Sanremo, 38 milioni di ricavi. Salini: «Rai media company di servizio pubblico»
Viale Mazzini valuta un successo l’edizione 70+1 del Festival, puntando l’attenzione su ringiovanimento degli ascolti e maggior uso delle piattaforme
di Andrea Biondi
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«Con questo Festival la Rai ha dimostrato di essere una vera media company di servizio pubblico». L’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini commenta così, con soddisfazione e con evidente riferimento al maggior utilizzo delle altre piattaforme per la visione, soprattutto dai più giovani, l’edizione 70+1 del Festival di Sanremo. Quanto alla prossima l’ad Rai mette sul tavolo la carta a sorpresa – «Ama e Fiorello sono patrimonio azienda, spero in triplete» – con un Amadeus che altrettanto a sorpresa non chiude: «Ne parliamo, vediamo se c’è un’idea». Anche se, a onor del vero, il prosieguo dell’ultima conferenza stampa del Festival sembra togliere ogni dubbio sul contrario: «L’anno prossimo arriverà qualcun altro e farà bene», replica il direttore artistico a una domanda sull’ora tarda di chiusura della kermesse.
Boom di raccolta pubblicitaria
Sul Festival dell’Amadeus-Fiorello bis hanno molto puntato gli investitori pubblicitari. Quello che durante la conferenza stampa finale segnala l’amministratore delegato di Rai Pubblicità, Gian Paolo Tagliavia, è un dato per nulla atteso alla vigilia, vista l’assenza di eventi in esterna per i quali a qualche settimana dal Festival circolava un dato su una mancanza di 10 milioni di introiti. Evidentemente le inserzioni tradizionali hanno più che compensato la mancanza degli eventi in esterna. «Il mercato ha scommesso sul progetto e su Rai1. Dicevo di essere ottimista – spiega l’ad di Rai Pubblicità – ma non immaginavo di raccogliere più dell'anno scorso: 38 milioni. Quindi 1 milione in più rispetto al 2020. Il mercato ha apprezzato la volontà di esserci, ci ha creduto. Siamo contenti».
Il nodo compensazioni
In questo quadro l’ad di Rai Pubblicità non ha mostrato particolari preoccupazioni sul tema delle possibili «compensazioni» cui potrebbe trovarsi a fare i conti la Rai visto il gap fra ascolti e stime di vendita, con la politica commerciale per il Festival, per contatti che sono stati comunque inferiori alle attese come segnalato, già per le prime tre serate, dal Sole 24 Ore. Oltre all’ascolto che è stato crescente nella fase finale del Festival, Tagliavia aggiunge che per ora «è molto difficile tirare le somme se non sul fatto che la stragrande maggioranza degli investitori ha voluto esserci e aveva una forte memoria di quello che è accaduto lo scorso anno, quando le stime alla base della nostra politica commerciale erano state superate da contatti e ascolti». In conclusione: «Non ci sembra di ravvisare particolari perturbazioni dagli investitori».
Il Festival dell’emergenza
Quella andata in onda è stata un’edizione nuova, nata con l’incognita della mancanza del pubblico figlia dell’emergenza Covid, ma che dal vincitore (i Maneskin) all’aumento forte del pubblico giovane, ha sicuramente rappresentato un momento di cesura con il passato. «Questo è stato uno dei Sanremo più forti della storia del festival anche in termini di ascolti», ha chiosato Amadeus. Se contati i numeri non danno ragione al direttore artistico. Se «pesati», invece, il Festival consegna alla Rai una dote da non disperdere per il futuro.
Un’audience più giovane
Gli ascolti della 71esima edizione del Festival sono andati crescendo serata dopo serata, senza tuttavia mai riuscire a raggiungere quelli dell’edizione 2020. A consuntivo delle cinque serate, secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel, il gap è di -1,4 milioni di ascoltatori e otto punti in meno di share. Sebbene nella prima parte i dati di audience media siano sempre stati abbondantemente sopra i dieci milioni, nella media delle cinque serate, e per prima e seconda parte insieme, il dato di audience si è attestato a quota 8.433.199 con share del 47,72 per cento. Quel che è successo è stato però un cambiamento abbastanza spinto nella composizione degli aficionados, con crescita nella fascia d’età 15-19 (+6 punti di share a 61,8%) e nei 20-24enni (+2 punti a 60,9% di share). Forti i cali invece nelle fasce 55-64 (-9 punti); 45-54 (-8 punti) e over 65 (- 7 punti a 50,59% di share).


