Salute di scorta

Sanità integrativa, quali sono le riforme in corso delle più importanti mutue

Ai raggi X le più grandi mutue sanitarie come Cesare Pozzo, Casagit e Campa. Ecco numero di iscritti e piani di riforma

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Le società di mutuo soccorso hanno una storia antica. Le prime furono create in Gran Bretagna intorno al 1630. In Italia, l’anno di inizio è il 1848: erano l’alternativa al welfare statale e funzionavano così bene che nel 1885 avevano quasi toccato quota 5mila di numero.

E oggi come funzionano? Fra le più grandi, ce ne sono un paio, Casagit (giornalisti) e Cesare Pozzo, alle prese con riforme e piani strategici. Siamo andati a monitorare contributi, numero di soci e assistiti e il costo medio del personale delle cinque più grandi associate alla Federazione italiana della mutualità integrativa volontaria (Fimiv); nell’analisi abbiamo inserito anche Mba Mutua non aderente a Fimiv.

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Ebbene, ne è emerso che proprio Casagit è quella con il costo medio del personale più alto (vedi tabella a fianco) pari a 84.132 euro, al secondo posto c’è Campa, la Cassa degli artisti e lavoratori autonomi con 69.042 euro e al terzo, quasi a pari merito, ci sono Mba Mutua e Cesare Pozzo con rispettivamente 46.930 e 46.382 euro. Da ricordare tra l’altro, che in generale mutue e fondi sanitari si appoggiano molto ai service esterni.

Sul versante dei soci/assistiti la più grande è proprio Mba Mutua che conta su 410mila persone, seguita dalla Cesare Pozzo con 167mila e Campa con 70mila.

LE MUTUE SANITARIE AI RAGGI X

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La riforma Casagit

Con 81 milioni di euro di contributi e 52 mila tra soci e assistiti, Casagit è quindi tra le mutue sanitarie italiane più importanti. Dal primo gennaio, è in vigore la riforma del piano sanitario dei giornalisti contrattualizzati che rappresentano il 90% tra iscritti e assistiti. «La revisione è il risultato di un’attenta analisi sulla sostenibilità della nostra assistenza»: si leggeva nella newsletter che annunciava a inizio dicembre il varo della riforma. Obiettivo: «Ridimensionare lo squilibrio di 6 milioni di euro l’anno tra entrate e uscite». Fra le modifiche rilevanti c’è quella relativa alla contribuzione dei familiari che prevede una quota fissa in fasce di età per figli, coniugi/conviventi e nipoti senza esenzione per reddito; inoltre viene inserito un tetto di rimborso massimo di 800 euro annui pro capite con franchigia del 15% per le visite specialistiche.

Tutto bene dunque? Secondo Pierluigi Ghidelli, ex presidente del fondo di assistenza Ubi, con un’esperienza ultratrentennale nel settore: «A mio avviso la contribuzione per i familiari, stabilita per età, non rispetta la normativa mutualistica che prevede la non selezione del rischio. Inoltre, la contribuzione in cifra fissa e non in percentuale non permette la solidarietà verso i redditi più bassi. Infine, non vi è una diversificazione tra familiari a carico e non».

Il piano della Cesare Pozzo

Obiettivo 15 per cento. È il tasso di crescita a cui punta la mutua sanitaria Cesare Pozzo che vuole aumentare di dimensione «nei prossimi anni in misura almeno pari alla crescita prevista per il mercato dell’assistenza sanitaria integrativa, stimato in aumento di un 15% all’anno». È quanto messo nero su bianco nel bilancio sociale 2023, da una delle più note mutue italiane che può contare appunto su 167mila soci e quasi 24 milioni di euro di contributi versati.

La Cesare Pozzo si è dunque rivolta alla società di consulenza Kpmg per elaborare un piano strategico fino al 2028 che valuti «criticità esistenti, le opportunità da cogliere e gli strumenti di cui prioritariamente dotarsi per raggiungere l’obiettivo di una crescita significativa dei soci».

Le tre aree dove promuovere la mutua sanitaria sono: i neo-pensionati, i lavoratori atipici (partite Iva in primis), i dipendenti pubblici.

Fra le leve da usare per attuare la crescita: la diffusione di una cultura mutualistica nei consigli regionali e nelle strutture sul territorio; il consolidamento dell’immagine della Cesare Pozzo come “mutua dei cittadini”; il potenziamento della struttura tecnologica; l’evoluzione della struttura organizzativa e infine il rafforzamento dei processi di governo e di monitoraggio dei rischi operativi.

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