Sanlorenzo fa rotta sul business dei servizi. Focus sulle acquisizioni
Yacht e lusso. L’azienda nautica vuole accelerare nell’Asia Pacifico e supporta l’innovazione ecosostenibile. Il nodo dei tassi negli Usa e il rischio della Cina
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Spingere, senza dimenticare l’America e l’Europa, il business nell’Asia-Pacifico. Poi: aumentare l’incidenza dei servizi sul giro d’affari complessivo. Ancora: sfruttare la leva dell’M&A per concretizzare la strategia aziendale. Sono tra i focus di Sanlorenzo, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno del business.
Fatturato e geografie
Quest’ultimo, rispetto al rapporto tra geografie e fatturato, è stato contraddistinto - negli ultimi esercizi - dalle seguenti dinamiche. Nel 2020 l’Europa valeva il 51,1% dei ricavi totali. A fine del 2022 l’incidenza è salita al 56,3% per, successivamente, arrivare al 61,9% nei primi nove mesi del 2023. Le Americhe - essenzialmente gli Stati Uniti - sono, dal canto loro, passati dal 18,1% del giro d’affari (2020) al 23,2% dello scorso anno. Al 30/9/2023 la rilevanza è, tuttavia, calata all’11,6%. Il Medio Oriente-Africa, invece, è rimasto più o meno stabile: pesava l’8,1% sul fatturato nel 2020 e, a fine settembre 2023, si è assestato all’8,8%. Infine: l’Asia-Pacifico. Qui assistiamo ad una discesa dell’incidenza delle vendite sul totale complessivo: era il 22,7% nel 2020 e attualmente è il 10%.
Crescita in Apac
Nonostante il calo - in scia ad una domanda volatile- , Sanlorenzo scommette sull’incremento strutturale delle vendite in quell’area. L’obiettivo, nel medio periodo, è arrivare a generare fino circa al 20% del fatturato in Apac. Una mano potrà darla il nuovo canale di distribuzione diretto che si va costituendo grazie allo shopping del dealer Simpson Marine.
La due diligence sulla società - che a fine 2023 dovrebbe generare circa 100 milioni di dollari di ricavi - è stata definita. Il closing è atteso entro gennaio del 2024. Si tratta di una mossa la quale consente di avere un’articolata rete distributiva (12 showroom e 10 centri servizi) essenziale per aumentare le vendite in quei mercati.
Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? Il contesto è più complicato. Il risparmiatore rimarca che l’economia di Pechino, anche a causa della crisi immobiliare, è in frenata. Una condizione la quale, vista l’importanza del mercato cinese, può impattare il business e i piani di espansione nella stessa Apac. La società, invitando ad un’analisi più articolata, rigetta il timore. Dapprima, viene ricordato, le vendite ad oggi realizzate nella Cina continentale valgono circa 3% del fatturato totale. Una percentuale, insomma, limitata. La quale peraltro, vista la buona domanda globale di barche, può in ipotesi essere financo sostituita – magari parzialmente- con altri acquirenti non cinesi. Non solo. Il Governo di Pechino, dice sempre Sanlorenzo, ha stimolato la costruzione di diverse marine (tra Hong Kong e Macao) e sviluppato una Tax free zone nell’isola di Hainan.



