazzi - è la conclusione - chiediamo di affrontare questa esperienza unendo serietà e serenità. I partner che finora ci hanno detto di sì hanno mostrato lungimiranza, intravedendo un vantaggio che va oltre la visibilità. Un rugbysta può mostrare qualità trasversali, come passione, disciplina, capacità di cadere e rialzarsi, molto utili in un ambiente di lavoro. E, al di là dello stage, un’azienda può anche ragionare in termini di investimento più consolidato su una potenziale risorsa».

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