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Rugby, in Inghilterra l’Italia regge per un tempo

Allo stadio di Twickenham, nonostante il sole del meteo reale, è pioggia intensa sugli Azzurri

(EPA/DAVID CLIFF)

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Non è la grandinata di mete rimediata in casa contro la Francia, ma il meteo ovale è ancora negativo: a Twickenham, nonostante il sole del meteo reale, è pioggia intensa sull’Italia. Il cui ombrello funziona bene nel primo tempo - finito in svantaggio di soli 4 punti, 21-17, con tre mete dei Bianchi e due (belle) degli Azzurri - ma si sfascia a inizio ripresa: tre mete prese nel primo quarto d’ora e, sul 42-17, match praticamente finito. L’Italia ha il merito di non “lasciare” la partita e resta come può sul pezzo, uscendo comunque sconfitta 47-24.

Mezzo passo avanti rispetto al 24-73 rimediato due settimane fa all’Olimpico? Possiamo anche metterla così, ma resta l’impressione di una squadra che manca della consistenza necessaria nel complesso degli 80 minuti. Cali di concentrazione e di attenzione, a fronte di avversarie oggettivamente più forti e attrezzate, rovinano in gran parte anche le sensazioni legate alle cose buone fatte.

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I placcaggi sono stati più convinti ed efficaci, ma resta il fatto che è ancora sulle carenze difensive che bisogna soprattutto lavorare: le 25 mete subite nelle quattro partite disputate finora (cinque dalla Scozia, due dal Galles, 11 dalla Francia e oggi sette dall’Inghilterra) restituiscono un quadro non accettabile. Anche in attacco, peraltro, qualche occasione è stata sprecata per errori banali, e così non è arrivata la soddisfazione tutt’altro che platonica di segnare una meta in più: sarebbe stata la quarta e avrebbe aggiunto un punto alla nostra classifica.

Il pubblico inglese, dopo il tributo a Jamie George per la centesima partita in Nazionale, è rimasto discretamente sconcertato fino all’avvio del secondo tempo. E questo nonostante un incoraggiante avvio di gara per i padroni di casa, già a segno dopo 4 minuti con Willis senza avere trovato una resistenza adeguata. Passano 10 minuti e un’Italia più “in assetto” ottiene la meta alla prima occasione: calcetto a seguire di Garbisi raccolto da Brex che restituisce a Garbisi, ulteriore passaggio a Ioane, che calcia a sua volta verso l’area di meta dove si avventa Capuozzo per il tocco decisivo.

A metà tempo si potrebbe andare addirittura in vantaggio, ma Garbisi commette l’unico errore nei calci fermi fallendo un penalty non così difficile. Tocca allora all’Inghilterra muovere il tabellino: l’esperto Daly (passato quasi subito da estremo a centro per rimpiazzare, mentre a estremo è andato Marcus Smith, inizialmente in panchina) inventa un calcio a seguire in trasversale di 35 metri, con i difensori colti di sorpresa e Freeman pronto a schiacciare in meta.

Il vantaggio dei Bianchi dura solo quattro minuti, perché al 35’ arriva la più bella marcatura dell’Italia: Capuozzo parte dalla sua metà campo e trova un varco prodigioso, Vintcent non è da meno nel fornire sostegno, sprintando poi come un trequarti per andare a segnare.

Una punizione giocata velocemente da Mitchell dà lo spunto agli uomini allenati da Steve Borthwick per rimettersi davanti, grazie a un cambio di fronte che consente a Sleightholme di segnare la prima delle sue due mete. Garbisi riporta sotto i suoi con un piazzato e sul 21-17 si va negli spogliatoi, senza farsi troppe illusioni per il risultato finale (d’altronde a Twickenham è caduta anche la superFrancia) ma attendendo con curiosità i secondi 40 minuti.

Curiosità che scivola ben presto verso la delusione. Al 4’, dopo una carica di Stuart, l’elusivo Marcus Smith sguscia da un tentativo di placcaggio di Capuozzo e va in meta. Passano tre minuti e per una volta l’Italia subisce un “carrettino” potente in raggruppamento: questa volta a segnare è Tom Curry. E al 13’ gli avanti di casa fraseggiano come se fossero uomini della cavalleria, poi è un’ala, Sleightholme, a ricevere l’assist vincente da capitan Itoje.

Eccoci in un attimo con il passivo raddoppiato, da 21 a 42 punti, e con il timore che si stia preparando la grandinata di cui sopra. Ma invece, tra una sostituzione e l’altra, il punteggio non cambia più per una ventina di minuti. Intorno alla mezz’ora è proprio un uomo entrato dalla panchina (Zuliani, al posto di capitan Lamaro) a mettersi in proprio resistendo con forza e determinazione a quattro avversari prima di cedere l’ovale a Menoncello per una segnatura a quel punto facile. Potrebbe finire lì, e invece a tempo scaduto Earl trova la soddisfazione personale. Settima meta inglese, seguita dall’unico errore di Fin Smith nelle trasformazioni.

Non si infrange, invece, la regolarità inglese davanti alle maglie azzurre: 32 confronti con l’Italia, 32 vittorie. Che fastidio.

La partita

Inghilterra-Italia 47-24 (primo tempo 21-17). Per l’Inghilterra: 7 mete (2 Sleightholme, al 35’ e 53’, Willis al 4’, Freeman al 27’, M. Smith al 44’, T. Curry al 47’, Earl all’81’), 6 trasformazioni (F. Smith al 4’, 27’, 35’, 44’, 47’, 53’). Per l’Italia: 3 mete (Capuozzo al 14’, Vintcent al 31’, Menoncello al 71’), 3 trasformazioni (P. Garbisi al 14’, 31’, 71’), 1 calcio piazzato (P. Garbisi al 37’)

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